mercoledì 15 ottobre 2014

Chapter 100. #New.

E quella determinazione mi aiutò e non poco.
A scuola continuavano a vedersi i risultati e il pagellino di marzo per il recupero delle insufficienze lo vedevo molto meno nero del solito, mamma anche era contenta di questo e acconsentiva un po' più facilmente a tutte le richieste che le facevo.
I prezzi per due notti in hotel, il concerto e i biglietti andata e ritorno dell'aereo (compresi i pasti e extra) ammontavano circa 200€, io con qualche mese ero riuscita a metterne via 400 solo per fare il viaggio, era perfetto, non dovevo neanche chiedere niente a nessuno. Giusto il permesso a mamma.
Ripresi a pattinare, mi rimisi molto presto in pari con le altre e tornai a fare le gare, con la band avevamo anche due serate a settimana, i profitti andavano benissimo anche lì.
Il mio fisico riniziava a rimodellarsi grazie al pattinaggio e alla palestra, e raggiunsi in poco tempo la forma che mi piaceva, sempre sui 43 kg (non riuscivo ad aumentare). Il dentista finalmente mi tolse l'apparecchio fisso e impiantò quei due denti fissi per coprire i buchi lasciati da quelli caduti durante lo stupro. Mi feci scalare un po' i capelli che ormai erano arrivati oltre le spalle, rifacendo la tinta rossa che non facevo da tempo (ero tornata del mio colore naturale). L'estetista mi fece una pulizia completa compreso viso, e mi rimise in sesto (grazie a promozioni che giravano attraverso volantini distribuiti per tutta la cirtà). Ero come nuova.
In amore, continuavo a pendere dalle parole di Lucas, dalla gelosia di Francesco e a fare la mina vagante, cioè uscire con qualcuno diverso a settimana, senza concluderci gran che ovviamente.
Mi resi conto di una cosa curiosa, strana da dire e anche da capire, ma mi accorsi di essere bisex. Non era la prima volta che lo pensavo dato che a volte lo sguardo mi si fermava un po' troppo sulle ragazze e non per invidia, anzi, solo che era un po' camuffato. Non la vedevo come una debolezza, come una costante indecisione, era semplicemente provare amore, che poi se erano dello stesso sesso o non le persone cambiava molto poco. Sicuro non era una cosa di passaggio, me la sarei portata dietro a vita.
Partendo dal 10 febbraio fino ai primi di marzo ero uscita almeno con una decina di ragazzi diversi e esterni alla scuola, conosciuti in locali la sera (non che la cosa non mi inquietasse, ma magari erano amici di amici o stavo con i miei amici e quindi in un certo modo mi confortava la cosa), e tre ragazze, ma come ho già anticipato, senza concludere niente di concreto, massimo toccatine e baci con la lingua.
Devo dire che ero rimasta affascinata dalle mie prime esperienze con le ragazze, non pensavo potesse venirmi così naturale.
Ma continuavo anche ad occuparmi della piccola Federica, quella bimba che, dopo la poppata mentre la mamma si era riappisolata (dato che non faceva un fiato, si lamentava solo quando voleva il latte) e io la facevo addormentare in braccio, mi fece rendere conto che dopo quelle esperienze che comunque erano state utili (avevano scatenato l'ira di francesco che finalmente si era deciso a lasciare Diane e anche Lucas si movimentò per dirmi di darmi una calmata, magicamente al corrente anche lui), avevo bisogno di stabilità. E non volevo ancora tornare con francesco, gli serviva la botta finale.
Matteo in classe mia era in cerca di avventure, stