Twilight, Edward version.


Capitolo 1: Prefazione.
In cent'anni di vita non sapevo cosa volesse dire amare davvero una persona, appartenerle.  Ma poi è arrivata Lei, e la mia vita è cambiata, completamente.
Soprattutto non avrei mai immaginato di innamorarmi di un'umana.
Il leone che s'innamora dell'agnello. Assurdo. Ma vero.


Capitolo 2: L'inizio.

Era il 1918. Ero stato colpito all'età di diciassett'anni da un'ondata di Spagnola, ormai non mi restava molto da vivere. O forse si. 

I miei genitori purtroppo non ce la fecero, nonostante i tanti dottori che avevano provato a curarli.  Quello che seguì di più la nostra famiglia era il dottor Cullen.

Un uomo molto affascinante sulla trentina, con degli occhi color topazio e dei capelli dorati.

Mia madre si fidava ciecamente di lui e quindi quando era sul punto di morire, visto che per lei non c'era più un briciolo di speranza, gli chiese di salvare almeno me, in qualunque modo.

Sembrava sapesse qualcosa che il dottor Carlisle teneva nascosto, una seconda verità.  Mantenne la promessa.  Proprio quando ero sul punto di morire mi calmò sussurrandomi alcune parole all'orecchio per calmarmi e mi morse alla gola.  Da lì provai un dolore assurdo, fiamme, come se il mio corpo stesse bruciando.  

Dopo qualche giorno la trasformazione ormai era avvenuta: ero diventato un vampiro.  I miei occhi verdi ormai erano diventati rossi, e nella mia gola ardeva un fuoco, un fuoco che poteva essere spento solo bevendo sangue.  Ero diventato un mostro.  

Carlisle mi "adottò", ero il primo che lui trasformò, assolutamente non sapeva nemmeno lui come aveva fatto. Adesso non si sentiva più solo.  Diventai uno dei suoi figli, il primo, quello a cui teneva di più.

Col tempo mi iniziai ad abituare, non andavo a caccia di umani ma piuttosto di animali. Carlisle dice che noi siamo un clan "vegetariano", innocuo.

Mi abituai a stare in mezzo alla gente, certo, la tentazione c'era sempre, ma non ero tanto attratto dal sangue umano (tranne in certi casi), i miei occhi mano a mano mi si schiarirono fino a diventare oro, come quelli del mio padre adottivo. 

Intanto che gli anni passavano, si aggiunsero altri membri alla mia famiglia, li trasformò quasi tutti Carlisle, tranne Alice e Jasper, che ci trovarono.

Esme, è la compagna di Carlisle, lui sentiva il bisogno di trovare qualcuno da amare e che avrebbe saputo accettarlo, nonostante la sua natura.  E quando vide che anche lei era in punto di morte la trasformò. Stessa cosa fece con Emmett e Rosalie. 

Io iniziavo anche a sfruttare le mie capacità, come quella di corridore (sono il più veloce della mia famiglia), e il fatto che riesco a leggere i pensieri della gente.  Conobbi anche altri clan e altri vampiri, alcuni benigni come noi, altri invece non abituati a presenze umane.  Quello a cui siamo più legati è quello di Denali, sono uguali a noi, vegetariani e bellissimi. Tanya, Kate, Irina, Carmen e Eleazar.

E poi invece c'era un altro clan italiano, benigno, il più antico di tutti: i Volturi. Loro hanno il compito di uccidere i vampiri che violino i patti o le poche leggi che abbiamo, sennò sono innocui.  Carlisle ci lavorò per qualche decennio, prima di iniziare a fare il medico.

Un altro problemino che abbiamo noi vampiri è quello di non poter stare sotto la luce del sole. Iniziamo a brillare e diamo troppo nell'occhio. 

Possiamo farlo solo se siamo da soli, se qualche umano invece ci vede, siamo condannati a morte dai Volturi. E' una delle leggi infrangibili.

Per un umano uccidersi è semplice, basta il fuoco, sostanze dannose... per noi invece è più complicato di quanto sembri.

Possiamo essere uccisi solo dai Volturi (solo sotto una valida accusa) o dai Licantropi, degli uomini-lupo. E poi dopo averci fatto a pezzi, per evitare che ci ricomponiamo, bisogna dar fuoco ai resti.

Noi Cullen abbiamo un patto con questi licantropi, a Forks c'è un piccolo loro clan. Non dobbiamo cacciare nelle loro terre o ci uccideranno.  Entrambi lo rispettiamo e non oltrepassiamo mai il limite.   E' considerato un giuramento sacro.

Ormai sono abituato a tutto, non dò nell'occhio, cerco di essere più umano possibile. Purtroppo dovrò rimanere per sempre diciassettenne, il mio corpo non cambia.  Per questo ogni tanto siamo costretti io e la mia famiglia a trasferirci altrove, per non far insospettire la gente della nostra eterna giovinezza.

Pensare che io all'inizio mi ero pure ribellato a Carlisle, me n'ero andato di casa, non accettando ciò che ero diventato.  Ho voluto provare l'ebbrezza di assaggiare sangue umano, in quel tempo i miei occhi infatti erano tornati rossi, però tendevo ad uccidere solo persone che facevano del male ad altra gente, per esempio stupratori e assassini. Sentivo cosa pensavano, sia prima che quando mi vedevano, vedevo nei loro occhi la bestia che ero.

Tutti mi hanno provato a convincere che ho salvato molte più vite di quante ne abbia uccise, ma ancora adesso non ne sono molto sicuro.

Viviamo qui a Forks ora, un luogo piovoso, dove il sole non c'è quasi mai.

Andava tutto bene, regolare come al solito, quando...

Capitolo 3: La ragazza nuova.
...Quando Alice irruppe nella mia camera. Mi stavo rilassando vedendo un pò di tv, ma c'è sempre qualcuno che deve rompere...
- Edward!! Ho avuto una visione!! -  esclamò lei entusiasta
- Cosa hai visto? è qualcosa di brutto?-  chiesi, incuriosito.
- Brutto non direi... è una visione diversa, strana... come se qualcuno stesse venendo qui, ed entrasse nella nostra vita all'improvviso e ci rimanesse... non sò dirti con esattezza.. però ha qualcosa a che fare con te.-  disse, un pò pensierosa.
- Fammi capire: una persona che si legherà per sempre alla nostra famiglia, e specialmente... a ME?-  le chiesi, alzando un sopracciglio.
- in teoria si... in pratica non lo so Edward. E' una ragazza, molto carina. Pare che a momenti si trasferisca qui a Forks. Ah, è umana.-
Bene. E' umana.  Ci mancava solo questa!
- e che cosa c'entro io?-  sbottai.
- proverai un'attrazione speciale... e non per il suo odore, per altro -  mi disse. 
Ci rimasi di stucco. Io, vampiro, mi sarei presto innamorato di un'umana? Noo... impossibile... ma come?
- Va bene Alice, grazie per avermelo detto. Starò ATTENTO -  le dissi e lei uscì a velocità lampo dalla stanza. 
Non potevo innamorarmi di un'umana. Prima o poi poteva finir male.  Schivo tutte le ragazze che mi vengono dietro a scuola per evitare tragedie. Si, le sarei stato alla larga. Non potevo esporla ad un rischio tanto grosso, chiunque essa sia.
In effetti, ora che ci ripenso, da giorni a scuola la gente pensava sempre ad una ragazza nuova,carina, sembra che sia la figlia del capo Swan, il poliziotto di Forks. Una ragazza che doveva arrivare a momenti nella nostra cittadina e che si era iscritta al nostro liceo. Che coincidenza... anche la ragazza che aveva visto Alice doveva venire a Forks. 
Dopo rapidi calcoli arrivai alla conclusione che si trattava della stessa persona, la figlia del capo.  Interessante.  
L'idea mi attraeva ma ero anche preoccupato.
La mattina dopo mi preparai per andare a scuola, tutta la notte avevo pensato a questa strana storia.
Quando arrivai non notai niente di strano, tranne che girava voce che oggi arrivasse la ragazza. Alcuni ragazzi già se la immaginavano alta, occhi azzurri e capelli sul biondo. 
Non la vidi, piuttosto andai diretto alla mia classe, e con poco interesse seguii la lezione. 
Ero concentrato sui pensieri delle persone che erano nella mia aula. Era arrivata. Si chiama Isabella. 
I maschi pensavano fosse una bella ragazza "da prendere al volo", come per fare una competizione, chi riusciva a ricavare per primo un appuntamento con lei vinceva. 
Le ragazze invece la pensavano diversamente. Alcune vedevano in lei una brava ragazza, carina e riservata. L'amica perfetta.  Altre invece facevano a gara a trovarle difetti, con scarsi risultati a quanto pare.
Ebbi l'occasione di vederla per la prima volta a mensa. E ne rimasi incantato. 
Stava al tavolo con quel cretino di Mike Newton che già si faceva strane fantasie,Eric,Angela Weber e Jessica Stanley.  Chiaccheravano animatamente, poi quando videro entrare me con i miei fratelli iniziarono a parlare di noi. Mi permisi di origliare, facendo finta di niente.
- chi sono loro? -  chiese Isabella, Bella per gli amici, rivolgendo lo sguardo verso noi.  Wow, era davvero bella. Immensamente semplice... Mentre anch'io ero immerso nei miei pensieri mi accorsi che non riuscivo a leggerle nel pensiero. Ma come? Rimasi impressionato. Sentivo i pensieri di tutti nella mensa tranne i suoi.
Provai a concentrarmi solo su lei, per vedere se la situazione cambiava. Niente.
- Sono i Cullen.-  rispose intanto Angela.
- sono...bellissimi -  disse timidamente Bella. Feci un sorrisetto. Pare che lo aveva notato.  Intanto Alice era presa tanto quanto me ad ascoltare, e ogni tanto mi sorrideva, con aria un pò preoccupata. Facevamo finta di confabulare, per non farci notare troppo
- Sono i figli adottivi del dottor Cullen e sua moglie. Alcuni di loro stanno insieme.- disse Jessica
- strano vero? vivono nella stessa famiglia e sono accoppiati fra di loro! -  sbottò Angela.
- non è strano, sono ADOTTATI, possono farlo. Comunque dicevo: quello più robusto si chiama Emmett e la bionda che sembra uscita da un film è la sua ragazza, Rosalie -   continuò Jessica  - Mentre quella bassetta è Alice,è un pò strana ma è davvero tanto carina. Il suo ragazzo è quello che le sta vicino, Jasper, è un pò inqueitante.-
- mm..-  mugugnò Bella. - e lui invece chi è? -  chiese, incuriosita.
Si riferiva a me. Io e la mia famiglia intanto ridevamo per le nostre descrizioni. Intanto io continuavo ad ascoltare. Mi accorsi, anche vedendo come mi guardavano i miei fratelli, che i miei occhi si stavano scurendo. Brutto segno. Avevo sete. E mai così tanto ho desiderato del sangue umano. Ero attratto da Bella, sia emotivamente che per il suo odore. Decisi allora di starle alla larga. Non potevo rischiare di farle del male.
- Lui? E' Edward, l'unico non impegnato della famiglia, anche il più figo.-  disse Jessica, e a me scappò un sorrisetto, nonostante fossi seriamente preoccupato.
- comunque è tempo perso provarci con lui, non esce con nessuna! -  disse Jessica con un pò d'amarezza.
- ti fissa - disse Angela a Bella.
Lei si girò automaticamente verso di me, ci fissammo per un secondo e poi mi voltai dall'altra parte, distogliendo lo sguardo. Sentii un colpo al cuore. Cupido aveva scagliato la sua freccia. Mi aveva colpito in pieno. 
Alice vide che ero pensieroso, e disse  - Ma cosa ti succede? Vedo amore, sete e preoccupazione nei tuoi occhi. Siamo andati a caccia l'altro ieri, non ti è bastato? -   mi disse, preoccupata nel vedermi così.
Io fissavo intensamente una crepa quasi invisibile per gli umani, ma visibilissima per me, quasi non badavo alle sue parole.
- Alice, non ho voglia di parlarne -. Mi alzai di scatto e uscii dalla mensa, andando nella mia aula. Avevo biologia. Occupai il primo banco, presi il libro e  aspettai che il professor Banner iniziasse la sua spiegazione. In quel momento vidi Bella entrare in classe. Il suo odore delizioso mi arrivò subito. E come se non bastasse il professore la fece sedere nel banco con me.
Bene ora ero davvero nei guai. Mi tappai naso e bocca e mi misi nell'angolo della sedia il più lontano possibile da lei, a pugni stretti. L'impulso di assaggiare il suo sangue era fortissimo. 
"Devi resistere solo per un'ora Ed" mi ripetevo per calmarmi.  Intanto però mi sentivo anche in colpa perchè vedevo Bella guardarmi strano, come irritata dalla mia reazione eccessiva, come se puzzasse. Mi ignorò, ogni tanto mi guardava per controllare. 
Ero a disagio, non volevo che lei si spaventasse, ma alla fine, se ci penso, sono io il mostro.  Deve aver paura di un vampiro.
Al suono della campanella sfrecciai lungo il corridoio, raggiungendo in fretta e furia la direzione.  Non potevo esporla ad un pericolo del genere, e anch'io non avrei saputo resistere a lungo. Perciò decisi di farmi cambiare orario.
Mi avvicinai al bancone.  - scusi è possibile fare un cambio con un altro corso il lunedì all'ultima ora? -
- Mi dispiace signor Cullen, non possiamo cambiare gli orari. Le aule sono tutte piene -   mi rispose la signora gentilmente.
- proprio non si può fare niente? -  dissi io, irritato.  In quel momento spuntò Bella, che doveva parlare col preside.
- gliel'ho già detto, mi dispiace.-  mi rispose la signora
- non fa niente - dissi seccato, e me ne andai, guardando Bella forse fulminandola in modo eccessivo. Vidi che c'era rimasta male per la mia reazione.
Stavo per tornare indietro quasi per consolarla. Ma invece estrassi il cellulare dalla tasca e chiamai Carlisle.  Rispose al primo squillo.
- Edward -
- Carlisle, parto per una settimana, vado a Denali. Mi devo riposare. Non preoccuparti, ti chiamo quando sono da Tanya.-
- D'accordo. Tutto a posto? Attento a non fare stupidaggini.-  e riattaccò.
Io presi la macchina e sfrecciai in direzione dell'areoporto.

 Capitolo 4: Denali.
Arrivato a Denali ero combattuto e confuso.  Avevo fatto certamente la cosa giusta, ma ero pentito per aver lasciato quella povera ragazza così. E per non aver dato una minima spiegazione ai miei fratelli. 
Avevo deciso di isolarmi, almeno per una settimana, di darmi una calmata.  
L'unico posto oltre casa mia dove potevo sentirmi a mio agio e un vampiro, era a casa della mia amica Tanya, una vampira anche lei con uno stile di vita "vegetariano", carina ma non per i miei standard. Lei è innamorata di me, ma sa bene che non è quella giusta.  
Come amica però è ottima
Anche per questo ho deciso di tornare qui. Per starmene un pò per i fatti miei, ma con qualcuno con cui parlare. Qualcuno che mi capisce, o almeno ci prova.
Ragionare, questo dovevo fare. 
Dopo quella maledetta ora di biologia tutto è cambiato.  Per prima cosa ho dubitato della mia abilità, se così si può chiamare, di affrontare le situazioni sempre a testa alta.  E poi, da quel giorno non mi tolgo dalla mente quel viso, quegli occhi color cioccolato.
Sapevo che potevo starle lontano se volevo. Non l'avrei uccisa o fatta soffrire.
Da una parte pensavo che questa fosse la cosa giusta da fare, mentre dall'altra pensavo intanto che invece con un pò di allenamento, sarei riuscito a controllarmi. 
C'è riuscito Jasper che è il vampiro più giovane fra noi Cullen, non ci posso riuscire io? Ogni tanto anche lui pensa a come sarebbe assaggiare alcune persone nella mensa. Ma poi grazie ai miei calci e alle parole confortanti di Alice smette di pensarci. 
Prima di prendere l'aereo chiamai a Tanya, avvisandola che sarei andato a passare una settimana li.  Fin da subito è stata contenta della mia decisione, evidentemente mettendosi altre idee in testa. Anche se era consapevole che le sfuggiva qualche cosa.
Appena arrivato Tanya mi abbracciò, Irina e Kate si limitarono solo a salutarmi.  Avevano capito che non avevo molta voglia di divertirmi.
"Non ci posso credere, sei tornato!! Hai cambiato idea!" pensò entusiasta Tanya.
-Tanya, non farti illusioni: non sono qui per questo.- le risposi io seccato, sperando che controllasse i suoi pensieri.
-Va bene, va bene, scusa!!- mi rispose un pò offesa dalla mia reazione
-Tanya, non è per te, anzi, grazie per l'accoglienza a tutte voi. Ma ho bisogno di star da solo.- dissi, sperando mi capisse.
-Va bene.- disse. "Se vuoi parlare fammi un fischio", pensò, facendomi l'occhiolino. 
In quella settimana mi isolai completamente. Passavo da una stanza ad un'altra, dalla veranda al giardino, mettendomi comodo a pensare sotto gli sguardi preoccupati delle tre sorelle.
Eleazar e Carmen quella settimana invece non c'erano. Erano andati a farsi un viaggio a Rio de Janeiro, li dove abbiamo un'altra delle nostre case in comune.  Con lui mi avrebbe fatto bene parlare.
Tanya continuava a mandarmi messaggi col pensiero, per esempio "perchè non parli?", oppure "ti sto mettendo in soggezione?".
Cercavo di ignorarla.
Provavo a concentrarmi sul paesaggio innevato che avevo davanti. Ma niente, non ci riuscivo. Vedevo in primo piano, come se fosse con me il volto di Bella Swan, i suoi occhi pieni di curiosità.  Anche se l'avevo vista per una sola giornata mi era bastato per non farmela dimenticare più. 
Era una sensazione piacevole da una parte, frustrante dall'altra.
A quel punto sentii che si stava avvicinando Tanya grazie ai suoi pensieri. Aveva deciso di parlarmi. Ormai dovevo affrontarla, non c'era niente da fare. 
Prima di parlare mi iniziò a tirare qualche palla di neve, così, per smuovermi un pò. Stetti al gioco, anch'io le tirai qualche palla.
"Edward è tornato fra noi?" disse col pensiero.  Le sorrisi.
-Oh, finalmente! Non sopportavo più questa situazione!- esclamò lei. Non era del tutto felice. Voleva parlarmi di NOI e del motivo per il quale io ero li
-Tanya parla per favore. Hai un casino di pensieri nella testa, non riesco a capire cosa c'è.- dissi, tagliando corto.
-Puoi anche non frugare nei miei pensieri se pensi che non siano sopportabili.- disse acida. -Comunque si, volevo parlarti.- intanto pensava a ciò che voleva dirmi. Io in attesa pensavo alle risposte da darle.
-Quindi... tu non sei venuto qui perchè hai cambiato idea su noi due.- disse con un pò di amarezza.
-No Tanya, mi dispiace, sai come la penso.-
-Bene... e sicuramente non puoi nemmeno dirmi cosa ti ha spinto a venire fino a Denali.-
La guardai negli occhi, poi le dissi dolcemente: -Mi dispiace aver deluso le tue aspettative su noi... su tutto.- le dissi, consolandola -e anche la faccenda in cui mi sono infilato non è molto semplice.-
Sorrise. -Romeo, hai trovato la tua Giulietta?-
Risi. -Pare proprio di si.-
-Ma...?- disse, tagliando corto. Adesso avevo paura di ferirla. Secondo lei noi eravamo destinati a stare insieme.
-Ma... non ho voglia di parlarne. Ti prometto che quando supererò questo momento di crisi ti chiamerò e ti racconterò tutto.  Sò che a te dispiace, ma sai bene che io non sarei capace di amarti come vuoi tu. E poi hai tanti di quei ragazzi che ti vengono dietro, quegli umani... ti fanno tanti di quei complimenti... loro si che ti fanno sentire sempre bella. Io invece sai che ti vedo con altri occhi, quelli di un vampiro. Non che tu non sia attarente, sia chiaro. Ma non sei quella giusta. Punto. Scusami tanto.- dissi, provandole a spiegare ciò che provavo.
-Va bene, capisco. Devi andare da lei. Subito. Sò bene che tu le situazioni le affronti sempre a testa alta, sicuramente affronterai anche questa.- disse, un pò a malincuore, ma era sincera. Anche i suoi pensieri. Ci abbracciammo.
-Grazie Tanya.-. Sciolse l'abbraccio.
-Vado a caccia. Suppongo che al mio ritorno non ci sarai.- disse. Sperava di non rivedermi. Il dispiacere c'era e si vedeva.
Io ero abbastanza in forze per tornare a Forks, una settimana era passata. Dovevo vedere Bella. Alice sicuramente già aveva visto la mia decisione. 
-Suppongo di no. Ho appena prenotato i biglietti. Parto fra due ore.- dissi, sperando di farla addolcire di nuovo.
-Bene Edward... alla prossima allora. E saluta Carlisle.- disse, sforzandosi di sorridere.
-Ciao Tanya e grazie per la sopportazione.- Mi fece ciao con la mano e si confuse con gli alberi che ci circondavano, correva tanto velocemente che non lasciò nemmeno impronte.
Io andai dentro a salutare anche le altre, che felici di rivedermi sorridere mi abbracciarono.
-Stammi bene!- esclamò Kate
-Torna ogni tanto- disse Irina
-Grazie per l'ospitalità ragazze, e scusatevi da parte mia con Tanya.-
-Non preoccuparti Edward.-
Mi avviai verso il garage dove avevo posteggiato la macchina noleggiata all'areoporto, una Volvo molto simile a quella che ho a Forks.
"Sono pronto, vedrai che non succederà niente di brutto, la tua vita sarà più felice appena ci parlerai" mi ripetevo a mente per rassicurarmi.  
Parcheggiai l'auto nell'apposito parcheggio e pagai per il noleggio.  In attesa che partisse l'aereo accesi il cellulare, che avevo spento appena lasciata Forks,e trovai subito il messaggio di Alice: "Ti stiamo aspettando con ansia. Muoviti a tornare" con la faccina felice alla fine. Mi misi a ridere.

Capitolo 5: Lei.
Tornato a Forks mi aspettavano tutti i miei fratelli a casa, contenti di rivedermi. Carlisle ed Esme si erano tranquillizzati, non sapevano cosa mi passasse per la testa e perchè me n'ero andato. Alice aveva spiegato un pò come stavano le cose, ma volevano sentirlo da me.
Tutta la notte chiaccherammo animatamente su questa storia, intanto Alice provava a scrutare il futuro per vedere cosa sarebbe successo il giorno dopo. Continuava a ripetermi che sarebbe andato tutto bene, anche se, in verità, anche lei non ne era del tutto certa. 
La mente può decidere cose all'istante, a volte le decisioni non fa nemmeno in tempo a vederle.
Ma ormai avevo deciso che una settimana mi era bastata per riordinare le idee, capire cosa dovevo e volevo fare. 
Volevo rivedere Bella Swan. 
A Denali ero andato spesso a caccia, adesso il mio corpo era pieno di sangue, sarei rimasto sazio per più di un mese. Quindi ero preparato anche a starle abbastanza vicino.
Un'altra cosa che avevo deciso di fare era di non respirare, noi vampiri possiamo restare in apnea per lungo tempo, perchè sapevo bene che il suo odore mi avrebbe preso alla gola e tentato ancora di più.
La mattina mi cambiai ed andai in garage a prendere la macchina. Scesero anche i miei fratelli con me.
-Andrà tutto bene, fidati.- sussurrò Alice.
La notte ero stato talmente immerso nei miei pensieri che non mi sono nemmeno accorto che aveva nevicato.  Il parcheggio della scuola era tutto bianco, i ragazzi già facevano a palle di neve.
Io intanto scrutavo fra i volti, le parole e i pensieri della gente per vedere se Bella era arrivata. 
Niente da fare.
-Tranquillo, la incontreremo a mensa- disse Alice, come se mi avesse letto nel pensiero. 
Intanto Emmett ci bombardava di palle di neve ed anche noi ci lasciammo andare al divertimento.  Seguii con poca attenzione le lezioni, ero in ansia.
Possibile che ero ansioso di vedere una comunissima ragazza che avevo visto solo una volta? Possibile che mi era rimasto così impresso il suo volto?
Poi arrivò l'ora X. Mi incontrai con Emmett e Jasper fuori dalla mensa, volevano fare un altro pò a palle di neve. Meglio, almeno mi distraevo un pò.
Rosalie ed Alice invece si erano già avviate, stavano prendendo il loro vassoio con qualcosa da mangiare, che tanto poi avrebbero buttato prima di tornare a lezione.
Dopo un pochino le seguimmo, pieni di neve sui capelli.  Ci mettemmo al nostro tavolo come al solito, ed io, facendo finta di mangiare un pezzo di pizza che poi sputavo nel tovagliolo, scrutavo ogni minimo pensiero e mi guardavo intorno, in cerca del suo viso.
Allora provai anche a vedere se Bella aveva parlato del mio comportamento brusco con qualcuno. Niente. Meglio così.
Cos'era cambiato dal primo giorno che era arrivata? Che ormai non era più al centro dell'attenzione, almeno non tanto come prima, i ragazzi le continuavano ad andare dietro e qualcuno si faceva già strani pensieri. 
"Sta arrivando, preparati" pensò Alice guardandomi.
Mentre provavo a fare una faccia divertita e rilassata vidi Alice aprire la sua mano dove c'erano tre palle di neve, che naturalmente non si erano sciolte per via della sua pelle gelata, e le tirò in testa a me, Jasper e Emmett. Eravamo stati colti di sorpresa, intanto lei se la rideva con Rosalie.
In quel momento però capì che era arrivata Lei. Sentivo i pensieri della gente e di Mike Newton (possibile che le andasse dietro come un cagnolino?). 
Non la guardai, almeno non in quel momento. Emmett per vendicarsi iniziò a scuotere la testa, facendo quindi una pioggerella fina fina, schizzando a Rosalie ed Alice. Tutti ridevamo come matti.  Intanto vedevo nella mente di Alice come aveva orchestrato questo momento, proprio perchè sapeva che Bella ci avrebbe visti ridere e giocare come normalissimi umani.
"e ti pare che non guarda i Cullen" pensò una persona, dopo essermi girato a guardare, riconobbi che era Newton. Si era già seduto al tavolo insieme alla sua combriccola, ed insieme a loro c'era anche lei. I miei occhi incrociarono il suo sguardo penetrante e ricco di misteri.
Provai a vedere se riuscivo a leggerle nel pensiero, ma invece come l'altra volta, non sentii niente. Mi concentrai sempre di più, non era possibile che il mio udito mi facesse questi scherzi. Niente di niente. Iniziavo ad irritarmi e a diventare sempre più curioso.
-Edward Cullen ti sta fissando.- disse Jessica all'orecchio di Bella, facendo una risatina. 
-Non sembra arrabbiato, vero?- le chiese lei
Uh, bene, quindi aveva notato la reazione che avevo avuto la scorsa settimana. Che figura di merda.
Jessica intanto mi guardava per vedere se c'era traccia di arrabbiatura sul mio volto. Cercai di rimanere il più normale possibile.
-No... dovrebbe esserlo?- rispose Jessica
-Penso di non piacergli- sussurrò Bella.  In verità era tutto il contrario.
-Ai Cullen non piace nessuno- disse Jessica -Beh, non fanno proprio granchè caso agli altri per considerarli.-  
Che bella impressione che davamo... eravamo considerati asociali.  Ma non potevamo permetterci il lusso di perdere le staffe qui.
-comunque lui continua a fissarti- continuò.
-e tu non lo guardare!- disse Bella, che stava iniziando ad irritarsi. Penso.
Jessica ridacchiò e spostò lo sguardo altrove.
La ragazza non mi guardò per tutta la durata del pranzo, col busto era girata dalla mia parte, ma guardava sorseggiando soda chi le stava parlando, come se non avesse il coraggio di voltarsi.
Quando la pausa pranzo finì, io ed i miei fratelli rimanemmo al nostro posto, in attesa che gli umani si recassero nelle loro classi, in modo che potevamo buttare i cibi che avevamo nel vassoio o che avevamo nascosto.  Intanto cercai di memorizzare il suono dei suoi passi in mezzo a quello della folla.
Infine i miei fratelli si alzarono e aspettarono prima di andare per vedere cosa avrei fatto.  Sarei andato alla lezione di biologia, mettendomi seduto vicino a lei con la tentazione di azzannarla o me ne sarei tornato a casa?
Ma la risposta era chiara: era ovvio che sarei andato a lezione, avrei rischiato, ma mi sarei comportato bene. Volevo affrontare la situazione a testa alta, come sempre.
-allora Ed, che fai?- mi chiese Rosalie, in attesa che parlassi.
-secondo me oggi hai già sopportato abbastanza. Tornatene a casa e provi domani.- disse Jasper.  A dir la verità non ero stato disturbato dal suo odore, era lontana da me, all'altro lato della mensa, e poi quando per caso arrivava, sapevo controllarmi. Sapevo che però adesso sarebbe stata più complicata la faccenda.
-al limite uccide un'umana, una in più, una in meno, che cambia?- disse Emmett e Rosalie gli diede uno schiaffo sulla nuca per rimproverarlo.
-Io...- non riuscivo a dire altro
-Ce la farai... la tua mente è a posto.- mi rassicurò Alice, già sapeva che io sarei andato.
-Ok, allora io mi avvio. Voglio provarci.- dissi, li salutai, e loro col pensiero mi augurarono buona fortuna.  Ne avrei avuto bisogno.
Prima di entrare nell'aula feci un respiro profondo e lo trattenni, entrando. 
Lei era già seduta nel nostro tavolo. Mi feci coraggio e mi misi seduto vicino a lei, facendo un pò di rumore con la sedia, come fanno tutti gli umani. 
Non mi guardò. Allora presi l'iniziativa, dovevo darle un'impressione diversa da quella che le avevo dato la volta precedente.
-Ciao.- le dissi con voce calma e sorridendo, attento a non scoprire i denti aguzzi.
Lei si voltò incredula verso di me, gli occhi pieni di domande silenziose. Quello sguardo che mi aveva oscurato la vista a Denali, eccolo.  Aveva degli occhi stranamente profondi, e mi resi conto che l'odio che avevo avuto nei suoi confronti anche solo perchè esistesse, la settimana precedente, era svanito. 
Lei iniziò ad arrossire, in silenzio.
Io intanto guardai i suoi occhi misteriosi di quel color ciocccolato intenso, e cercavo di ignorare l'appetitoso colore della sua pelle. Menomale che non stavo respirando. -Mi chiamo Edward Cullen- continuai, anche se sapevo che mi conosceva già, era solo un buon modo per iniziare, - Non ho avuto l'occasione di presentarmi la scorsa settimana. Tu devi essere Bella Swan-
Sembrava confusa. - Co..come fai a conoscere il mio nome?- disse con voce tremante.
Forse l'avevo spaventata. Ops. Rimediai facendo una piccola risata, per farla sentire a suo agio.  -Ehm... lo sanno tutti come ti chiami. Ti sei accorta anche tu che sei al centro dell'attenzione in questi giorni, tutta Forks ti stava aspettando.- dissi, provando a chiarirmi.
-No... intendevo, come mai che mi hai chiamato Bella..-
-preferisci che ti chiami Isabella?- chiesi, non capendo dove voleva arrivare.
-no no, Bella mi piace!- rispose spedita  -Ma mio padre quando parla di me penso che mi chiami Isabella: tutti mi conoscono con quel nome.-
-ah- dissi e guardai altrove. Adesso capivo. Dovevo chiamarla come l'avevano chiamata tutti il primo giorno, Isabella, non come si faceva chiamare. Visto che lei non sapeva che io per tutto questo tempo avevo origliato nelle teste dei suoi amici...  per lei era come se non ci conoscessimo. Cavolo si era accorta subito dell'errore che avevo fatto.  Dovrò stare più attento da ora in poi.
Però adesso il mio problema era un altro: ero rimasto senza aria. Dovevo respirare. Come potevo fare per non farla insospettire? 
Mi girai dall'altro lato e facendo finta di guardare fuori dalla finestra presi fiato con la bocca.  
Ahi. Era molto doloroso, avevo di nuovo la gola in fiamme anche se avevo respirato appena. Il suo odore aveva invaso il mio corpo, tentandomi.  
Strinsi i denti e mi ricomposi.  
-Bene iniziamo ad analizzare.- disse Mr Banner.
-Prima le signore.- dissi dolcemente a Bella.  E di nuovo sfoderò la sua faccia stupita. Ed io non capivo se stavo facendo qualcosa di male. Non reagiva. -Oh, ehm, se vuoi comincio io.-
-No, non preoccuparti, faccio io.- disse, passando dal bianco pallido all'arrossire.
Le passai il microscopio con il vetrino. Dopo una breve esaminazione disse -Profase.- e fece per rimuovere il vetrino.
-Posso?- chiesi gentilmente facendo lo stupido errore di fermarle la mano per evitare che rimuovesse il vetrino. La sua pelle calda bruciò a contatto con la mia. Subito lei ritirò la mano.
-Scusami.- le dissi -Profase.- concordai e lo scrissi sul foglio di laboratorio. 
Chissà cosa stava pensando in quel momento, la mia mano a contatto con la sua doveva assomigliare ad un pezzo di ghiaccio.
Poi cambiai vetrino e guardai. -Anafase.- dissi
-Permetti?- mi chiese mentre aveva la mano allungata verso il microscopio.  
Guardò anche lei e fece di si con il capo. -Vetrino tre?- mi chiese e glielo porsi, senza toccarla. 
-Interfase.- disse, dopo avergli dato una lunga occhiata, e poi porgendomi il microscopio per farmi controllare. Così una parola per volta, finimmo per primi il lavoro. 
Mike era deconcentrato, faceva di tutto per non guardarci.  Da quando Bella era arrivata mi accorsi che Newton provava un certo odio per me. Sorrisi quando realizzai che il sentimento era ricambiato.
Era carina a suo modo. Il suo viso era interessante, non abbastanza simmetrico, mento stretto e guance ampie, c'era un contrasto chiaro scuro fra il suo viso ed i suoi capelli, e poi c'erano quegli occhi pieni di mistero.  Gli stessi occhi che mi stavano fissando.
- Porti le lenti a contatto?- mi chiese improvvisamente.
-No.- risposi, preso contropiede.
-Oh. Mi sembrava di aver visto qualcosa di diverso nei tuoi occhi.-
Evidentemente non ero l'unico curioso. Era ovvio che qualcosa di diverso c'era nei miei occhi. La prima volta erano neri come la pece perchè non cacciavo da tanto e il suo odore mi aveva tentato. Invece adesso ero preparato, avevo cacciato tutta la settimana e il mio corpo nuotava nel sangue. I miei occhi erano color oro.  Ecco, potevo risponderle di si se avessi capito subito la sua domanda.  Era stata la prima a notarlo, di solito gli altri guardano la bellezza della mia famiglia e si girano, imbarazzati.  Perchè lei era così attenta?
Mr Banner ci raggiunse e disse: -Edward perchènon hai fatto usare il microscopio anche ad Isabella?-
-Bella.- lo corressi -In verità lei ne ha identificati 3 su 5.-
-Avevi già fatto quest'esperimento?- le chiese scettico.
-non con radici di cipolla- rispose imbarazzata
-Embrioni di coregone.- disse lui e Bella annuì. -A Phoenix frequentavi lezioni del programma avanzato?-
-si.-
Era intelligente. Non mi sorprese.
-Bene, allora è il caso che voi lavoriate insieme.- ci disse, allontanandosi.
Bella sembrava felice. Anch'io lo ero.  
Decisi di rompere il ghiaccio e di parlare un pò, almeno per calmare la mia curiosità.
-Peccato che la neve si sia sciolta.- dissi.  Ne avevano parlato tutti, era l'argomento principale della giornata.
-Non direi.- mi rispose. Ovvio, veniva da una città calda, sicuramente il freddo non le piaceva. Come anche il mio tocco forse...
-Non ti piace il freddo, vero?- le dissi.
-In verità neanche l'umido.- aggiunse.
-Dev'essere difficile vivere a Forks per te.- 
-Non sai quanto!- rispose, lieta che qualcuno la capisse.
Le sue risposte mi coglievano sempre di sorpresa, mi facevano desiderare di fare ancora più domande.
-E allora com'è che ti sei trasferita?- le chiesi.
-E'... complicato-.  La mia curiosità si fece sempre più forte, la gola bruciava di meno e riuscivo a respirare meglio. Forse perchè stavamo diventando amici.
-Provaci, ti ascolto- le dissi, sorridendo.
-Mia madre si è risposata.-
-non mi pare così complicato... quando è successo?- chiesi
-A settembre-
-ah.. lui non ti piace, vero?- provai ad indovinare, ma come al solito mi sbagliavo.
-No,no, Phil è ok.  Forse un pò giovane, ma va bene.-
Non ci stavo capendo più niente. Era frustrante non poter sentire i suoi pensieri. Complica tutto.
-Perchè allora non sei rimasta con loro?-
-Phil viaggia molto, gioca a baseball, è un professionista.- sorridemmo entrambi.
-Lo conosco?- le chiesi, pensando a tutti i Phil del baseball.
-Probabilmente no, non è un bravo professionista. Cambia squadra di continuo.-
-E tua madre ti ha mandata qui per controllarlo.- Sembrava che con le congetture riuscissi a ricavare più informazioni. Era così.
-No, in verità sono stata io.- 
-Non capisco..- avevo una tal confusione in testa!
-All'inizio era rimasta con me, ma lui le mancava. Era infelice. Quindi ha deciso di trasferirsi ed io di passare un pò di tempo con mio padre.- 
-Ma ora sei infelice tu.- mormorai. -Non è giusto.-
-Ehi, la vita non è giusta.- mi disse sorridendo.
-Penso di averla già sentita.- esclamai facendole l'occhiolino.
-E questo è tutto.- disse, per terminare.
-Dai buona mostra di te. Scommetto che soffri molto più di quanto dai a vedere.- le dissi.  Lei mi ignorò. -mi sbaglio?- 
-perchè ti dovrebbe interessare?- mi disse, innervosita.  Ero diventato invadente. I dettagli della sua vita umana non mi dovevano interessare. La vidi distratta, a guardare da tutt'altra parte, come se mi ignorasse.
-Ti dò fastidio?- le chiesi.  Mi lanciò un'occhiata fugace e rispose: - No, sono io stessa a darmi fastidio. Sono così facile da leggere... mia madre dice che sono un libro aperto.-
Wow. Era arrabbiata perchè pensava che io la capissi troppo facilmente. Quando invece stavo facendo uno sforzo tremendo.  -Al contrario. Per me sei molto difficile da leggere.-
-allora devi essere un bravo lettore.- 
Cavolo. Iniziavo a provare qualcosa, sembrava attrazione, per lei. Eh no, non è possibile. E' troppo rischioso!
Finalmente suonò la campanella, uscii subito dall'aula, e di nuovo ero sembrato sgarbato. Mannaggia. 
Non andai a spagnolo e attesi in macchina la fine delle lezioni.  Volevo vederla uscire. Uscì dalla palestra e si avviò verso il suo pick up rosso sbiadito, quando mi vide arrossì un pò e mise subito in moto. Era talmente imbarazzata che quasi non urtò la Toyota Corolla che la precedeva. Mi scappò una risatina.
Quando fu andata via dal parcheggio anch'io mi avviai verso casa, felice di averla rivista e di non aver perso il controllo.

Capitolo 6: Esme.
 Appena finita scuola me ne tornai subito a casa.   Ero davvero felice.
Primo: avevo rivisto Bella,  secondo: il mio autocontrollo era stato più potente del solito, e terzo: nessuno era morto.
Con un solo giorno avevo fatto incredibili progressi.
Pensai allora che con un pò di allenamento ce l'avrei fatta, sarei riuscito a diventare suo amico, a non farle del male, a proteggerla.
Sapevo che potevo riuscirci.  Mano a mano anche il suo odotr mi avrebbe fatto un altro effetto, mi ci sarei abituato, come capita anche con gli altri umani.
Appena arrivato a casa trovai solo Esme, impegnata a guardare un album di vecchie foto, quelle di quando il nostro clan si era iniziato a formare fino ad arrivare a quelle recenti, scattate con i nostri cellulari.  Appena mi sentì alzò la testa e pensò "ora mi racconti tutto", con un sorriso quasi fiero stampato in faccia.
Ripensansoci, lei ieri sera non mi ha riempito di domande come invece hanno fatto gli altri.  Se n'era stata in disparte, facendo finta di leggere un libro, con la contentezza stampata in viso ed intenta ad origliare.
Ma voleva affrontare l'argomento da madre (anche se non genetica) a figlio.
Mi ero già preparato a questa cosa, quindi mi sedetti nel divano blu del salotto, accanto a lei.  L'abbracciai.
-Allora, dimmi un pò cos'è successo. Mi sei sparito all'improvviso, e poi oggi torni da scuola con un sorrisone che ti parte da un orecchio e finisce all'altro!-.  Era curiosa e ansiosa.  A giudicare dall'immagine che aveva creato nella sua mente avevo proprio la faccia di uno che si era preso una cotta.
-Che faccia da ebete che ho!- esclamai all'improvviso.
-No, hai la faccia di uno felice e fiero di se.  Adesso fammi capire il perchè però.-
-E va bene.  Domenica scorsa Alice mi ha detto di una sua strana visione, come se una ragazza entrasse a far parte della nostra vita, e avesse un rapporto speciale, molto,con me.  Soltanto che è umana.-
-Bel pericolo- borbottò -continua per favore.-
-dopo aver fatto qualche collegamento abbiamo capito che si trattava della figlia del capo Swan della polizia, che stava per arrivare a Forks.  Infatti lunedì si è presentata a scuola, era l'argomento principale di tutti i pensieri degli studenti.  In quel momento non feci caso al suo viso, almeno non più di tanto.  Ciò che mi attraeva di più era il suo odore, che mi prese in pieno la gola.-
-sembra buono ;) - disse facendomi l'occhiolino.
-è qualcosa di fantastico,e anche doloroso, più forte di quello degli altri umani.  Da li ho iniziato ad odiarla e a disprezzarla, il mio autocontrollo sembrava non funzionare più.  Come se non bastasse me la sono ritrovata al banco a biologia.-
-cavolo, dev'essere stata dura. Hai deciso di andartene dopo questo?- mi chiese, anche se sapeva già la storia.
Continuai a raccontarle di alcune sensazioni, emozioni... del tempo passato a Denali, risparmiandole però alcuni dettagli.
-Perchè eri così assetato?-
-non ero andato a caccia, pensavo bastasse ancora per qualche giorno.  Invece il suo odore ha peggiorato tutto.-
-mmm... ok, raccontami di oggi, voglio essere la prima a sentirlo! =) -
-wow mamma Esme quanto sei curiosa!- scherzai e lei mi fece un sorriso dolce.
-a Denali ho cacciao molto ed ho ragionato.  Questo mi ha permesso di affrontare la giornata di oggi con un briciolo di coraggio in più.  Non ho respirato quando le sono stato vicino e le ho parlato,  abbiamo fatto amicizia.  Mi sono comportato da umano.-
-Ah! Un bel passo avanti!  E... l'hai osservata? Com'è? -  Esme era curiosa tanto quanto lo ero stato io con Bella.
-Diciamo che il suo viso a Denali mi è apparso spesso, non mi ero accorto di avrelo memorizzato così bene.  E' carina a modo suo, lineamente imperfetti, carnagione pallida per una che viene da Phoenix, passa dall'arrossire allo sbiancare molto facilmente, è timida ma anche astuta ed intelligente.  Pensa si è accorta che i mei occhi avevano qualcosa di diverso.-
-Ops. Ha buon occhio.  Tu stai attento invece, sei già troppo preso, evita di farti uscire cose dalla bocca che possano essere contraddittorie, o non fare cose insensate.- mi avvertì - cavolo Ed, ti sei innamorato!- esclamò tutta felice.
-ehm, no, non tiriamo conclusioni affrettate Esme.  Attrazione, non è amore.-
-si si, va bè, lo dici tu questo.  Piuttosto va a parlare con i tuoi fratelli, penso che anche loro vogliono sapere.  Ah, un'altra cosa.- mi disse
-si?-
-sono contenta e fiera di te.-  Le sorrisi e uscii dalla stanza, non mi ero accorto che si era fatta notte, i miei fratelli erano nelle loro stanze, ero talmente preso dai miei pensieri e dalla conversazione che non mi ero accorto di niente.  Mi andai a mettere sul divano della mia camera, poi presi un dvd e me lo guardai.
 Strano che gli altri non erano venuti.  Alice evidentemente gli aveva detto di non disturbarmi.  Meglio così.
Ed eccola invece lei piombarmi nella stanza.  Si mise seduta sul morbido tappeto bianco al centro della camera, e mi fissava.
-Ciao Alice, non si bussa più?- dissi, con un tono monotono.
-ciao fratello, scusa se non ho bussato o pensato di chiderti il permesso di entrare. Ho bisogno di parlarti.-
-Alice, un'altra visione? Spiegamela, non capisco se è preoccupante o no.-. le leggevo nel pensiero e vedevo le immagini della visione che aveva appena avuto. I contorni erano confusi ed io non riuscivo a capirci niente.
-non mi pare preoccupante.  C'è un incidente anzi sembra una cosa simulata.  In mezzo ci siete tu e Bella...  Edward stai attento per favore, ho un brutto presentimento... non riesco a vedere cosa succede dopo, la tua mente evidentemente ci deve ancora pensare su..-
-quando e dove?- chiesi, in agitazione
-domattina, al parcheggio di scuola.-
Bene, di li a poco ci sarebbe stato un incidente e sicuramente io e Bella ne eravamo coinvolti.  Di colpo tutta la contentezza accumulata nella giornata di scuola svanì.  Dovevo andare a scuola, sennò mi sarei torturato, preoccupato e sentito in colpa per tutta la giornata.
"Da quando Bella è arrivata ci sono state solo complicazioni.  Forse è meglio starle lontani" disse la voce nella mia testa.  La scacciai subito, anche se era tutto vero.  Non potevo e non volevo starle lontano.  Mai, nemmeno per un secondo.  Non l'avrei più lasciata.
-Affronterò anche questa.- dissi ad Alice, lei mi lanciò un'occhiata preoccupata e lasciò la stanza, annuendo.
-Ah Alice- dissi, poco prima che uscisse
-si?-
-Grazie per aver spiegato tutto agli altri.  Non avevo voglia di subire interrogatori.-
-Lo so, non l'avrei fatto sennò.  Sono molto fiera di te, è stato proprio bello vedervi insieme!- mi disse con un sorrisetto, poi se ne tornò da Jasper.
Mi stesi sul divano, liberai la mente e caddi in uno di quelli che per gli umani si chiama "sonno".   Per noi è semplicemente una forma di yoga mentale.  Non dormiamo, ci rilassiamo.  E i minuti scorrono, veloci.
"Già, è stato bello vederci insieme.  Penso che questo si ripeterà molto spesso."  pensai, e sorrisi.

Capitolo 7: L'incidente.
Dopo la bella visita di Alice avevo passato tutta la notte preoccupandomi di ciò che doveva accadere. 
Stavo iniziando a dubitare dei suoi poteri da veggente, ultimamente mi stava dando solo notizie preoccupanti.
Possibile che un solo essere umano possa aver creato un tale scompiglio nellamia vita?  Da quando c'è Bella Swan a Forks me ne stanno capitando di tutti i colori. 
"Ma perchè non se ne torna a Phoenix e tutto torna com'era prima?" pensai, ma scacciai subito quel pensiero. Ormai era entrata nella mia vita, avrei fatto di tutto pur di non perderla o di proteggerla, sarei anche andato a riprendermela a Phoenix se fosse stato necessario mettendo una scusa. Fa già parte di me.
Quindi mi preparai al volo lo zaino per la scuola e uscii da casa.  Quando stavo per raggiungere la mia macchina parcheggiata sul vialetto mi accorsi che la neve rimasta dal giorno pri ma si era ghiacciata.  Misi subito gli pneumatici da neve alla Volvo e sfrecciai nella strada che portava a scuola.  
Ero in anticipo.  Avevo l'ansia a mille, volevo rivederla, assicurarmi che stesse bene. Intanto le parole e le visioni di Alice mi ritornavano in mente minacciose, come coltelli affilalati.
A quanto pare si trattava di un incidente d'auto, doveva accadere stamattina nel parcheggio della scuola.
Quando arrivai parcheggiai al solito posto e attesi l'arrivo di Bella appoggiato al cofano della macchina.  
Nel frattempo mi avevano raggiunto anche Alice e Jasper e dopo un pochino arrivarono anche Emmett e Rosalie.  Alice mi lanciava occhiate e pensieri preoccupati e Jasper provava a tenermi tranquillo.
"Bella sta arrivando. Fra una manciata di minuti arriverà anche un furgoncino blu" pensò Alice avvertendomi. Nonostante la presenza di Jasper che provava a modificare le mie emozioni, ero agitatissimo. 
In quel momento arrivò Bella.  Parcheggiò il suo pick up scolorito e malandato e scese. L'odore era misto fra pioggia e altro, quindi, per fortuna, non mi bruciò alla gola come sempre.
Quando i suoi occhi incontrarono i miei le sue guance si arrossarono un pò. Accennò un piccolo sorriso. Provai a ricambiarlo, ma a giudicare dalla sua espressione delusa, non avevo ottenuto buoni risultati.
"Adesso" pensò Alice e anch'io iniziai ad avvertire in lontananza un rumore di un furgoncino che sembrava stesse sbandando.
Lanciavo occhiate piene di terrore nella direzione da cui proveniva il furgoncino e a Bella, appoggiata al cassone del pick up.  
Iò furgoncino blu di Tyler appena entrato nel cortile della scuola, slittava pericolosamente sul ghiaccio. Vidi allora che si stava per schiantare proprio sul pick up di Bella, lei sarebbe rimasta schiacciata.  
Senza pensarci due volte mi guardai intorno e inspirai profondamente, trattenendo il respiro. Quando ero certo che non mi stesse vedendo nessuno cordi al fianco di Bella, la spinsi verso l'asfalto, attento però a non farle battere la testa e bloccai con una mano il furgoncino che ormai ci aveva raggiunti.
-stai giù.- ordinai a Bella. Lei mi guardò sbalordita ma eseguì ciò che le avevo detto.
Io diedi una spinta con la mano al furgoncino di Tyler, spostandolo.  Un gesto molto ma molto vampiresco. Bella era ancora più stupita.
La mia mano col mio braccio avevano lasciato un'ammaccatura bella fonda nella carrozzeria dell'auto, erano affondate come se fosse plastilina o qualcosa di semplice da modellare.
-Tutto a posto Bella?- le chiesi, sollevandola dall'asfalto
-sto bene.- rispose, il suo tono di voce era strano.
-Hai preso una bella botta alla testa.- dissi.  Lei rispose con un mugolio di dolore.
-Ma come diavolo... come hai fatto ad arrivare così velocemente?- mi chiese. Cavolo, aveva notato il mio gesto folle. Ed ora?
-ero qui accanto a te, Bella.-
-no, tu eri accanto alla tua macchina e poi all'improvviso mi sei piombato addosso.-
-Bella, fidati. Ero qui. Ti ho salvata. Senti, rimani ferma qui, ora ti verranno a prendere.- dissi. Non sapevo più come uscirne. Dovevo svignarmela il prima possibile, nessuno mi aveva visto, ma poteva risultare sospetto che io tutto ad un tratto ero coinvolto nell'incidente, quando invece tutti mi avevano visto accanto alla mia auto.
Oltre alle voci dei soccorsi che stavano arrivando, sentivo anche i pensieri di Emmett e Rosalie, mi lanciavano imprecazioni.  Quella corsa aveva messo a rischio tutta la nostra specie.  Insomma, se mi avesse visto qualcuno come me la sarei cavata? Non è da umani correre in quel modo. 
Per non parlare poi dei Volturi. Involontariamente avevo violato una delle nostre leggi principali: non commettere cose di questo genere davanti a umani. Menomale che non mi aveva visto nessuno.
Bella interruppe i miei pensieri: -Mi prometti che dopo mi racconterai tutto?-.  Oh cazzarola in che guaio mi ero cacciato! Se le rispondevo di no lei avrebbe avuto sospetti e  mi avrebbe tormentato fino a che non gliel'avrei detto, se le rispondevo di si ero nella merda io e potevo risultare non credibile. Non sapevo che fare.  
-Va bene.- puntai sull'improvvisazione. Avrei trovato una scusa o un modo per spiegarle la cosa nel modo più credibile possibile.
Anche stavolta mi guardai attorno, attento a non farmi vedere e mi allontanai. Ci vollero ben due insegnanti e tre infermieri per spostare il furgoncino in modo che passassero le barelle. Arrivarono le ambulanze dove caricarono Tyler e Bella (avevo detto che aveva sbattuto la testa, quindi l'hanno praticamente costretta a salire), volevano caricare anche me ma feci capir loro che stavo bene.  Sarei andato comunque all'ospedale a vedere "i feriti" e a farmi dare una controllata da Carlisle.  Trasalii al sol pensiero. Sicuramente qualcuno dei miei fratelli già aveva fatto la spia.
Entrai in macchina e andai all'ospedale di Forks, al pronto soccorso, seguito da Emmett e Rosalie.  Lei era furiosa, lui sembrava divertito dal mio gesto folle e inaspettato.
L'avevo combinata grossa. Era da stupidi mettersi a correre come un vampiro davanti ad una folla di umani curiosi, poi anche Bella si è accorta che l'avevo raggiunta in un secondo.  Aveva notato già parecchie cose strane in me, chissà per quanto ancora avrei potuto tenerle nascosta la verità.  Aveva tutto il diritto di sapere.
Andai nella stanza dove avevano messo sia Bella che Tyler.  Lui aveva tante escoriazioni nella fronte e nella guancia.  Bella invece era perfettamente a posto, tranne che per quel bozzo livido che aveva in testa (che fortunatamente era nascosto dai capelli).  Tyler continuava a chiederle scusa, lei lo zittiva tutte le volte e poi gli disse che è solo grazie a me che era salva.  Cavolo, menomale che non dovevo essere coinvolto nella faccenda! 
Lui era confuso, non mi aveva visto, d'altronde anche per gli altri era la stessa cosa. Mi aveva visto solo lei arrivare. Tyler adesso si stava preoccupando anche per me. Entrai in quel momento per rassicurarlo.
-Ciao Tyler, ciao Bella.-
-Edward, stai bene? Scusami, davvero non l'ho fatto apposta!! Ho perso completamente il controllo!- mi disse lui, con la preoccupazione stampata in viso.
-Tranquillo, nemmeno un graffio. Sono riuscito solo ad intrufolarmi in tempo e a salvare Bella. Colpo di fortuna.- dissi, guardando lei.
Non le era chiara la storia, non se l'era proprio bevuta quella che io ero già accanto a lei.  Voleva la verità. La dura e incredibile verità.
Poco dopo vidi arrivare Carlisle e il capo Swan, che abbracciò subito la figlia.
-mi hai fatto prendere un grande spavento!- le disse, guardandola negli occhi.
-scusami.- rispose lei timidamente.
"Mi devi delle spiegazioni. Ma che ti è saltato in mente?" pensò Carlisle guardandomi torvo. Annuii in risposta.
- Edward, Bella,scusatemi davvero!- ripeteva ogni due secondi Tyler.  Ormai sia io che lei eravamo stanchi di rispondergli. Si spazientì anche l'ispettore Swan che lo zittì: - Sta zitto. Il danno ormai è fatto. Tu ti scordi la patente per un anno se non più.-
Nel frattempo Carlisle improvvisò un rapido controllo, fece finta di visitarmi. Non si capacitava di ciò che ero riuscito a fare per quella ragazza. Purtroppo però non potevo rispondergli. Passò subito a Bella.
-Come va signorina Swan?- le chiese. -le radiografie sono buone, mi hanno detto che però hai sbattuto forte la testa.-
-sto bene.- disse lei seccata. Lo diceva a tutti. -posso tornarmene a casa?-
-si. Per qualche giorno è meglio se stai a riposo però. Se avverti dolori o qualcos'altro...- Carlisle non fece in tempo nemmeno a finir la frase che lei lo interruppe col suo solito "Sto bene"
-Stavo dicendo, se avverti qualche dolore prendi le aspirine, se continua torna qui.- disse, concludendo.
-Va bene. E' solo grazie a suo figlio se sono sana e salva.-. Charlie Swan e Carlisle mi guardarono contenti, io feci un sorriso imbarazzato. -Grazie Edward.- aggiunse
-Di niente.- le risposi. Charlie mi fece un sorriso di ringraziamento, poi tornò a fissare la figlia.
-ok, Bella, Charlie, siete liberi. Passate in direzione a prendere il verbale prima di uscire.-
-Grazie mille dottore.- disse Charlie, allontanandosi poi con Bella che salutò a Carlisle. 
"tu seguimi" pensò. Il tono non prometteva niente di buono.
Uscimmo dal reparto, io ripresi a respirare regolarmente. Nel corridoio c'era mezza scuola, tutti si chiedevano come avessi fatto a non procurarmi neanche un graffio. 
Io, Carlisle e Rosalie (che si era aggregata a noi appena eravamo usciti dalla stanza) ci mettemmo a parlare in un corridoio, senza dare troppo nell'occhio.
-Ma cosa... Edward sei impazzito?- disse Carlisle.
-non ho fatto niente di male, ho solo salvato la vita ad un'umana. Mi sembrava giusto.-
-ah si? non hai fatto niente di male, eh? Certo, ti sei messo solo a correre davanti un centinaio di studenti che potevano vederti e poi hai spinto il furgone via con le mani. Un  gesto molto umano Edward, davvero!- disse Rosalie acida.
-cosa dovevo fare, lasciarla morire? Sono stato un cretino a buttarmi così, lo so, ma davvero, che altro dovevo fare eh Rose?- dissi, infuriato con lei. Credeva di sapere tutto. Ma va, và.
-forse è meglio se continuiamo questa conversazione da un'altra parte.- disse Carlisle guardando fisso ferso la fine del corridoio.  Dietro l'angolo c'era Bella che ci fissava con uno sguardo indagatore e dubbioso.
-Scusami Edward, possiamo parlare un attimo in privato?- mi chiese timidamente.
-Ci vediamo a casa.- disse Rose,andandosene. "attento a come parli" aggiunse col pensiero.
Sapevo già cosa voleva Bella. Anuii e la seguii, spostandomi verso l'angolo.
-Che c'è?-chiesi facendo il vago.
-mi devi delle spiegazioni.-
-ti ho salvato la vita, non c'è nient'altro da dire.- dissi freddo.
-Forse del come me l'hai salvata si però.- disse. -Edward, me l'hai promesso.-
Merda. Non avevo più via di scampo.
-Bella, hai battuto la testa, non sai di cosa parli.- le dissi, provando a distrarla. 
-Non c'è niente che non va nella mia testa.- disse seccata. Era vero: più lucida di così non poteva essere.
-cosa vuoi da me Bella?-
-voglio solo la verità.-
-tu cosa pensi che sia accaduto?- le chiesi, provando a capire cosa aveva visto lei.
-io sò solo che poco prima che arrivasse Tyler tu eri appoggiato alla tua macchina, a 4 o 5 macchine di distanza dalla mia, e proprio mentre il camion mi stava per investire tu mi sei piombato addosso tenendomi con un braccio mentre hai affondato l'altra mano nella carrozzeria del furgoncino, lasciando un'ammaccatura profonda, e l'hai spinto via, evitando che ci uccidesse.-.  Aveva ragione. Aveva visto quasi tutto. Era andata così, per quanto assurdo possa essere stato. Cercai di non dargliela vinta.
-tu pensi che io abbia spostato una macchina con la mano?- dissi con tono incredulo, quasi scherzoso. 
-io lo so.- disse
-anche se fosse, sai bene anche tu che tanto nessuno ti crederebbe.-
-io non lo direi a nessuno.-.  Cercava di farmi confessare in tutti i modi possibili e c'era quasi riuscita. Quasi.
-e allore che importa?- le chiesi
-importa a me.-. Risposta ovvia. In effetti un pò le importava..
-non potresti ringraziarmi e basta?-
-Grazie- disse.
-però non ti basta.- commentai ad alta voce.
-no.-
-Bene... mi dispiace deluderti ma io davvvero non ho nient'altro da aggiungere.-
Ci guardammo per un minuto che parve interminabile, mi perdei nei suoi occhi cioccolato, incapace di parlare.
-che volevano i tuoi fratelli?-... a lei cosa importava? Ah boh.
-non lo sò sinceramente. Scusa ma devo andare.- le dissi e me ne andai dritto alla macchina. Mi ero già pentito di averlo fatto.  Non solo perchè non ero risultato per niente cortese, ma per quello che mi aspettava a casa. Una simpatica riunione di famiglia. 
Tutti a puntarmi il dito contro. Che bello. 
Rabbrividii al sol pensiero.

Capitolo 8: Riunione di famiglia.
Ero quasi arrivato a casa, sicuramente già mi avevano sentito.
Non avevo proprio paura, ma comunque non mi tranquillizzava l'idea di andare a casa dove mi aspettavano sei vampiri arrabbiati.
Non ero affatto pentito però di ciò che avevo fatto.  Avevo salvato la vita alla ragazza che tutto d'un tratto era entrata nella mia di vita, sconvolgendola totalmente. Se non fosse stato per me adesso lei sarebbe all'obitorio.  Invece è a casa sua, sana e salva.
Se proprio dovevo litigare con la mia famiglia stavolta avevo una ragione valida per farlo.
Entrai dentro casa, mi aspettavano tutti nel salotto al piano di sopra.  Prima di salire scrutai per bene i loro pensieri per vedere come avevano reagito e cosa mi avrebbero invece detto non appena sarei entrato nella stanza. 
Carlisle ed Esme erano agitati, Alice era offesa, non le avevo lasciato il tempo di capire cosa stessi per fare, Jasper e Emmett sembravano divertiti, Rosalie era una furia.
Mi feci coraggio e salii le scale che portavano al salotto. Appena mi sentirono mi guardarono tutti.
-Ciao.- sussurrai, per rompere il ghiaccio.
-Ah, ciao Eroe.- disse acida Rosalie. - deficiente.- aggiunse sottovoce. Emmett le diede una gomitata.
-Perchè Edward, perchè? Perchè agisci senza mai consultarmi? Un minimo di preavviso, cavolo! Mi hai reso cieca sul tuo futuro, non riuscivo più a capire niente. Hai deciso tutto troppo in fretta... davvero, non ho parole.- disse Alice, a testa bassa. Era tanto offesa, le si vedeva in faccia.
-Alice, scusami... non volevo farlo.. anzi si..- dissi. Ero confuso anch'io, non sapevo che dire. Volevo salvare Bella, certo, ma non volevo mettermi contro l'unica persona che mi ha sempre sostenuto ed aiutato. Nemmeno contro la mia famiglia.
-Ti rendi conto del rischio che ci hai fatto correre?- disse Carlisle, freddo.
-Si. E mi dispiace per questo. Ma non potevo lasciare che Bella morisse in quel modo.-
-Avrai salvato anche una vita ad un'umana ma hai messo a rischio la nostra.- disse Jasper.
-si Jasper, è questo il punto: ha messo a repentaglio la nostra esistenza per salvare la vita ad una semplice umana! Cavolo, sai quanti umani perdono la vita ogni giorno!? Succede, è un ciclo! Non è che noi possiamo stare li e salvarli tutti!- disse Rosalie e li mi arrabbiai.  Non era possibile che fosse stata così crudele.
-Scusa Rosalie?- chiese Esme, stupita come tutti.
-Che egoista!- disse Alice, arrabbiata. 
-E' una semplice umana, degli altri te ne sei sempre fregato, perchè adesso invece te ne esci col fatto che a questa la devi proteggere?- esclamò Rosalie, cattiva.
-Rose basta!- la rimproverò Carlisle.  
-Rosalie. A te non importerà niente della vita di Bella, hai ragione, è una semplice umana.  Ma a me importa dal primo istante che l'ho vista. Mi ha colpito fin da subito, te l'ho anche spiegato, mi pare.  Sento che devo proteggerla, ad ogni costo. Anche se qualcuno mi avrebbe visto l'avrei convinto del contrario. E se dovevano interventire i Volturi, non se la sarebbero presa con voi ma con me. Voi non c'entrate niente.- dissi, cercando di calmarli.
-Non coinvolgere i Volturi, Edward, loro non c'entrano niente in tutta questa storia, noi si. Siamo la tua famiglia.- disse Jasper.  Tutti approvarono.
-Ci hai fatto passare i guai ma alla fine è andato tutto bene, no?  Questo è l'importante. Lasciamoci questa storia alle spalle. Nessuno saprà mai niente. O forse si.- disse Esme.  In quel momento capì cosa voleva dire quel "o forse si".  Era riferito a Bella, che mi aveva scongiurato di spiegarle come erano andate davvero le cose. Qualcosa mi dovevo inventare ma non c'erano scuse valide per giustificare una velocità disumana. E la mimetizzazione.
-Che farai con questa? Le dirai tutto? Metterai di nuovo in pericolo la famiglia?- disse Rosalie, sempre con lo stesso tono di sfida, interrompendo i miei pensieri.
-Non sò Rose, non lo sò proprio.-
-Glielo dirà, fra qualche settimana, andrà bene, Bella mantiene i segreti da quel che vedo.- disse Alice. 
-Cosa le dirà, dell'incidente o della nostra natura?- chiese Emmett, preoccupato.  Per tutto il tempo, per tranquillizzarmi, mi mandava pensieri del tipo "sei stato grande fratello" o "bella mossa!". Quelli mi inquietavano ancora di più.
-Entrambi.- disse Alice persa nelle sue visioni.
-Cosa?- disse Jasper tenendole la mano 
-Sei sicura Alice?- chiese Carlisle, con un'ombra di inquietudine in volto.
-Si. Succederà qualcosa prima che lo spingerà a dirgli tutto.-
-Alice, spero scherzi! Noo, un'umana che sa di noi? Non si può sentire!!- disse Rosalie.  Era vero, non si poteva davvero sentire che io nel giro di qualche settimana avrei confessato tutto a Bella. E che lei avrebbe reagito bene.
-Cazzo.- dissi. Mi scappò, tutti mi guardarono con aria di rimprovero -Scusate, mi è scappato.-.  Vidi Jasper e Emmett ridere sotto i baffi, ma si ricomposero subito.
Io invece non ci trovavo proprio niente di divertente. Era una tragedia.
-Il legame che lega quei due è molto forte. Non ho dubbi sul fatto che presto si possa solidificare.- disse Jasper, aveva studiato bene i miei comportamenti e quelli di Bella in questi due giorni. E questo era il verbale.
-Si, lo credo anch'io.- disse Carlisle. - all'ospedale la signorina era parecchio presa da te, e tu non le hai staccato nemmeno per un secondo gli occhi di dosso.-
-E' amore.  Tutti l'abbiamo provato, lui no.  Ha trovato la compagna con cui potrà passare il resto della sua vita. Certo è una relazione sovrannaturale ma proprio per questo è affascinante.  Io tifo per loro.- disse Esme, fiera di me.  Io non volevo ammettere di essermi innamorato in una settimana e mezzo, ma era così.  Ogni pensiero andava a lei.
-Già, è amore. E anch'io tifo per loro.  Edward si comporterà bene.- disse Alice.  "Sei perdonato, brutto scemo." pensò, facendomi un sorrisone. Ricambiai.
-Avete già deciso che io sono innamorato? Senza nemmeno consultarmi?- chiesi sorridendo.
La tensione era svanita.  Stavamo chiaccherando allegramente, come una normale famiglia.
-Si- risposero tutti in coro, tutti tranne Rosalie. 
-io non vi capisco, davvero!- disse e se ne andò in camera sua. La seguii con lo sguardo.
-Vado.- disse Emmett -finalmente potrò prenderti un pò in giro per le facce da scemo che farai, come tutti gli innamorati!-
-Ma vattene Emmett!- dissi, ridendo. 
-Alice, le passerà?- mi riferivo a Rose.
-Si. Per adesso lasciala perdere. Verrà lei a scusarsi fra qualche giorno, stanne certo.- disse con un sorriso confortante.
La riunione di famiglia si sciolse, ognuno se ne andò da una parte diversa, ed io rimasi solo, in salotto, a guardare una partita di baseball. 
Pensavo a Bella, a ciò che le sarebbe potuto accadere se quel furgoncino non l'avessi fermato.  Pensavo a ciò che potevamo diventare io e lei.  Pensavo a ciò che dovevo dirle.
I miei occhi si fermarono sull'orologio, era l'una di notte. 
Mi venne in mente di andare a fare una visita a casa Swan, mentre loro dormivano. Poco prima che potessi prendere la giacca a vento totalmente inutile per me, mi raggiunse Alice.  
Lo sapevo io che appena avrebbe visto la mia decisione sarebbe venuta.
-Stai andando?- mi chiese
-si-
-Andrà bene. Sarai contento. Ci vediamo dopo fratellino.- disse, mi abbracciò e sparì.
Io uscii da casa e iniziai a correre. Sapevo il suo indirizzo a memoria.  Con cinque minuti arrivai.  Sentivo già il suo odore. Ma non mi prendeva tanto tanto alla gola. Era forte, un pò bruciava, ma non quanto mi aspettavo.  La familiarità mi permetteva di sopportarlo, meglio così.  Accarezzai il suo pick up parcheggiato nel cortile e vidi la sua stanza. Era davanti ad un albero.  Quindi presi la rincorsa e mi ci aggrappai, come una scimmietta, trovai la finestra della sua camera aperta e quindi come un ladro, entrai.
Dormiva, per fortuna. Anche il padre.  Era bellissima anche senza trucco e tutta spettinata.
Potei apprezzare meglio alcuni tratti del suo corpo a cui non avevo fatto molto caso. 
Stetti più di un'ora e mezza a fissarla e a fantasticare, a guardarmi un pò intorno e a sentire il suo odore, combattendo contro il bruciore nella gola.
Ma ad un certo punto si mosse, aprì gli occhi sufficientemente da permetterle di vedermi.  Io mi persi di nuovo nei suoi occhi color cioccolato intenso.  Ma capii che avevo fatto un errore. Mi aveva visto. Appena si girò ad accendere l'abat-jour che aveva nel comodino per vedere meglio, io ne approfittai per riuscire dalla finestra, facendole credere che mi aveva semplicemente sognato.
Da giù aspettai fino a che non si fosse riaddormentata,e alle cinque e mezzo tornai a casa.
-Buonanotte Bella, anzi, buongiorno.- sussurrai e me ne tornai a casa, contento.

Capitolo 9: Inviti e gelosie.
I giorni dopo l'incidente cercai di evitare il più possibile Bella e le sue domande a cui non potevo dar risposta.
Tyler aveva smesso di darmi il tormento con la storia dell'incidente, nessuno mi chiese niente su come sia avvenuto il salvataggio, quasi nessuno mi aveva visto quello stramaleddetto giorno, quindi ero fuori pericolo.  Ignorato come sempre.
Non che questo mi dispiacesse.  Anzi ero contento di non essere tartassato di domande o di sentire pensieri strani nelle menti degli altri.
Alla fine era Bella l'unica ad avermi visto.  L'unica sospettosa.  E l'unica che certamente non avrebbe mai detto a nessuno le cose come stavano davvero, se solo gliele avessi raccontate.
Invece feci il codardo, lei provò il giorno dopo l'incidente, all'ora di biologia a scambiare qualche parola con me.
-Ciao Edward- mi disse.  Non avevo davvero voglia di spiegarle o trovare scuse valide.  Le feci un cenno con il capo per salutarla, niente più.  Cercai anche di guardarla il meno possibile oppure senza farmi scoprire.  Lei invece mi guardava, oppure mi fissava, sicuramente si stava chiedendo perchè la stessi evitando.
Come previsto da Alice, Rosalie dopo qualche giorno mi venne a chiedere scusa per il suo comportamento e mi spiegò bene di cosa avesse paura.  Intanto già il fatto che io avessi una cotta per un'umana era grave, potevo perdere il controllo in qualsiasi momento.  Poi anche il rischio che correvo raccontandole tutto: poteva risultare surreale, e lei poteva dirlo a chiunque, pensando fosse una storiella (anche se sapevo bene che Bella non poteva esserne capace, però non potevo esserne certo.). E poi se lei fosse diventata il mio pasto?  Cosa sarebbe successo?
Rose aveva assolutamente ragione a dirmi queste cose, mi fecero riflettere all'errore stupido che stavo commettendo.  Ma Cupido ormai ha lanciato le sue frecce, non si può far niente contro il destino.
Tutte le notti, ormai era diventata un'abitudine molto piacevole, andavo a casa di Bella, mi mettevo seduto da qualche parte e la osservavo.  Appena sentivo rumori sospetti mi nascondevo oppure uscivo dalla finestra.  Fortunatamente non mi vide più davanti a lei nel cuore della notte, si sarebbe insospettita vedendomi sempre lì, ogni volta che si svegliava.  Parlava molto nel sonno, e dal giorno dell'incidente avevo notato che spesso era svegliata da incubi. In quei momenti mi veniva voglia di abbracciarla o di coccolarla, ma sapevo che ciò non mi era possibile.  E poi... pronunciava il mio nome. Quella è stata la cosa che mi ha stupito di più.  Che voleva dire?  Facevo parte anch'io dei suoi incubi ricorrenti oppure anche lei provava un qualsiasi sentimento per me?
Un'altra cosa che successe a scuola erano gli inviti che arrivavano a Bella per il ballo di fine anno.  Ero un pò geloso.
Mike Newton era contento dell'improvvisa freddezza che c'era fra me e Bella.  Aveva paura che poteva succedere chissà cosa dopo la mia "eroica" azione il giorno dell'incidente.  Perciò la seguiva di nuovo come un cagnolino,ed a biologia, prima che iniziasse la lezione, si metteva seduto sul nostro banco ignorandomi completamente, e parlandole delle cose più svariate. Anch'io lo ignoravo.
Bella sembrava non essere interessata.   Ero contento di questo.
Un giorno invece, come al solito sul nostro banco, le chiese una cosa che nessuno dei tre si aspettava: se voleva andare al ballo con lui.  Dovetti nascondere una risata, ma davvero, come poteva credere che lo invitasse?  Si vedeva lontano chilometri che non le interessava!
Però avevo anche paura. E se mi stavo sbagliando?  E se Bella invece lo voleva invitare?  Fortunatamente la sua calda voce spense tutte le mie angoscie.
-No Mike, mi dispiace, non verrò al ballo.  Quel week-end andrò a Seattle.-  Oh. Questa non me l'aspettavo proprio.
I pensieri di Mike erano un casino.  Pensava mi avesse invitato a me (magari!).
-A Seattle? Non puoi andarci un altro giorno?- disse lui.
-No.-
-ah capisco... non è che hai invitatp qualcun'altro?- le chiese, squadrandomi.
-No Mike, ti ho detto di no.  Piuttosto, perchè non lo chiedi a Jessica? Penso che le farebbe molto piacere!- disse lei.
-Jessica? Dici?- disse lui, incredulo.  Ci stava pensando già da tempo, l'avrebbe scelta proprio se Bella non avesse accettato.
-Si fidati..- disse Bella, quasi annoiata.  Finalmente Newton se ne andò.  Ed io iniziai a fissarla.  Cosa diavolo doveva fare a Seattle?  Era una scusa o che altro?
Di una cosa ero certo: glielo avrei chiesto presto.
Vedendomi distratto il professore mi fece una domanda, scrutai fra i suoi pensieri e subito diedi la risposta giusta.  Tornai a fissare Bella.  Cercava di non incrociare il mio sguardo, chissà a cosa stava pensando.
Al suono della campanella presi l'iniziativa, e al posto di uscire a riprendere aria, le parlai.  -Bella?!-
La sua espressione era preoccupata e incredula.  -Che? Hai deciso di rivolgermi la parola?-
-Mmm.. non proprio.- dissi, facendo un sorrisetto.
-allora che c'è?- mi chiese spazientita.  Perchè mi parlava in quel modo?
-Scusami se sono maleducato.. ma fidati è meglio così.-
-che vuoi dire?-
-E' meglio se non diventiamo amici. Fidati.-... in effetti era vero. Ma mi pentii all'istante di averglielo detto.
-Peccato che tu non te ne sia reso conto prima. Almeno non avresti nulla da rimproverarti.-  Ma dove voleva arrivare? Bah.
-di cosa, scusami?- chiesi gentilmente, cercando di capirci qualcosa.
-Di avermi salvato da quel furgoncino. Potevi lasciar benissimo che mi spiaccicasse, almeno adesso staresti in pace con te stesso.-
Non credevo alle sue parole. Cosa? Pensava mi fossi pentito di averla salvata?  Oh merda, col mio comportamento non avevo fatto altro che complicare tutto.
-Che? Scusa? Pensi che io mi sia pentito di averti salvata?- le chiesi. Ma come poteva pensarlo?
-Non lo penso, lo so.- disse convinta.
-Tu non sai proprio niente.- dissi. Mi aveva fatto davvero arrabbiare.  La vidi andarsene, quasi offesa.  La seguii.  Feci bene, visto che inciampò sullo stipite della porta e le caddero i libri.  Li impialai e glieli diedi.
-Grazie.- rispose acida.
-Prego.- risposi gentilmente.  Lei se ne andò e anch'io mi avviai verso la prossima lezione.  Passò in fretta, e andai ad aspettarla vicino alla mia macchina.  Era irritata dal fatto che la stavo guardando.  Ma non mi volli perdere la scena.
Infatti le si avvicinò Eric, un'altro suo pretendente, che la invitò al ballo.  Lei rispose di nuovo che quel sabato doveva andare a Seattle.   Risi e lei se ne accorse. Ops. Ma che doveva fare  a Seattle?
Quando vidi che aveva messo in moto il pick up le bloccai la strada, facendo finta di aspettare i miei fratelli.  C'era Tyler che voleva invitarla al ballo.  Gli diedi un'occasione.  Rifiutò anche questa.  Quando vidi che Tyler stava tornando nella sua macchina avvilito,  mentre Bella era tentata di graffiarmi la macchina, feci salire i miei fratelli e ce ne tornammo a casa, io intanto ridevo.
Il giorno dopo invece mi misi più vicino a lei, e appena scese dal pick up le caddero le chiavi in una pozzanghera.  Le presi e gliele diedi.
-mi spieghi come fai?- chiese lei, non capivo cosa intendesse, poi ci arrivai.
-a fare cosa?-
-ad arrivare così in fretta Edward!- disse guardandomi negli occhi.  Ci perdemmo entrambi.
A lei tutto attraeva di me: la mia voce, i miei occhi, il mio profumo, il  mio viso... l'attraeva un corpo pericoloso, il corpo di un predatore.  Non era giusto.
-ah beh, non è colpa mia se tu sei così maledettamente distratta Bella!!- dissi scherzando.
-E... perchè ieri pomeriggio hai creato quell'ingorgo? Pensavo stessi facendo finta che io non esista, no che mi irriti a morte.-
-ah, l'ho fatto per Tyler, volevo concedergli una possibilità.- dissi ridendo sotto i baffi:  -e non sto fingendo che tu non esista-.
-e allora vuoi irritarmi a morte visto che non c'è riuscito il furgoncino di Tyler!- sbottò lei.  Ma come poteva essere così maledettamente stupida da pensarla solo una cosa del genere?
-Sei assurda.- dissi serrando le labbra e i pugni.  La vidi irrigidirsi e grattarsi le mani, chissà cosa aveva in mente.  Ad un certo punto la vidi girarsi dalla parte opposta, pronta a piantarmi.  -Bella aspetta!- dissi, mantenendo facilemente il suo passo.  -scusami se sono stato maleducato.  Ti volevo chiedere una cosa, ma mi hai fatto perdere il filo.-  dissi, addolcendo la voce. Sembrò accorgersene.
-soffri di  disordini da personalità multipla?- si, aveva captato il mio cambiamento improvviso di umore.
-non sviarmi di nuovo.-
-dimmi allora... che vuoi, Edward Cullen?-
La notte ci avevo pensato molto, mentre la guardavo dormire.  Volevo accompagnarla a Seattle, almeno capivo cosa doveva fare e sarei stato anche più tranquillo.  Però avevo deciso di chiederglielo in un modo che... :)
-senti, mi chiedevo se sabato, il giorno del ballo di primavera..- si, ero crudele. Le sarebbe preso un colpo pensando che le stessi rivolgendo un invito anch'io.  E così fu.
-Spero scherzi!! Ti prego, non ti ci mettere anche tu!-.  Soffocai una risata, il mio scherzetto aveva funzionato.
-Dicevo... ho sentito che hai in programma per quel sabato di andare a Seattle... mi chiedevo se accetteresti un passaggio.-
-che?- mi chiese incredula. L'avevo colta di sorpresa.
-Vuoi un passaggio fino a Seattle?-
-e da chi?-
-da me, naturalmente- dissi scandendo bene le parole.
-e perchè?- mi chiese.
-Perchè avevo già in mente da tempo di andare a Seattle e poi ho paura che il tuo pick up non possa farcela.- in effetti chissà quante volte si sarebbe dovuta fermare a fare benzina.
-Il mio pick up ce la fa benissimo. E poi io non ti capisco: prima te ne esci dicendomi che non vuoi essere mio amico e poi invece mi chiedi se accetto  un passaggio per Seattle. Che devo pensare?-
-Ho detto che sarebbe meglio se non diventassimo amici, non che non lo voglia.-
-si,si certo come no. Adesso mi è tutto molto più chiaro- disse sarcastica. Se solo sapesse che sono un vampiro non farebbe queste battute.
-sarebbe più prudente se non fossi mia amica. Ma non voglio costringermi ad evitarti ancora.- non sò come, ma il mio tono di voce la incantò e non respirò per alcuni secondi.  -allora vieni con me a Seattle?-
Mi fece di si col capo ed io le sorrisi. Ci avviammo verso l'entrata di scuola.
Dovevo andare al più presto a parlare con Alice, sperando che non avessi fatto una cavolata programmando di accompagnarla a Seattle. Sperando sempre che potesse prevedere quella giornata.

Capitolo 10: Alice.
Dopo aver proposto a Bella di andare insieme a Seattle il sabato seguente, entrai a scuola felice del suo 'si'  e mi recai alla lezione di spagnolo dove mi aspettava Alice.
Sapevo che voleva chiaccherare un pò, in quest'ultime settimane non ho avuto molte occasioni di mettermi a parlare con i miei fratelli, mi dispiaceva e sapevo che Alice era quella che ci stava più male.  E' sempre stata una gran curiosona, poi si è affezionata a me fin dalla prima volta che mi ha visto.  Sapeva che oltre a Jasper doveva arrivare un "fratello" per lei.  Ed ecco, quando ha scoperto la mia famiglia ha trovato anche me.
I suoi pensieri erano eccitati, voleva sapere per filo e per segno tutto ciò che era successo in queste settimane, anche se grazie alle sue visioni sapeva la maggior parte delle cose.
Entrai nell'aula con il sorriso da ebete innamorato stampato in faccia e mi avviai verso il banco dove era seduta Alice, vicino a lei c'era una sedia libera.
-Signorina posso accomodarmi qui oppure aspetta qualcuno?- scherzai.
-Ummm, si qualcuno lo aspettavo ma va bene si sieda tranquillamente qui!- mi rispose con altrettando entusiasmo.
-Ciao Alice.-
-Ciao Edward.  Aspettavo che arrivasse quest'ora da una settimana, da quando ho avuto la visione che avresti scambiato volentieri qualche parola con me nell'ora di spagnolo.  Mi devi raccontare tante cose, sai?- disse sorridendomi.
-Scusami se non ti ho calcolato per niente in questi giorni, ma davvero, avevo altro per la testa.  Mi farò perdonare, promesso!-
-Si, già, mi sono accorta che avevi qualcos'altro in testa.... o qualcun'altro che si chiama Bella.- disse facendomi l'occhiolino.  -Sono certa che troverai un buon modo per farti perdonare e io già ti ringrazio per il bel regalo che mi farai!- aggiunse tutta felice. Ed ora che aveva visto? o.O
-Alice, non potresti darmi un piccolo indizio? Anche perchè fino ad ora non mi era passata nemmeno per l'anticamera del cervello l'idea di farti un regalo.- dissi sincero.  Non pensavo dovessi farle un regalo per farmi perdonare per averla trascurata.  Lei anche lo fa spesso ed i regali mica me li fa!
-Grazie per la considerazione, eh! Niente indizi, troverai tu il regalo giusto nel momento giusto. Ma ora basta parlare di questo.-.
Sapevo che voleva una descrizione dettagliata di tutto ciò che era successo in queste settimane, la ragione per cui ero così misterioso e taciturno, e anche perchè avessi sempre quel sorrisetto sulla faccia.
-E va bene. Da dove vuoi che cominci?- chiesi, non sapevo davvero da dove partire.

-dall'inizio fratellino.- disse. Risposta ovvia, me la dovevo aspettare da Alice.
La professoressa di spagnolo si era accorta che da quando era entrata io ed Alice non avevamo fatto altro che parlare.  Appena iniziai il mio lungo racconto mi interruppe subito: -Senor Cullen, no es el momento de hablar esto! Estamos aquì por estudiar no por jugar con nuestros companeros o nuestros hermanos! Hablais en casa vosotros!-  ci disse rimproverandoci.  Non aveva tutti i torti: se siamo fratelli abitiamo nella stessa casa, li di tempo ne abbiamo per parlare.  Ma la professoressa non sapeva che però io ultimamente a casa non c'ero mai e quando c'ero ero sempre perso nei miei pensieri e non parlavo con nessuno.
Ma io e Alice non rinunciammo alla nostra conversazione, parlammo a bassa voce, anzi sussurravamo e andavamo veloci, in modo che nessuno potesse nè vederci nè sentirci e funzionò alla grande.
-Con un'ora anche di meno ce la facciamo a dirci tutto?- chiesi.  Sapevo che aveva da dirmi anche lei delle cose.
-Si, mi pare di si.- disse, ma non ne era certa. -Raccontami di quella notte... quando sei andato a casa sua la prima volta.-
-Ah.  Sicura di volerlo sentire? Sarò parecchio sdolcinato nel racconto.- la avvertì.  Mi fece di si con la testa e intanto mi minacciava con i suoi pensieri.  -Beh... sono andato li solo per assicurarmi che stesse bene, comunque la mattina aveva avuto un incidente.  Ero eccitato dall'idea che dovessi rivederla.  Per mia fortuna ho trovato la finestra della sua stanza aperta e quindi sono entrato come un ladro, zitto, attento ad ogni minimo movimento. Avevo paura che fosse sveglia o roba del genere, invece lei dormiva tranquillissima.  Mi ha colpito però quell'odore intenso di lavanda, un pò di meno delle prime volte, ma dentro quella stanza abbonda.  Mi bruciava la gola, la tentazione di assaggiarla era sempre più forte.  Ma mi resi conto di riuscire a sopportarlo, perfino ad ignorare quel profumo.  Bastava solo che mi concentrassi su qualcos'altro, qualsiasi cosa.  Mi guardai attorno, la camera è piccolina, ha un piccolo spazio per studiare, pareti piene di foto e poster, un letto, un piccolo armadio con un comodino e qualche oggetto della sua infanzia.  Lo stretto necessario.  Poi però iniziai a fissarla e a fantasticare.  E' bellissima anche quando dorme, quando è spettinata.  Mi sono accorto anche di alcuni tratti del suo corpo a cui non avevo fatto molto caso a scuola.  Parla molto nel sonno. La cosa che mi ha stupito di più è che ha pronunciato il mio nome, una volta ha anche detto "Edward non andartene" come se sapesse che io ero li, accanto a lei, ad osservarla. Ovvio che non l'avrei lasciata. Mai. E li ho capito di amarla.- dissi, concludendo la parte più grande del mio discorso. -la prima volta si è anche svegliata, ha aperto gli occhi, ma ho avuto il tempo di andarmene e farle credere che mi avesse solo sognato.  Menomale che ho colto l'attimo, mi stavo perdendo nei suoi occhi, di nuovo. Ho rischiato grosso.-
-oh wow!! che romanticonee!!- esclamò lei: -.. e da quel giorno Edward Cullen si presentò tutte le notti a casa Swan solo per vederla dormire!-
-Giusto.- dissi. -E poi adesso esce fuori la storia del ballo di primavera, sta rifiutando qualsiasi invito di qualsiasi persona dicendo che quel sabato andrà a Seattle.  Ed io spinto dal mio istinto protettivo nei suoi confronti le ho proposto di andare con me a Seattle.  Sono un cretino, lo so.- dissi. In effetti...
-Tu e lei a Seattle? Cosa? Non riesco nemmeno a prevedere niente, ma sei scemo o cosa? Stai perdendo proprio la testa per lei.- disse.  Mi aveva colpito il fatto che non riuscisse a prevedere niente, ed io che volevo parlarle solo per sapere come doveva andare quella giornata! Speriamo che le arrivano altre visioni con il passare dei giorni...
-Ci parli di nuovo? Oh, meglio così!- disse lei, archiviando il discorso di Seattle. -Sono davvero contentaa!!-
-Si, non posso costringermi ad evitarla.  Sò che lei così è più a rischio, ma io davvero non posso starle lontano.-
La lezione stava per terminare, avevamo poco tempo ancora per dirci le ultime cose.
-Perchè sei andato a caccia da solo stanotte?- mi chiese.  Si, strano da parte mia.  Mi ero caricato e poi sono andato subito da Bella.
-scusami, avevo bisogno di star da solo. E poi sono andato da Bella.- dissi
-scuse accettate. A proposito, oggi niente lezione di biologia. Si parla di gruppi sanguigni.  Meglio che lasci perdere.- disse.
-Ok grazie, non era proprio il caso.  Un'ultima cosa: che ne pensi se dopo "pranzo" da solo con Bella?- si, quest'idea mi frullava da stanotte in testa. Volevo scoprire di più su di lei.
-Ah, si, ho visto prima.  Andrà bene.  Ma sta attento a come parli, noi ti terremo d'occhio.- disse.
In quel momento suonò la campanella.  Tempismo perfetto.  Raccolsi le mie cose, salutai Alice e mi avviai alla prossima lezione, contento di aver parlato con qualcuno.

Capitolo 11: Un tavolo per due.
Le lezioni finirono in fretta, le seguii con poca attenzione perchè avevo un'unica cosa in testa: il pranzo con Bella.
Alice appoggiava totalmente la mia idea, mi aveva detto di non aver paura di niente e di stare attento a ciò che poteva uscirmi dalla bocca, anche perchè loro mi terranno d'occhio.  Ma comunque io continuavo ad angosciarmi con domande stupide del tipo "e se mi coglie alla sprovvista con qualche domanda o curiosità che le rispondo?", che poi alla fine così stupide non sono se ci ripenso.  Avrei improvvisato, come al solito.
Al termine della lezione di inglese mi avviai verso la mensa, fui uno dei primi ad uscire dall'aula e uno dei primi ad arrivare a mensa.  Volevo godermi il momento, l'emozione di sentire i suoi passi e il suo odore avvicinarsi mano a mano alla mensa, e poi chiederle di venirmi a fare compagnia per pranzo e vedere la sua reazione.  Quando la mensa si incominciò a popolare vidi anche i miei fratelli sedersi al nostro solito tavolo con vassoi pieni di roba che non avrebbero mangiato.  Io invece mi ero limitato a prendere una mela, sarebbe stato più facile nasconderla e fingere che non avessi molta fame.
Mi avvicinai al loro tavolo per dirgli che non sarei rimasto a pranzo con loro, ma che avevo preso un tavolo nella direzione opposta, più vicino a quello di Bella e i suoi amici, in modo di poterla invitare a sedersi con me.
-Ciao ragazzi!- dissi
-Qual buon vento Edward?- disse sarcastico Emmett
-Che ci fai ancora qui? Vai, lei sarà qui a momenti!- mi disse con aria di rimprovero Alice.
-Scusa Alice, dove deve andare?- chiese Jasper, non ci stava capendo niente.
-Hai un appuntamento Edward?- mi chiese Rosalie.
Mi stavano tempestando di domande senza nemmeno darmi il tempo di rispondergli.
-Se vi state zitti magari vi spiego!- dissi. -Oggi non vi farò compagnia perchè ho deciso di invitare Bella a pranzo.-
-ahhh ecco cosa nascondevi!! Hai capito Edward!!- ridacchiò Emmett, scambiandosi occhiate divertite con gli altri.
-La volete smettere?- disse Alice. -Edward, noi ce ne staremo qui buoni e calmi, stai tranquillo, ora vai che sta per arrivare.-
-Vuoi un aiuto per calmarti fratello?- chiese Jasper che aveva percepito la mia ansia.
-No Jasper, grazie.- dissi. -Vi prego non dite o pensate cazzate, se mi metto a ridere è la fine!-  e guardai Emmett.  Lui era un casino.
"ti farò vedere i sorci verdi" pensò. -non è la fine, è solo l'ennesima figura di merda che fai!- disse.
-Cretino.- dissi ridendo sotto i baffi.  Rosalie gli diede uno schiaffo sulla nuca e lui la guardò con aria innocente.  Decisi allora di andarmi a sedere in quel tavolino vuoto che mi aspettava, e che specialmente, aspettava lei.  Appena vista la mia decisione Alice sussurrò: -Buona fortuna!- tutta gioiosa.
Mi sedetti e aspettai cinque minuti, poi iniziai a percepire il suo odore e a sentire i suoi passi.  Tutto fu confermato dai pensieri di Jessica, Eric e Mike, che la stavano accompagnando.
Mi illuminai quando vidi il suo volto.  Però la vedevo agitata, si guardava intorno come se si fosse smarrita e prese solo una limonata. Perchè questo comportamento?
-Guarda che faccia da pesce lesso che ha Edward, pare che ha avuto un'apparizione!- disse agli altri Emmett ed io lo fulminai con uno sguardo.
Il mio sguardo tornò al tavolo dove era seduta Bella, seguii il suo sguardo e vidi che puntava proprio verso il tavolo dei Cullen.  Dopo un pochino distolse lo sguardo e si rabbuiò.  Insomma, era chiaro che era delusa.  E in quel momento capii anche il perchè: non mi aveva visto.
Decisi allora di mettere in atto il mio piano ed iniziai a fissarla.  In attesa che qualcuno mi vedesse iniziai ad origliare fra i pensieri e i discorsi che si facevano in quel tavolo.  L'argomento del giorno era il ballo, dove tutti andavano tranne Bella, che cercavano inutilmente di convincere ad andare. Invece i ragazzi stavano pensando di fare una gita alla spiaggia di La Push.  Ma i pensieri che più mi colpirono furono quelli di Jessica, continuava a dire che Bella era strana da stamattina, da quando le avevo parlato.  Era sognante e distratta, solitaria più del solito. Anche lei si era accorta che non ero al tavolo con i miei fratelli (possibile che davo così tanto nell'occhio da far accorgere la gente che avevo cambiato posto?) e mi cercava con lo sguardo.  Quando mi vide, mi scrutò per qualche minuto e si accorse che stavo fissando Bella, e non perse un minuto in più per dirglielo.
-Edward Cullen ti sta fissando di nuovo. Chissà perchè oggi se ne sta da solo.- sussurrò al suo orecchio.  Vidi Bella girarsi di scatto per controllare dov'ero e la vidi arrossire quando incontrò il mio viso.  Chissà a cosa stava pensando.  Posso solo dire che il suo umore era cambiato d'improvviso, improvvisamente era diventata felice. Io sorrisi sotto i baffi.  Quando i miei occhi incontrarono i suoi, le feci segno col dito di raggiungermi.  La vidi immobile, come se fosse stupita dal mio gesto. Non aveva tutti i torti visto che ero molto lunatico e strano con lei.  Allora le feci l'occhiolino per rassicurarla.
-Ce l'ha con te?- chiese Jessica, invidiosa.
-Boh. Gli servirà aiuto con biologia. Vado a sentire cosa vuole.- esclamò Bella, non togliendomi mai gli occhi di dosso. Sii!! Ce l'avevo fatta!!  Adesso bisognava solo riuscire a parlare un pò.
"dai che ha accettatoo!" pensò felice Jasper, ma non lo guardai nemmeno, mi ero perso di nuovo in quegli occhi che a poco a poco si stavano avvicinando sempre di più a me.  Si fermò esitante davanti la sedia, non sapeva cosa fare.  Presi l'iniziativa: - Ti andrebbe di farmi un pò di compagnia oggi?-
Annuì e si mise seduta davanti a me.  Il suo odore era forte, quasi mi ubriacava, ma non avevo la tentazione di azzannarla.
-Così cambia tutto....- disse lei, riferendosi all' "appuntamento" improvviso.
-Già.  E se devo andare all'inferno almeno ci andrò in gran stile.- le dissi.  Sapevo che le dovevo stare lontano, che prima o poi l'avrei fatta soffrire.  Ma sapevo anche che senza di lei non sapevo stare.  Meglio provarci, avrei saputo cavarmela in un modo o nell'altro.  Lei alzò un sopracciglio, segno che non aveva capito cosa volessi dire
-Lo sai che io non ho la più pallida idea di ciò che hai detto?- disse, più che altro per fare un'affermazione.
-Si, lo so.- le risposi sorridendo.  Avevamo gli sguardi della scuola addosso, specialmente degli amici di Bella, i quali non si dimostrarono molto favorevoli all'idea che gliel'avessi rapita per un pranzo.  Mike Newton continuava a lanciarmi imprecazioni. Quanta gelosia che c'è in giro!  - Sai, credo che i tuoi amici non siano contenti che io ti abbia rapita.- sbottai
-Non importa, sopravvivono anche senza di me.-  rispose lei.  Bel caratterino!
-Si ma non è detto che ti restituisca...- scherzai.  Oddio, insomma, non era uno scherzo vero e proprio!  La vidi deglutire molto fortemente... l'avevo fatta preoccupare? -Sbaglio o sei preoccupata?-
-No, in verità sono solo sorpresa. Perchè tutta questa confidenza ora? A cosa lo devo?- mi chiese un pò acida.
-Ti ho già detto che sono stanco di starti lontano per forza. Quindi ci rinuncio.- dissi. Era la verità. Mi incupii un pò. Per soddisfare un mio desiderio stavo mettendo a repentaglio la sua vita. Che razza di stronzo.
-Da ora in poi infrangerò un pò le regole, farò quello che mi va e mi prenderò quel che verrà.- dissi. Non potevo andar contro a ciò che voleva il mio cuore: se diceva che il mio posto era accanto a lei, io le sarei stato accanto in un modo o nell'altro.
-Ma perchè spara cazzate?- disse Alice agli altri "Smettila Edward, sembri un poco di buono così!" pensò.  In effetti stavo dicendo delle cose che potevano far capire altro.
-Mi sono persa un'altra volta.- disse Bella, facendomi tornare al presente.  Sorrisi.  In effetti non ero stato molto chiaro.
-La verità è che mi lascio scappare troppe cose quando sto con te.-. Vero. Rischiavo di farmi scoprire o di intimorirla.
-Non fa niente, tanto non ne capisco una!- mi rispose.
-Vero.- dissi sarcastico.  Mi fece una smorfia molto attraente.
-Ma... tutto questo vuol dire che ora siamo... amici?- mi chiese.
-mmm, amici direi che è una parola grossa. Ci potremmo provare ma ti avviso che non sarò un buon amico per te.- la avvisai, mascherando il tutto con un sorriso.
-Continui a ripeterlo e io continuo a non capire...-
-Si, tu non mi dai mai ascolto. Se solo sapessi ciò che fai mi eviteresti. Sto ancora aspettando che arrivi quel momento.- Per lei sarebbe stato di gran lunga più prudente lasciarmi stare visto che sono un vampiro,
-ah, se questa è l'opinione che ti sei fatto sulla mia intelligenza.. bravo, complimenti.- disse lei.  Pensava che io la prendessi per stupida.  Lei non lo era affatto. Tranne quando parlavamo di amicizia fra me e lei, li si che è stupida.  Cazzarola, mi dovrebbe evitare non adorare!
Sorrisi per scusarmi, lei accettò.
-Senti, metti caso che io ora non sappia quello che sto facendo o a cosa stia andando incontro, possiamo provare ad essere amici?- chiese, arrivando al punto.
-Mi sembra una proposta sensata.- le risposi. Più che altro era attraente, un passo avanti.  La vidi fissare la bottiglietta di limonata. Intervenni: - A cosa pensi?-.  Mi guardò stupita, non capita spesso che uno ti chieda a cosa pensi così tanto spesso.  Ma io sono un caso a parte.
-Sto cercando di capire cosa sei.- Sussultai a quelle parole.  Merda, sospettava di me, sospettava qualcosa.  Fui invaso da una calma improvvisa, era Jasper che si era accorto della reazione che avevo avuto con la pronuncia di quelle parole.  Mi ricomposi.
-E hai fatto qualche passo avanti?- chiesi, provando a capire cosa sospettava.
-No, non molti.-
Risi sotto i baffi: -hai una teoria?-.  La vidi arrossire all'istante.  Chissà che stava pensando! -Non me la vuoi dire?- continuai.
-E' imbarazzante.- disse.  Io ero sempre più curioso.
-E' frustrante, lo sai?- dissi. Mi stava tenendo sulle spine, la cosa non mi piaceva.
-Ah si? Io non capisco cosa ci sia di frustrante nel non conoscere i pensieri di altra gente! Io invece trovo frustrante il fatto che qualcuno ti svia mentre provi a trovare un senso ad alcuni avvenimenti o gesti molto strani, come un giorno salvarti la vita in circostanze incredibili moentre il giorno dopo ti tratta come un'emarginata, invisibile. Mettiamo pure che ti dica che ti spiegherà il suo comportamento quando in realtà non lo fa mai.  Per me questo è estremamente frustrante.-
"Fanculo tu e la frustrazione" pensò Emmett, che seguiva con grande interesse la nostra conversazione.  Aveva ragione: con la faccenda della frustrazione avevo fatto arrabbiare Bella, che era scoppiata come un non sò cosa, ma che almeno aveva detto tutto ciò che pensava di me. Ero uno stronzo, si è vero. Ammazza se lo ero.  Le promettevo cose, non rispettavo mai niente.
"Cambia atteggiamento Edward! Con una ragazza, con la TUA ragazza non ci si deve comportare così!" mi rimproverò Alice.
-Sei un pò arrabbiata?- chiesi a Bella, sarcastico, lei mi fulminò con uno sguardo.  Intanto guardai alle sue spalle verso Mike Newton, il ragazzo pensava infatti che io stessi facendo perdere la pazienza a Bella, e stava decidendo se venire a riprendersela o lasciarla perdere.   Mi venne da ridere a quel pensiero stupido.  Bella se ne accorse e si insospettì.
-Che c'è da ridere?- chiese a mò di interrogatorio.  Date le circostanze una risata non ci stava molto bene.
-No, niente, c'è un tuo amichetto che pensa che io ti stia importunando e sta decidendo se venire a riprenderti o no.- dissi ridendo.
-Io... non so di chi tu stia parlando, ma sicuramente ti sbagli.- disse lei per difendersi.  Non le piaceva avere pretendenti a quanto pare.
-No, sei tu che ti sbagli.  Ti ho già detto che sono molto bravo a leggere le persone.- dissi.
-A parte me.- disse colpevolizzandosi, come se lei avesse qualche problema.
-Già, tranne te.  Chissà perchè...- esclamai, perdendomi fra i miei pensieri.  Perchè non potevo sentire i pensieri dell'unica persona di cui mi importava sentirli?
La vidi bere un pò della sua limonata che fino ad ora non aveva toccato, ed iniziare a giocare col tappo.
-Non hai fame?- le chiesi
-No.- . Strano.  -tu?- mi colse alla sprovvista con quella domanda, ma sapevo già come risponderle.
-No, sono pieno, ho mangiato prima.-
-Senti, mi faresti un favore?- chiese lei dopo qualche minuto.
-Dipende da ciò che vuoi.-
-Mi avvisi quando decidi di non parlarmi più? Così posso prepararmi.- disse. Oh wow.  Vuol dire che ci rimaneva male quando non le parlavo. Mi sentii uno schifo.
-Va bene, mi sembra giusto.- dissi soffocando una risata. -In cambio me la puoi dire tu una cosa?- volevo strapparle di bocca una teoria.
-Una e basta.-. Menomale, non aveva specificato niente, potevo chiedergliela.
-Dimmi una teoria.- le dissi dolcemente.
-NO!-
-e dai, me l'hai promesso!-
-anche tu hai una promessa in sospeso con me...- si riferiva all'incidente.  La differenza era che lei nascondeva una cagata, io la mia natura.
Decisi allora di usare uno sguardo che li faceva cadere tutti.  Prima lo abbassai e poi le feci degli  incredibili occhi dolci: -Ti pregoo-.  La vidi perdersi nel mio sguardo.  Aveva funzionato.
-Ehmmm... sei stato punto da un ragno radioattivo?- disse.  Si, come no, Spyderman.
-Poco originale.- sbottai.
-Non riesco a fare di meglio... niente ragni?- mi chiese
-Nah...-
-Radioattività?-
-No.-
-Merd.... ops.- disse arrossedo.
-nemmeno la kriptonite mi fa niente.- le dissi ridendo.
-Tanto prima o poi lo scoprirò.- disse sfidandomi.  Diventai serio.
-Meglio che non ci provi.-
-Perchè?
-E se  non fossi il supereroe? e se fossi il cattivo?- dissi, portandola su una strada più vicina.
-Ah... Capisco...- disse.  Cosa? Come? Che aveva capito?
-Cosa?- chiesi
-Tu sei pericoloso....- disse : -ma non cattivo, non ci credo.-.  Quanta fiducia aveva in me?
-Io non ci giurerei.-
"Noi andiamo, evita di farti uscire parole del cavolo dalla bocca.  A dopo." pensò Rosalie.
Io presi il tappo della limonata di Bella ed iniziai a giocarci sotto i suoi occhi che mi fissavano non proprio increduli, ma una roba del genere.   La mensa si era svuotata, il pranzo era passato molrto velocemente in sua compagnia.  Davvero una bella esperienza, da ripetersi assolutamente.  In quel momento suonò la campanella e Bella si accorse che non c'era più nessuno a mensa.
-Dai andiamo che sennò facciamo tardi!!- esclamò, incitandomi ad andare con lei alla lezione di biologia.  Ma io non potevo andarci.  Anzi, me ne dovevo stare il più lontano possibile da quell'aula. Si parlava di sangue.
-Oggi non vengo a lezione.- dissi
-perchè?- mi chiese incuriosita e dispiaciuta
-saltare qualche lezione di tanto in tanto fa bene alla salute!- risposi, sorridemmo entrambi.
-Allora.. a più tardi!- mi rispose lei e si allontanò.  Prima di uscire definitivamente si girò a vedere dov'ero, ma io ero rimasto immobile, seduto nel tavolino.
"Ciao Bella, amore mio." pensai.  Mi avviai verso il parcheggio e mi rinchiusi dentro la mia macchina, almeno lì non poteva penetrare quell'odore.  Lì avrei aspettato l'uscita degli altri, ma specialmente che uscisse lei.  Misi un cd con della musica rilassante e praticamente caddi in una specie di sonno.

Capitolo 12: Blood.
Mentre sonnecchiavo un po' nella mia macchina e ascoltavo distrattamente un cd, ripensai al pranzo appena passato in compagnia di Bella.  
Ero stranamente a mio agio, anche lei sembrava esserlo, anche se un po' impacciato.  Ma me la sono cavata, questo e' l'importante.  Oddio, a volte Bella chiedeva o diceva cose assurde (ma vere) a cui io non potevo dar risposta, ma anche i miei fratelli che dicevano o pensavano rimproveri o cose del genere non e' che mi hanno aiutato molto.  A forza di starli a sentire e a vedere le immagini nei loro pensieri mi distraevo.  Almeno mi hanno dato qualche dritta sul "come cavarsela con una ragazza".  Alice ed Emmett mi avranno pure fatto innervosire ma io non sarei mai capace di arrabbiarmi con loro due, sono quei fratelli a cui tengo in modo speciale, con i quali ho condiviso emozioni, fatto cazzate ed imparato ad accettare la mia natura.  Siamo cresciuti insieme.
Anche con Jasper e Rosalie ho dei bei rapporti, ma non forti tanto quanto quelli con Alice e Emmett.
Jasper con la sua potenzialita'  sa' sempre come trattarmi, se e' il momento giusto per scherzare oppure di lasciarmi perdere e mi aiuta molto a controllare da solo le emozioni. Un bravissimo maestro.
Rosalie... e' strana, lunatica, quello che vuoi... ma mi fa ragionare, anche se a volte non serve la ragione lei ci prova sempre a farmi usare la testa.  Dice che io la evito proprio per questo, perche' mi fa ragionare ma non e' assolutamente vero. Io valuto la situazione: se vedo che sono io quello che sta facendo cazzate ci ragiono un attimo e a malincuore le do' ragione, se invece vedo che e' lei che si e' impuntata su qualcosa quando invece ha torto allora la lascio perdere, la ignoro.
Ad un certo punto mi svegliai da quel sonno, se si puo' definire cosi', stoppai la musica e mi concentrai sulle voci ed i pensieri provenienti dall'aula di biologia.  Io in verita' volevo sentire una sola voce che purtroppo, nonostante fossi molto concentrato non riuscivo ad udire.  Provai a vedere anche nelle menti degli altri se ce ne fosse traccia.  Nada. Tutti si lamentavano o scherzavano sul fatto che il professor Banner passava per i banchi a pungergli le dita per far uscire un pochino di sangue per compiere l'esperimento, dovevano capire a che gruppo sanguigno appartenessero.  Pensai all'odore che c'era dentro quella stanza, mi venne l'acquolina in bocca. Ricacciai subito quel pensiero macabro e sperai che Jasper fosse abbastanza lontano da quell'aula da non percepirne nemmeno l'odore.
Mi colsero di sorpresa dei pensieri e poi delle voci molto familiari che pero' erano piu' vicine a me.
Mike e Bella.  Perche' non erano a lezione?
Lo capii poco dopo, infatti Bella era uno straccio, l'odore o la visione del sangue le aveva causato un violento svenimento.  Mi stupivano comunque i pensieri di Newton, stava godendo di stare accanto a Bella in quel momento e che non ci fossi io in mezzo ai piedi.  Decisi allora di andargli incontro,  sia per vedere com'era messa lei, sia per far ingelosire lui.
-posso sedermi un attimo? Ah, non ti azzardare a tirar fuori la mano dalla tasca.- le disse lei.  Riuscivo a vederli, mi stavo avvicinando a grandi passi, lei era pallidissima, lui era spaventato.  Si era raccomandata con Mike di non tirare fuori il suo dito dalla tasca, cio' significava che se avesse visto altro sangue sarebbe svenuta. Meglio se non tirava fuori quel dito, sarebbe sopravvissuto.  Ormai non gliene usciva quasi piu', ma comunque per me continuava ad essere una gran tentazione, anche se stiamo parlando del sangue di Mike Newton, il che e' tutto dire.
-Wow Bella, sei verde!- disse lui con un po' di ironia ma gli si leggeva in faccia che era preoccupato.
Ormai ero vicino abbastanza da farmi sentire, quindi la chiamai: -Bella?-.  Newton inizio' a lanciarmi imprecazioni col pensiero, alternandole a frasi del tipo "che tempismo!". Lo ignorai. -cos'e' successo, si e' fatta male?- gli chiesi facendo un po' il vago.
Lei aveva gli occhi chiusi, o almeno provava a tenerceli con tutte le sue forze. Non capivo se era un modo per alleviare la nausea oppure un modo per ignorarmi.
-Penso sia svenuta, non so' che e' successo, non si e' nemmeno punta il dito.- mi rispose Mike teso.  In quel momento iniziai a pensare cosa sarebbe successo se invece oltre agli svenimenti si fosse punta anche il dito... il suo sangue, il suo odore... mi avrebbero fatto impazzire.  Scacciai quel pensiero e mi accovacciai vicino alla panca dov'era seduta e la chiamai di nuovo, con un tono un po' piu' calmo. -Bella, mi senti?-
-No, vattene.- disse.  Mi venne da ridere.
-La stavo portando dall'infermiera ma e' voluta rimanere qui.- disse Mike.  Cocciuta la ragazza... 
-va bene, ce la porto io.- dissi con un sorrisetto malizioso: -tu vai pure in classe.-.   Lo avevo detto non solo per fare un dispetto a Mike ma anche per accertarmi che stesse bene.  Volevo tenerla fra le mie braccia, osservarla un altro po', combattere contro il forte desiderio di azzannarla, proteggerla.  Anche se in realta' la persona in questo momento piu' adatta per proteggerla era Mike, se non sarei stato in grado di controllarmi almeno lui avrebbe provato a metterla al sicuro.  Anche se prima o poi l'avrei raggiunta.  
La presi in braccio, attento a non farle toccare il mio petto ghiacciato (anche se in quel momento qualcosa di freddo le avrebbe fatto solo che bene) e iniziai ad incamminarmi verso l'infermeria. 
-sta' fermo, e' compito mio portarcela!- mi urlo' contro Mike, gia' lontano da noi.  "Vai al diavolo." penso'.  "Anche tu" pensai in risposta. Risi un attimo e tornai subito a fissare la cosa che portavo fra le braccia.  Il suo forte odore di lavanda mi pervase, la gola mi bruciava.  Mi calmai un attimo e il fuoco parve spegnersi un po'.
Lei intanto continuava a dirmi: -mettimi giù!- ma quando capì che io non l'avrei lasciata andare allora si calmò. Era verde davvero. Camminavo a passo svelto, in modo da farla sdraiare il prima possibile.
-Sei conciata proprio male.- le dissi.
-Per Favore Edward Rimettimi Sul Marciapiede!- disse scandendo bene le parole, come se stesse parlando con un ritardato.  -No.- le risposi sorridendo.  -Quindi, se ho capito bene la vista del sangue ti fa perdere i sensi...- dissi abbozzando un sorriso. Pensa un pò, a me la vista del sangue mi fa eccitare!
Non mi rispose. -...e pensare che nemmeno era il tuo!- continuai.  Oh beh, se fosse stato il suo l'avrei percepito eccome!
Lei mi fissava, non capiva cosa c'era da ridere in tutto questo. "Eh Bella, se solo tu sapessi chi hai accanto..." pensai.
Arrivammo presto in infermeria. Vedendoci, la signorina Cope esclamò -Oh cielo! Cos'è successo?- e ci spalancò la porta per farci passare.
-è svenuta durante la lezione di biologia.- dissi calmo.  La feci sdraiare sul lettino dell'infermeria ed entrò l'infermiera.  -ha avuto un leggero mancamento.. viene dalla lezione sui gruppi sanguigni.- spiegai.
-succede spesso...- rispose lei.  -rimani sdraiata, starai meglio.  Ti capita spesso di svenire?- chiese a Bella.
-ogni tanto..- disse lei. Andiamo bene! E lei dovrebbe venir a sapere tutta la verità su di me? Soffocai una risata.
-Lei può anche tornare in classe.- disse acidamente l'infermiera.  Era infastidita dalla mia presenza e dalla mia risata di poco prima.
-No, devo rimanere con lei.- dissi con fermezza, in modo da metterla a tacere.  "che maleducato." pensò lei.
-Cara, vado a prendere un pò di ghiaccio da metterti sulla fronte.- disse e uscì a passo svelto dalla stanza.  Di nuovo soli. Stavolta però parlò.
-Avevi ragione.- mi disse.
-Come al solito... ma a che ti riferisci stavolta?- le chiesi, la sua affermazione poteva significare qualsiasi cosa.
-che saltare le lezioni fa davvero bene alla salute.- disse. Già. Io risparmiavo vite umane, lei evitava di sentirsi male.
-per qualche secondo mi hai messo davvero paura.- confessai. Quando l'avevo presa era pallidissima e dava l'aria di una che stesse per vomitare da un momento all'altro. -Pensavo che Newton stava per seppellire il tuo cadavere da qualche parte.-
-divertente.- rispose lei ironica.
-giuro che ho visto cadaveri con un colorito migliore. Pensavo dovessi vendicare la tua morte prima o poi...- le dissi.  Ma perchè non mi stavo zitto? Facevo più bella figura!
-povero Mike... sarà andato su tutte le furie- disse lei, ripensando a come gliel'avevo strappata dalle braccia.
-mi detesta con tutte le sue forze!- dissi io, quasi divertito.
-tu non lo puoi sapere.- mi disse lei, ma ad un tratto non parve più tanto convinta.
-la sua espressione era inconfondibile.- le dissi.
-ma... come hai fatto a vedermi? Pensavo avessi marinato la scuola..- mi chiese confusa. In effetti a mensa era quello che avevo lasciato intendere.
-ero in macchina, ascoltavo un cd.- le dissi, risposta normalissima per far mettere a tacere tutti i suoi sospetti.
Tornò l'infermiera con un impacco ghiacciato che adagiò sulla fronte di Bella.  -ecco qui. Mi pare che va meglio.- le disse.
-si.- le rispose timidamente.  Non fece in tempo a farla sdraiare di nuovo che si affacciò dalla porta la signorina Cope dicendo che c'era un altro superstite.  Lei saltò giù dalla branda con due secondi e restituì l'impacco all'infermiera dicendo che non ne aveva più bisogno.  In quel momento qualcosa mi colpì forte alla gola. Non era l'odore di Bella, anzi quello era niente a confronto.  Era sangue.
-Oh merda.- dissi -Bella, esci, torna in segreteria.- le dissi, affrettandomi a seguirla. Mi guardò sorpresa: -fidati, vai.- la incitai.   Dovevamo uscire immediatamente. Io, almeno.
Stranamente anche lei mi obbedii poco prima che Mike e Lee entrarono nella stanza. Si era sentita male per aver visto il suo sangue.
Schizzammo via dall'ambulatorio e ci accomodammo in segreteria.
-Wow, mi hai obbedito all'istante.- le dissi. Ero veramente sorpreso.
-Ho sentito odore di sangue.- mi disse.  Oh, anch'io. Ma come... aveva sentito l'odore?
-l'odore del sangue non si sente.- le dissi per mandarla fuoristrada.
-Oh, si, io si che lo sento.  Proprio per questo mi dà la nausea. Sà di ruggine e sale.- disse, provando a decifrare quell'odore.  Wow.  Anch'io percepivo la stessa cosa.  Solo che per me era dolce, era il mio cibo.  Per lei era una schifezza.  La fissai. 
-che c'è?- mi disse, infastidita dal mio sguardo.
-niente.- mi affrettai a dire e guardai nella direzione della porta dell'infermeria, dalla quale pochi attimi dopo uscì Mike, squadrandoci.
-Sembra che ora tu stia meglio.- disse a Bella, pieno di odio nei miei confronti.
-basta che tu tenga la tua mano in tasca.- gli rispose Bella.
-Torni a lezione?- le chiese.  Che stupido.
-Sei matto? Farei subito dietrofront per tornare qui!- le rispose lei, dando vita ai miei pensieri.
-ah.. ok.- disse lui, lanciandomi un'occhiataccia.-allora alla fine ci verrai questo fine settimana alla spiaggia?-
Si, ho già detto che ci sarò.- gli rispose lei calma. Dove cavolo dovevano andare? E in quale spiaggia? Magari a La Push, dove ci sono i licantropi ed io naturalmente li non sarei stato il benvenuto
-Ok, allora appuntamento davanti al negozio di mio padre alle dieci. Ci vediamo dopo a ginnastica.- le disse.  Cercava di non farsi sfuggire troppi particolari. L'invito non era esteso anche a me.  Si, a La Push.  Bene, Bella se la dovrà cavare da sola questo weekend, ed io dovrò consultare il mio psicologo di famiglia, Jasper, per farmi aiutare a stare calmo.
-Si, ci vediamo..-disse lei, e poi dopo che se ne andò lui aggiunse -no... ginnastica!-
Si, in effetti non era in condizioni di andare a ginnastica. Mi venne in mente un'idea.
-Ci penso io.- dissi. Mi avvicinai al suo orecchio e le sussurrai: -siediti e impallidisci.-.  Era bravissima a farlo, le veniva benissimo.  E poi era ancora più facile visto che era ancora spossata dallo svenimento di poco prima.  Intanto io mi avvicinai alla signorina Cope.
-Mi scusi?  Senta, la prossima lezione di Bella è in palestra e io non credo che stia abbastanza bene per andarci. Anzi, penso sia più opportuno che la riaccompagni a casa. Potrebbe prepararle una giustificazione?- le chiesi gentilmente, lei guardò un attimo Bella e annuì.
-La preparo anche per te Edward?- mi chiese
-No, grazie, ho la professoressa Goff, per lei non dovrebbe essere un problema.- dissi.  L'avrei portata più in là, quella e' talmente tonta che nemmeno si accorgera' che non sono in classe.
-Ok, allora e' tutto a posto, Bella va meglio?- chiese la Cope. Bella annui, io mi avvicinai a lei pronto a prenderla in braccio se sarebbe servito.
-Riesci a camminare oppure preferisci che ti prenda ancora in braccio?- le chiesi.
-cammino.-. Si alzo' di scatto, era un po' traballante ma aveva riacquisito colore. Le aprii cortesemente la porta per farla uscire e la vidi sorridere quando la pioggerella che era nell'aria le bagno' la faccia ancora sudata. Sembrava godersi l'umidita' per una volta. Anch'io stranamente ero contento. Starle vicino mi rendeva felice, ancor di piu' se lei aveva un sorrisone stampato in faccia. -grazie- mi disse, quasi spaventandomi: -vale la pena di ammalarsi per saltare ginnastica!- continuo' allegra. Io anche ero contento di non dover seguire la lezione di quella rincoglionita della Goff. Ne era valsa la pena.
-quando vuoi!- le dissi facendole l'occhiolino: -e allora sei in partenza questo sabato?- Non rispose, sembrava speranzosa. -e.. dove andate di preciso?- dissi guardandola negli occhi.
-a La Push, a First Beach- disse. Si, le si leggeva in faccia che voleva che anch'io mi unissi alla loro gita. Ma purtroppo io non ero il benvenuto in quella terra. Il patto stretto con i Quileute era sacro per noi, e noi Cullen ci siamo e continuiamo da sempre impegnati al rimanere sempre nei nostri confini, a non invadere il loro territorio. Non saro' io a rompere il patto, assolutamente no.
Sorrisi a Bella, lanciandole un'occhiata di sottecchi. -non mi pare di essere stato invitato.-
Lei sospiro': -ti sto invitando ora.- mi disse, confermando le mie teorie. Dovevo assolutamente trovare una scusa per evitare l'invito.
-ehmm, penso che io e te non dovremmo andare oltre per questa settimana. Rischiamo di far saltare i nervi a Mike.- esclamai.
-oh, gia'... povero Mike.- . Arrivammo al parcheggio e vidi Bella dirigersi da tutt'altra parte, non alla mia Volvo. Stava andando dal suo pick up, pensai pero' di trattenerla per il giubbotto, non era in condizione di guidare. -dove stai andando?- le chiesi, sempre trattenendola. Si giro' di scatto squadrandomi e fissando la mia mano che stringeva la sua giacca -a casa, ovviamente.- disse seccata.
-Ma che non hai sentito? Ho promesso di riportarti a casa sana e salva, non puoi guidare in quelle condizioni.- le dissi indignato.
-Ma quali condizioni? E il mio pick up?- ribatte' infastidita.
-te lo faccio riportare da Alice dopo scuola.- . A quel punto iniziai a trascinarla delicatamente per il giubbotto fino alla mia macchina, mentre lei si dimenava e diceva 'mollami', la lasciai andare solo quando era davanti lo sportello, dove naturalmente inciampo', dicendomi -prepotente!-. Lo so', ma io mica posso lasciarti andare cosi'!
-e' aperto.- dissi, indicando lo sportello. Intanto entrai in macchina, lei rimase fuori, appoggiata allo sportello, si stava inzuppando tutta.
-sono perfettamente in grado di guidare fino a casa!- disse lei indignata.
-Sali Bella, per favore.-. Non rispose. Rimase li immobile, guardando il suo pick up. Capii che stava calcolando le possibilita' di raggiungerlo, anche se era consapevole dell'impossibilita' della cosa: -Tanto ti riprendo.- le dissi. Finalmente si convinse ad entrare. Il suo odore pervase la mia macchina. Intanto maneggiavo le manopole del cruscotto, alzando il rlscaldamento e abbassando il volume della musica. Ad un tratto parve riconoscere la melodia.
-Claire de la lune?- chiese stupita.
-conosci Debussy?- le chiesi, altrettanto stupito. Di solito a quest'eta' non si ascolta musica classica. Io sono novantenne, e' diverso. -non bene. Mamma ascolta molta musica classica ed io riconosco solo i miei preferiti.- -oh, e' anche uno dei miei preferiti.- le dissi sorridendole. Quindi ci rilassammo un po' con quelle note dolci di sottofondo, persi fra i nostri pensieri. Fui io ad interrompere quel silenzio.
-com'e' tua madre?-. Dissi guardandola con curiosita'. Parve confusa.
-Mi somiglia molto, ma e' molto piu' carina.- ne dubito fortemente Bella, pensai: -io ho troppo in comune con mio padre. Lei e' piu' estroversa e piu' coraggiosa. Ed e' anche molto irresponsabile ed eccentrica, ed un'imprevedibile cuoca. Ed e' la mia migliore amica.- si fermo' di colpo. Io intanto provavo ad immaginarmi Renee.
-quanti anni hai, Bella?- dissi, abbattuto. Spensi la macchina, ormai eravamo arrivati a casa sua.
-diciassette.- disse confusa.
-non li dimostri.- in effetti sembrava una quindicenne. Rise. Mi prese contropiede quella risata improvvisa. -che c'e'?- le chiesi curioso.
-Niente, e' che mia madre dice sempre che di cervello ho piu' anni di quel che ho nella realta'. Quando sono nata ne avevo gia' trentacinque, adesso saro' alla mezza eta'!- disse. Si, era piu' intelligente rispetto a quelli della sua eta', concordo pienamente con Renee. -neanche tu hai l'aria di uno del terzo anno- disse. Non capivo se era in senso buono o cattivo, quindi cambiai discorso.
-come mai tua madre si e' sposata con Phil?-. Stavo diventando sempre più invadente, ma ero troppo curioso ed era cosi' bello sentirla parlare!
-Mia madre si sente piu' giovane della sua eta'. Phil la fa sentire ancora piu' giovane e poi e' pazza di lui!-
-e tu approvi?- le chiesi. Volendo lui poteva essere da fidanzato a Bella.
-ehmm..a me basta vederla felice.-
-pensi che si comporterebbe allo stesso modo con te?-
-penso di si.. dove vuoi arrivare?- chiese, non capendoci piu' niente.
-quindi niente ragazzi spaventosi.- volevo vedere se davvero potevo essere il ragazzo ideale per lei.
-in che senso spaventosi? Con piercing o tatuaggi?-
-anche quelli... pensi che io potrei essere spaventoso?- le chiesi, curioso della sua risposta.
-mmm... penso che potresti esserlo se lo volessi...-
-in questo momento hai paura di me?- ecco la domanda piu' difficile. Speriamo bene.
-no.- disse decisa. Sorrisi sollevato. Non le facevo paura, nonostante tutto. -raccontami qualcosa tu della tua famiglia ora.- disse. Merda, alcune cose non dovevano uscire assolutamente.
-Cosa vuoi sapere?- chiesi freddo.
-è vero che i Cullen ti hanno adottato? Cos'è successo ai tuoi genitori?-
-Si mi hanno adottato, i miei sono morti parecchi anni fa. Non ricordo granchè di loro. Considero Esme e Carlisle i miei genitori.-. In verita' io mia madre la ricordavo benissimo. Quanto mi manca...
-oh, mi dispiace.- disse lei -e i tuoi fratelli?- Eh no, quante cose vuoi sapere Bella. Decisi di sviarla. Lanciai un'occhiata all'orologio del cruscotto: -oh, i miei fratelli, oltre Jasper e Rosalie penso che si arrabbieranno molto se non li vado a prendere.- dissi. Che tempismo!
-oops, scusa se ti ho trattenuto, sei in ritardo...- disse. Non voleva scendere e nemmeno io volevo che lo facesse.
-e sicuramente vorrai indietro il tuo pick up prima che l'ispettore torni a casa e che dovrai dargli delle spiegazioni sulla lezione di biologia...-
-gia'.- mi porse le chiavi. Le avrei date subito ad Alice, non volevo metterla nei guai o in imbarazzo.
-allora divertiti alla spiaggia questo sabato. Vado in campeggio con i miei questo fine settimana.- dissi.
-ah, quindi non ci vediamo...- disse cupa. Come la capivo... -allora buon divertimento!- mi disse. La ringraziai.
-ah un'altra cosa- dissi, bloccandola prima che uscisse: -per favore non metterti nei guai questo weekend.. mi sembri il classico tipo che attira gli incidenti come una calamita.. per favore, sta attenta, fallo per me.- la implorai. Che palle non poterla seguire!
-ci proverò- disse, uscì facendo la finta arrabbiata e sbatté la portiera forte, tanto che scoppiammo in una risata tutti e due. Io mi avviai velocemente verso scuola, sicuramente dovevo sorbirmi uno di quegli interrogatori alla Cullen. 

Capitolo 13: Week-end.
Arrivato a scuola parcheggiai la macchina al mio solito posto, ero in anticipo di qualche minuto. Mi inebriai di quell'odore intenso di lavanda che c'era nell'abitacolo, non aprii nemmeno i finestrini per farlo uscire. Volevo iniziare ad abituarmi all'idea di averlo sempre addosso, volevo abituarmi ad avere quel dolore alla gola quando esso penetrava dalle mie narici, volevo imparare a controllare la mia sete, molto più di come già stavo facendo.  Mi persi nei miei sogni ad occhi aperti, ai ricordi che legavano me e Bella, di quei pochi momenti passati insieme. Intanto pensavo alla piacevole idea che ce ne saranno altri, ormai non avevo la minima intenzione di lasciarla andare.  
Sapevo però anche che questi discorsi erano da codardo. Insomma, facevo di tutto per far felice me stesso, ma a lei non pensavo? Non pensavo alla sua fragilità? E' umana, io sono un vampiro... come potrebbe funzionare fra noi?
Io provavo un'anormale attrazione per lei. Non mi era mai successo di innamorarmi in questo modo, a questo punto non sò nemmeno se le altre volte ero davvero innamorato, sicuramente così non l'avevo mai provato. Mi attraeva tutto di lei: la sua voce, quegli occhi color cioccolato, il suo corpo magro e minuto... e poi la notte, la notte mi faceva impazzire ancora di più poterla veder dormire beata nel suo letto, spettinata, tutta contorta in quel lettino decisamente troppo piccolo. Mi piaceva vederla mentre sognava e poi la mia contentezza raggiungeva l'apice sentendola pronunciare il mio nome. E li mi chiedevo che ruolo avessi io: ero parte dei suoi sogni o dei suoi incubi? E poi lei cosa pensava di me, anzi, pensava a me?
E pure dalle sue scarse risposte non potevo capir molto. Era indecifrabile, non capivo se anche lei provava attrazione oppure io ero come un ragazzo qualsiasi, come Mike Newton. No, aspetta, a Newton non mi ci paragono. Provavo a mettere a confronto alcune sue risposte e espressioni con quelle di altre coetanee o di altre persone per provarle a decifrare, ma niente, non ne venivo a capo. Era frustrante non poterle leggere nel pensiero, l'unica volta che mi serviva questo potere non lo avevo a disposizione. Incredibile.
Chissà se anche lei come Jessica Stanley o le altre ragazze della scuola fantasticava su noi. Magari di inciampare e di cadere nelle mie braccia, poi guardarmi e magari darmi un bacio... Edward, ma che stai dicendo? Dovevo smetterla di pensare a cose del genere, non era proprio il caso data la situazione! 
Eppure se ci ripensavo, la prospettiva era buona. Sicuramente con la Stanley mi avrebbe fatto schifo l'idea, ma con Bella invece no. Anzi, era piacevole.  Mi stupivo ogni tanto di desiderare di starle sempre più vicino, di abbracciarla, magari, perchè no, baciarla.  Non potevo pensar così, era contorto. Era contorto perchè in ogni momento lei standomi vicino si avvicinava alla morte, ogni istante rischiava la sua vita, poi anche perchè non avevo dimenticato la sua reazione al tocco della mia mano fredda: si era ritratta. Perchè, perchè ero così maledettamente forte, freddo e duro? Perchè ero un vampiro e non un essere umano? 
In quei momenti mi pentivo di essere così come sono, invidiavo qualunque essere umano, a cui batteva il cuore e circolava sangue nelle vene, aveva un corpo caldo e non rischiava di mettere a rischio la sua specie facendo atti sovrannaturali, aveva una forza nella norma e si poteva innamorare tranquillamente, non rischiava di uccidere la propria ragazza da un momento all'altro. Aspetta, aspetta: Bella non è la mia ragazza. Vabbè fattostà che comunque un essere umano non ha sete di sangue perciò non gli viene l'acquolina in bocca stando con gli altri. Ma il sangue di Bella, quel sangue era speciale. Era dolce, dolce come lei, e mi tentava da morire.  Ma nonostante tutto sapevo che mai e poi mai le avrei fatto del male ma piuttosto protetta dai pericoli. 
Ero talmente perso nei miei pensieri che non sentii arrivare i miei fratelli e sussultai quando aprirono le portiere.
-Buuh!- urlò Emmett, ridendo.
Vidi Alice affacciarsi nel finestrino con la mano tesa verso di me. Le servivano le chiavi del pick up di Bella, ovvio.
-Ho visto solo che dovevo riportarglielo, dopo mi spieghi perchè è rimasto a scuola. Seguimi con la macchina, dai.- disse, prendendosi le chiavi.
Quando gli altri furono tutti in macchina si accorsero che c'era un'odore molto forte di essere umano, dovetti aprire a malincuore i finestrini per farlo uscire, mi stavo iniziando ad arrabbiare visto che stavano fantasticando sul sangue di Bella.
-Smettetela per favore.- grugnii. Non potevo sopportarlo.
-ee... perchè c'è questo fantastico odore di cibo nella tua macchina?- chiese Emmett, provocandomi. Mi uscii un piccolo ringhioo.
-stà calmo, scusa, non volevo offenderti!- ribatté. "e a cosa ti saresti dedicato precisamente nell'ora di lezione della Goff?"
-ahh... ho fatto l'infermiere. Lavori socialmente utili.- dissi sorridendo. Emmett ricambiò.  Sentii Rosalie sbuffare, mi stava lanciando imprecazioni a tutto spiano, non sopportava l'idea che Bella fosse stata con me tutto quel tempo.
-mi spieghi qual'è il tuo problema, Rose?- le chiesi irritato.
"fatti i cazzi tuoi." rispose col pensiero. Continuava a lanciarmi imprecazioni, però nonostante tutto continuava a non farmi capire perchè ce l'aveva così tanto con Bella e perchè non appoggiava la nostra amicizia.
-ma che succede?- ci chiese Emmett, squadrandoci.
-non lo sò, lasciamo perdere.- gli risposi. Era meglio ignorarla in quei momenti.
La persona che in quel momento però mi stava facendo preoccupare di più era Jasper. Si sà che è l'ultimo arrivato in famiglia e quindi l'unico che ancora non si è abituato del tutto al nostro stile "vegetariano", però stava fantasticando troppo, e i suoi sogni erano un pò macabri.
-Jasper, basta.- dissi. Parve calmarsi un pò. 
Io accesi il motore e mi avviai verso casa Swan, dovevo prendere Alice. Parcheggiai un pò distante da casa sua, aspettai che Alice consegnasse le chiavi a qualcuno e intanto guardavo in direzione della camera di Bella, per vedere se si era affacciata. Ma niente, non si sapeva nemmeno se ci aveva sentito arrivare visto che pioveva talmente tanto forte da oscurare qualsiasi rumore o suono. 
Quando Alice salì in macchina, sfrecciammo per le strade deserte di Forks fino ad arrivare al garage di casa nostra. Lì ognuno faceva quello che più amava fare, eravamo liberi a casa.
Rosalie cambiava canale ogni due secondi, era arrabbiata nera e non si capiva il perchè, Emmett e Jasper giocavano a scacchi, Esme e Alice disegnavano vestiti. Io invece navigavo un pò su internet, immerso nei miei pensieri. Ad un certo punto vidi che Alice, Emmett e Jasper si erano messi tutti sul tavolo dove ero seduto anch'io. Capii che era l'ora dell'interrogatorio.
-interrogatorio time, fratello.- disse scherzoso Emmett.
-ahh, chissà com'è me l'aspettavo.- dissi. -dai, partite con le domande.-
-uhmm... perchè non sei andato alla lezione di biologia e poi hai saltato pure quella della Goff?- chiese Jasper. 
-lezione sui gruppi sanguigni, non era il caso di parteciparvi.-
-ahh, giusto. Hai risparmiato qualche vita almeno.- disse con un sorriso furbo Emmett.
-eee... Bella? Cosa c'entra Bella?!!- chiese tutta eccitata Alice.
-Bella? Uhmm... si, si è sentita male vedendo e sentendo l'odore del sangue, l'ho accompagnata in infermeria,-
-ahh, bella coppia!! Tu adori il sangue, lei lo odia!- esclamò Emmett. Trovava divertente un fatto che invece per me era quasi un problema.
-...una domanda, eh.. ma come fai a starle così vicino? Io quando sono entrato in macchina stavo già impazzendo!- esclamò Jasper.
-Jazz, ci vuole solo un'altissima dose di esperienza, calma e autocontrollo, e Ed è bravissimo a tirarle fuori tutte e tre insieme.- gli spiegò Alice. 
-vabbè, e quindi dopo aver fatto l'infermiere l'hai riaccompagnata a casa, giusto?- chiese Emmett.
-si.-
-niente più?- 
-no Emmett, abbiamo parlato un pochino, ma tranquilli che siete tutti al sicuro.-
-ci fidiamo di te.- disse Alice.
-possibile che nessuno veda la gravità della situazione? Edward è innamorato di un'umana! Merda, siamo vampiri, se lei venisse a scoprire tutto sarebbe un casino!! E specialmente, se dovesse finir male? Come la mettiamo, eh?- urlò dall'altra stanza Rosalie. Era davvero arrabbiata e preoccupata.
-stà tranq...- disse Alice, ma lei la ignorò totalmente, andandosene in un'altra stanza.
-vado con lei.- disse Emmett.
Io invece, finito l'interrogatorio, me ne andai un pò al mio pianoforte. Era da un pò che non mi mettevo a suonare, forse era ora di ricominciare.  Suonai un pò di classici, Esme era felicissima che mi fossi rimesso davanti al mio pianoforte, adorava quando suonavo.
Iniziai a premere delle note che ultimamente mi giravano spesso in testa, una dolce melodia, mi era venuta in mente stando con Bella. Era ancora meglio di come l'avevo immaginata.
-cos'è?- chiese Esme, mettendosi dietro a me.
-non sò, una specie di ninna nanna.-
-ahh... è dedicata a qualcuno in particolare?-. Si, a Bella. Era lei la mia musa ispiratrice, vedendola dormire mi era venuta in mente questa melodia.
-può essere...- dissi. 
"Sono felicissima per te, sò che è rischioso ma fa ciò che ti dice il cuore. Se lei è la persona giusta allora provaci, hai buone possibilità. Andrà tutto bene, sei una brava persona Edward. Fidati di me." pensò lei. Mi girai e le sorrisi.
Rosalie si arrabbiò ancora di più, aveva capito a chi era dedicata la ninna nanna. E finalmente capii: era gelosa di Bella, gelosa che io provassi un'attrazione così grande per un'umana e non per lei, lei che era abituata da sempre a stare al centro dell'attenzione. Era una cosa terribilmente stupida. Risi, lei mi guardò torvo pensando "stronzo!" e se ne andò.
Intanto Alice si era messa vicino a me e aveva aggiunto qualche nota alla ninna nanna. Voleva aggiungerne altri ma decisi che bastava così, era perfetta.  Per ringraziarle della collaborazione suonai i pezzi preferiti di Alice e la canzone che avevo composto per Esme e Carlisle, erano felicissime.
Il week-end passò in fretta, così, io ero preoccupato per Bella, chissà com'era andata la giornata in spiaggia.  
La domenica pomeriggio andai a caccia con Emmett, dopo esserci rifocillati un pò ci mettemmo seduti su un tronco d'albero e parlammo.
-insomma, ti stai innamorando.-
-si, sembra proprio di si. Ma mi preoccupa quest'amore.- dissi.
-ti preoccupa? Non c'è niente di cui preoccuparsi Ed. Insomma, se il controllo non l'hai perso finora perchè lo dovresti perdere adesso? basta solo mantenere le distanze di sicurezza, tutto qui.-
-la fai semplice tu. Sono più i rischi che tutto il resto... potrei azzannarla da un momento all'altro, basta solo perdere il controllo un attimo, potrei farle del male anche solo dandole la mano, la mia è ghiacciata e dura, e poi per non parlare di un abbraccio o di un bacio! Per lei sarebbe come stringere una statua al polo nord.-
-io non penso che sia così, ma vabbè, se lo dici tu.  E poi penso che prima o poi sia indispensabile che voi vi tocchiate, si abituerà e ti abituerai anche tu, vedrai.-.  Lui stava parlando non solo di un semplice contatto con la mano, ma proprio un contatto fisico intenso. Era un pò prematuro pensar così, ma lui era talmente abituato ad aver determinati rapporti con Rose che gli veniva spontaneo parlar così.
-quello che dici è un pò prematuro.- dissi. 
-giusto. Era per farti capire.-. 
Io intanto mi ero perso di nuovo nelle mie fantasie, non vedevo l'ora che fosse notte per andare a trovare Bella, per vedere se era tutto a posto. Non la vedevo da quasi due giorni ed ero preoccupatissimo.
-a cosa pensi?- chiese Emmett, riportandomi nella realtà.
-a lei. Penso che dovrei andarla a trovare, ne ho bisogno.-
-ah, capisco. Mangiamo un altro pò e poi vai, ok?-
-d'accordo.-
Mi misi in forze, poi verso le due della notte andai a casa di Bella, con agili movimenti che ormai mi ero abituato a fare entrai dalla finestra. Lì mi sentii a casa.  
Ero felice. Lei era felice, dormiva tranquilla nel suo letto, raggomitolata fra le coperte.  Mi lasciai invadere dal suo odore che puntualmente prendeva la mia gola, mi bruciava, però un pò di meno delle altre volte. Evidentemente mi stavo abituando.
Mi misi seduto sulla finestra e la osservai meglio: aveva i capelli spettinati, come se si fosse rigirata nel letto più volte, presa da qualche incubo. Aveva anche un graffio sulla mano, chissà cos'era successo. Probabilmente era inciampata da qualche parte, com'era solito fare. Avevo un ardente desiderio di mettermi accanto a lei, di seguire il contorno del suo corpo con un dito, di sentire il suo caldo e profumato respiro addosso,di sfiorare le sue labbra con le mie...  Cercai di controllare i miei pensieri, stavo fantasticando troppo e su cose troppo rischiose da fare.
La notte come al solito finì troppo in fretta, perciò all'alba le dissi "Buongiorno Bella" con un gran sorrisone stampato in faccia e uscii senza fare alcun rumore dalla finestra.  
La cosa che mi colpì era la scia quasi del tutto svanita di Bella che si dirigeva verso il bosco. La seguii, si interrompeva su un tronco. Mi misi seduto lì dove in teoria si era messa anche lei il giorno prima. Chissà cos'era andata a fare lì, la cosa più frustrante era non poterle chiedere niente, anche perchè "senti, ma ieri cosa sei andata a fare nel bosco, seduta su un tronco, ho seguito la tua scia e mi ha incuriosito la tua meta" era una domanda un pò improbabile, oppure sembrava che l'avessi pedinata.
Perciò lasciai perdere e me ne tornai a casa a prepararmi per poi tornar a scuola. Più che altro mi consolava l'idea che l'avrei rivista e che magari avremmo riparlato.

Capitolo 14: Una serata a Port Angeles. (Parte 1/2)
 
Arrivai a casa in fretta e furia, dovevo cambiarmi per andare a scuola, per rivedere Bella. Ma mentre mi dirigevo verso la mia stanza Alice mi bloccò.
-dove stai andando così di fretta?- mi chiese. Alzai un sopracciglio.
-a scuola, ovviamente.-
-a scuola? Direi che non è il caso visto che c'è un sole che spacca le pietre oggi.-. Oh no. Quello era uno di quei rari giorni in cui Forks poteva vedere la luce del sole. Non era il caso di esporsi e di far vedere a tutti come sbrilluccicavo (che cosa tremendamente schifosa), forse era meglio se me ne rimanevo a casa.
-merda però. Volevo rivedere...- dissi senza finire la mia frase. Si sapeva bene chi volessi vedere.
-...Bella. Si lo sò, ma oggi non si può.-. Ebbe una visione, capii che ero io ad avergliela provocata.
-e tu vorresti andare nei dintorni di scuola solo per sentire attraverso voci e pensieri se Bella stà bene? Tu sei pazzo Ed. Fai come ti pare, io non sò davvero che dirti.- disse andandosene.  Era proprio questa la mia idea: andare a scuola, o almeno rimanere nei pressi, e ascoltare tutti i pensieri e le voci che hanno a che fare con Bella, magari avevo la fortuna di ascoltare anche quella sua. Sapevo che rischiavo di essere visto, ma io avrei corso il rischio, ne valeva la pena. Al limite sarei scappato.
Mi diressi verso le chiavi della Volvo, ma poi ci ripensai, insomma, la mia macchina non passava tanto inosservata (che poi non aveva niente di che, ma va bene, gli umani la pensano in modo molto diverso da noi), sicuramente mi avrebbero visto. Perciò decisi di correre, la cosa che mi veniva meglio da quando ero diventato un vampiro.
Mi avviai verso la porta, Esme mi guardò preoccupata.
-Edward, dove stai andando? C'è il sole oggi, non possiamo uscire.-
-lo sò Esme. Devo andare a scuola, o almeno, nei dintorni.-
-ah. Stà attento per favore.- mi disse, implorante.  Salutai tutti e mi avviai a passo lento verso scuola, mano a mano accelleravo, correvo, mi arrampicavo sugli alberi, facevo salti.
Mi dava un senso di libertà, ero felice. Intanto sognavo. Sognavo di tenere stretta fra le mie braccia una creatura dagli occhi color cioccolato e i capelli neri, sentire la sua pelle calda bruciare a contatto con la mia, di riuscire a resistere a quell'odore così dolce che mi pungeva alla gola. Stavo sognando troppo, e specialmente stavo sognando di un'umana. Era contorto, ma non potevo farne a meno. Lei era diventata una specie di droga per me, non potevo separarmene. 
Arrivai in tempo a scuola, scrutai i pensieri per provare a capire dove si trovava lei e poi mi nascondevo nel posto più vicino possibile, per poterla ascoltare. La trovai nel parcheggio, stava ripassando qualcosa, quando all'improvviso irruppe quel deficiente di Newton. Ma io dico, perchè non la lasciava in pace? Lei più di una volta gli aveva fatto capire che non era interessata ai suoi continui richiami, vedevo che era a disagio quando si trovava con lui. Eppure mi stupivo ancora dei suoi pensieri, erano così fottutamente stupidi!! Pensava che con una settimana ci si poteva mettere insieme, pensava di invitarla a fare un giro insieme e poi magari portarla al ballo di fine anno. Ma lei non mi deluse: già gli aveva detto di no per il ballo (motivo oscuro...), adesso invece quando lui le chiese se voleva fare un giro in sua compagnia lei le rispose subito di no, piuttosto di andarsene dalla Stanley che era chiaramente innamorata di lui. La vidi innervosirsi quando lui le sistemò una ciocca di capelli dietro l'orecchio, mi frenò solo il fatto che ero lì in incognito, sennò gli sarei saltato molto volentieri addosso.
Mi resi conto solo un pò più tardi di ciò che stavo pensando: volevo far del male ad un ragazzo perchè stava facendo compagnia ad un'umana che per me pian piano stava diventando sempre più speciale. Insomma, non che mi dispiacesse dare una bella lezione a Mike Newton, ma era un pensiero davvero contorto! Anzi no... si trattava di... gelosia. Esatto. Ero geloso. Non sapevo se definirlo un bene o un male però.
La giornata passò molto lentamente, mi spostavo ogni volta che Bella cambiava classe, e ogni volta beccavo i discorsi di quell'ingenua di Jessica Stanley, una volta il ballo, e una volta un'invito che Bella continuava a lasciare in sospeso... insomma, era una macchinetta che non la finiva più di parlare! Sicuramente Bella sarebbe tornata a casa col mal di testa, non mi meraviglio che continuava a rifiutare l'invito ad andare insieme a lei, Angela e Lauren nel tardo pomeriggio a Port Angeles, non si sopportava proprio!
Però davvero continuavo a non capire perchè rifiutasse l'invito. Forse perchè non le piaceva lo shopping? Forse perchè non aveva voglia di stare con le sue nuove amiche? O forse perchè aveva qualcos'altro per la testa? Boh. Fattostà che quando andarono a mensa la vidi girarsi più volte verso il tavolo che di solito occupava la mia famiglia, e più lo guardava e più si rattristava. Avrei dato di tutto per poterle leggere la mente in quel momento: chissà se mi stava pensando, e se mi pensava, cosa stava pensando di me. Magari stando a La Push il sabato aveva scoperto qualcosa su di noi... ma noo, i Quileute credono alle leggende, sanno del nostro patto, ma non rivelerebbero mai niente, specialmente agli estranei. Considerano il nostro patto sacro, e non intendono violarlo, almeno non per primi.
Poi però le mie riflessioni furono interrotte dalla sua voce, aveva appena accettato l'invito.  Sarebbe andata a Port Angeles quella sera a comprare dei vestiti. E naturalmente ci sarei andato anch'io, in incognito, però l'avrei seguita. Non potevo lasciarla andare da sola. Sarei uscito fuori solo se ce ne fosse stato bisogno.
La vidi andare a biologia, sedersi al nostro posto e vedere la il suo viso rattristarsi ancor di più. Allora il problema ero io. Merda. Sarebbe stato tutto molto più semplice se io mi fossi seduto lì accanto a lei, come sempre. Chissà cosa le passava per la testa, cosa provava per me in quel momento. Era sempre più frustrante non poterle leggere nella mente, specialmente in certi casi. 
Decisi di tornarmene a casa, sarei andato a Port Angeles verso le sette e mezza, le avrei seguite senza farmi vedere. Mi sentivo molto più tranquillo così.

Capitolo 14: Una serata a Port Angeles. (Parte 2/2) 

Tornato a casa c'era Alice che mi aspettava a braccia conserte.
-e insomma ora prendi decisioni senza nemmeno consultarmi.- disse, dandomi il benvenuto.
-ciao Alice, sono felice anch'io di rivederti.- dissi ironico.
-non stò scherzando Edward. Vuoi davvero seguirla questa sera? Insomma, lasciale un pò di libertà, penserà che sei uno stalker se continui così!-
-il tuo discorso non fa una piega, Alice, ma il fatto è un altro: chi mi assicura che oggi a Bella non succeda niente? Tu? No, le tue visioni cambiano di volta in volta. E visto che nessuno mi dà la certezza che lei sarà completamente al sicuro e che a Port Angeles posso andare, io stasera vado, in incognito come oggi a scuola, ma vado.-
-va bene, fai come vuoi, non sò che dirti. Comunque se ti può interessare le ragazze vanno alle quattro in città.-. Con Alice era impossibile litigare, la perdonavi o ti perdonava dopo due secondi.
-bene, grazie, significa che mi muoverò prima.- dissi. -sai farmi una piccola previsione della serata?-
-no, per ora no, mi dispiace. Sò solo che probabilmente vi incontrerete, però non sò dirti il motivo.-
-ah, bene. Se ci incontriamo vuol dire che ci saranno guai nei paraggi.- pensai. Si, io dovevo intervenire solo se ci sarebbero stati guai in vista e se Alice mi aveva detto che ci incontravamo significava che doveva succedere qualcosa.
-non è detto.. io non posso dirti altro, mi dispiace.-
-si, lo dico io. Io interverrò solo in casi di urgenza, se tu vedi che ci incontriamo significa che qualcosa succederà.-
-va bene, non farti i film prima del tempo, quando sarai a Port Angeles esaminerai la situazione e vedrai cosa succederà.- disse.
-Alice, per favore: se hai delle visioni chiamami immediatamente, potrei arrivare in tempo e evitare i guai.-
-okay fratellino, d'accordo, ma adesso rilassati. Mi sembri un pò stressato e in ansia.-
-Alice, mi pare normale data la situazione. E poi da quando tu mi hai detto che ci dovremo incontrare mi stai facendo preoccupare ancora di più.-
-Jaspeer?- urlò lei. Avevo capito che voleva farmi rilassare con lui.
-si amore?- le rispose
-serve uno psicologo qui, vieni a tranquillizzare Edward!-
-arrivoo!-
Passai il pomeriggio a parlare con Jasper, Alice e Emmett, Rosalie non voleva sapere niente che riguardasse Bella o la mia attrazione per lei. Mi ignorava completamente, anch'io facevo lo stesso.
Per le quattro e qualcosa uscii da casa,prendei la macchina e con poco tempo arrivai in città, andai vicino al negozio di vestiti che mi aveva detto Alice, trovai tutte le ragazze lì, stavano scegliendo i vestiti per il ballo della scuola.  Provai ad ascoltare le loro conversazioni. Sentii la sua voce. Stava dicendo che a Phoenix non aveva mai partecipato a un ballo perchè nessuno l'aveva mai invitata. E poi uscì fuori che Tyler a scuola stava dicendo che al ballo sarebbe andato con Bella, la mia Bella. Sono contento che lei smentì subito, stavo già pensando ad un modo per annientarlo.
Mi accorsi che Bella dava solo pareri sui vestiti delle amiche ma che non provava niente. Più che altro mi colpì la domanda che fece alla Weber: "Ehm Angela... è normale che i Cullen si assentino così a lungo?". Che cosa? Stava chiedendo di noi? Era preoccupata per NOI?
Sentì l'amica che le rispondeva che di solito nelle giornate di sole noi andavamo a fare delle gite con i nostri genitori, questa era la bugia che avevamo dovuto diffondere per giustificare la nostra assenza nelle rare giornate assolate di Forks.
Chissà cosa le importava di saperlo...
I miei pensieri furono interrotti dalla chiamata di Alice, aveva appena avuto una visione.
-cosa c'è Alice? Che hai visto?-
-Bella fra cinque minuti si allontanerà dal negozio per andare in una libreria, forse è il caso che tu la segua visto che non c'è bella gente in città, lo sai bene.- disse.
-grazie Alice.- dissi e riagganciai, pronto a seguirla.
La vidi uscire dal negozio, svoltare un paio di vicoli e arrivare nella libreria. Era andata in una libreria quileute, chissà cosa cercava.  Quando uscì però la vidi vagare senza una meta precisa, o forse si. Sembrava si fosse persa. Iniziai a chiedermi se era quello il momento in cui dovevo agire, ma la risposta mi arrivò poco dopo.
Vidi un gruppetto di tipi loschi che la seguivano. Erano stupratori. Oh merda. Capii che di lì a poco sarei dovuto entrare in scena.
-ehilà!- le disse uno. "eccola, l'ho trovata finalmente." pensò.
-ciao..- disse lei istintivamente, la vedevo che però iniziava ad agitarsi.
-dove vai così di fretta?- le chiese un altro. Lei non si girò nemmeno a guardarlo e svoltò qualche vicolo, io presi un paio di scorciatoie e le ero di nuovo a un paio di metri di distanza.  Vidi il cielo scurirsi, come se annunciasse un brutto presagio.
Cazzo, l'avevano raggiunta.
"oggi si fa festa!" pensò uno
"cosa le farei io a questa..."
-ah, eccoti qui!- esclamò uno di quelli.
-ti abbiamo vista prima al negozio di vestiti.-. Lei cercò di trovare una via d'uscita, ma non ce n'era. Io mi stavo agitando ancor di più.
-non toccarmi.- disse lei impaurita.
-ma dove vai bellezza! Vieni a festeggiare con noi!-. Non ce la feci più a trattenermi, i loro pensieri erano insopportabili, quello che le volevano fare era disumano. Decisi di intervenire. Svoltai l'angolo a tutta velocità e con una manovra piuttosto pericolosa inchiodai e aprii la porta del passeggero, ad un centimetro da Bella.
-sali.- dissi furioso. Subito mi riconobbe (che velocità) e si precipitò in macchina, la paura dipinta in volto. Le gomme stridettero sull'asfalto e puntai verso nord, dovevo allontanarmi al più presto da quelle merde, non sò cosa gli avrei fatto.
-allacciati la cintura.- le ordinai. Subito obbedì. Sembrava che si stesse calmando, me ne ero accorto quando era entrata. Era come se fosse felice di vedermi, ma non capivo se era perchè l'avevo salvata da uno stupro di gruppo.
Sfrecciai a tutta velocità per le strade di Port Angeles, saltai parecchi stop, non potevo fermarmi, sarei tornato indietro.
-stai bene?- mi chiese.
-no.- risposi secco. Come potevo star bene se avevo appena salvato in tempo la persona che mi iniziava a piacere da degli stupratori, mettendomi anche a rischio? Aveva ragione Alice: uno stalker, chi poteva arrivare al momento giusto sennò?
-Bella?- dissi cercando di mantenere la calma. Si schiarì la gola.
-si?-
-tu stai bene?- in quel momento dovevo sapere solo che si sentiva al sicuro, anche se era fra le mani di un vampiro, non potevo sopportare l'idea che stesse soffrendo. Parve leggermi nel pensiero e timidamente rispose:-si.-
-ti prego, distraimi in qualche modo.- le chiesi.
-che devo fare?-
-non lo sò, parlami di qualcosa fino a che non vedi che mi stò calmando.-
-Uhmm... penso che domani investirò Tyler Crowley.- sbottò.
-perchè?- io lo sapevo benissimo il motivo, ma sentirla parlare aveva un effetto calmante.
-và dicendo a scuola che andremo al ballo insieme, quando io ho rifiutato. Penso che sia ancora per la storia dell'incidente, pensa che questo sia il miglior modo per scusarsi. E allora anch'io tenterò di ucciderlo, così almeno siamo pari e non avrà ripensamenti.-. Il discorso che aveva fatto era perfetto, non faceva una piega. Ma io non avevo voglia di fare un altro salvataggio, specialmente salvare Crowley, non avrebbe avuto alcun senso e sarebbe solo servito per far arrabbiare ancor di più la mia famiglia.
-così anche Lauren la finirebbe di odiarmi, è gelosa di Tyler, forse dovrei fare a pezzi la sua Sentra, almeno non potrà accompagnare nessuno al ballo...- disse. Amavo ascoltarla, era un ottimo antidoto, mi stavo già dimenticando di ciò che stava per accadere prima.
-m'era giunta voce.- dissi, calmo.
-fino a te?- mi chiese, come se io fossi chissà chi. Poi bofonchiò un'altra cattiveria contro Crowley, stava provando a mettere a punto il suo piano. Io sospirai.
-va meglio?- mi chiese
-non proprio.- non avevo totalmente dimenticato ciò che era successo poco prima, non avevo dimenticato la voglia di tornare da quelli e staccargli la testa. Si era semplicemente attenuata. Fissai il tetto della macchina, sentivo il suo sguardo puntato addosso.
-cosa c'è che non va?- mi chiese a bassa voce.
-Bella, ogni tanto ho qualche problemino di impulsività.- dissi guardando la strada -ma non sarebbe una buona cosa tornare indietro e assalire quei...- mi fermai un attimo, mi stavo infuriando, rischiavo di perdere il controllo al sol pensiero. -perlomeno. E' quello di cui stò cercando di convincermi.-
-oh.- rispose. Non sapeva che dirmi, ovvio. Anche lei non aveva voglia di riprendere quel discorso. La vidi guardare verso l'orologio del cruscotto.
-Jessica e Angela si staranno preoccupando, mi stavano aspettando.- sussurrò.
Puntai verso il centro di Port Angeles, il ristorante dove sarebbero dovute andare a mangiare era La Bella Italia, l'avrei portata lì, volevo assicurarmi che mangiasse qualcosa. Mi infilai velocemente in un parcheggio, vedemmo Jessica e Angela venire a passo svelto verso la mia macchina, volevano sapere dov'era finita e cosa ci facevo io con lei.
-come facevi a sapere dove...- disse, poi scosse la testa. In teoria io non dovevo sapere dove doveva andar a mangiare con le amiche, potevo scegliere qualsiasi altro posto, di ristoranti a Port Angeles ce n'erano molti.
Scesi dalla macchina e le andai ad aprire la portiera.
-cosa stai facendo?- chiese
-ti porto fuori a cena.- dissi, sforzandomi di sorridere.  In verità ribollivo di rabbia, mi allontanai un attimo per riprendere le forze. E lei, e il suo odore, e gli stupratori... qualcos'altro no, eh?
-vai a fermare Jessica e Angela, non ho voglia di rincorrerle per tutta Port Angeles, anche perchè sinceramente non sò se riuscirei a controllarmi se mi imbattessi di nuovo nei tuoi amichetti.- dissi severo. Mi obbedì all'istante, evidentemente le avevo messo paura. Mi sentii un pò in colpa per questo.
-Jessica, Angela!- urlò lei. Le fui subito accanto,vidi le facce delle ragazze passare dal sollievo di averla ritrovata alla sorpresa di trovare me con lei.
-dov'eri?- le chiese Jessica.
-Mi sono persa. Poi però ho incontrato Edward.-
-Vi disturba se mi unisco a voi?- chiesi cordialmente.
-Ehm, no, certo che no!- disse Jessica.
-Uhm... Bella in realtà noi abbiamo già mangiato mentre ti aspettavamo, scusaci..- disse arrossendo Angela.
-non fa niente, non ho fame.- disse lei.
-io penso che invece dovresti mangiare qualcosa.- le dissi. Guardai Jessica e le chiesi, deciso: -vi dispiace se stasera accompagno io Bella a casa? Almeno non sarete costrette ad aspettarla mentre mangia.-
-uhmm, non saprei...- disse, scrutando lo l'espressione di Bella e mordendosi un labbro, vidi lei farle l'occhiolino, Jessica nonostante avesse capito che volevamo stare da soli era ancora esitante.
-Va bene. Ci vediamo domani Bella... Edward.- disse Angela che era stata più sveglia della sua amica. Prese per mano Jessica e si allontanarono verso la loro macchina, felici e curiose allo stesso tempo. Aspettammo che si allontanassero per entrare al ristorante.








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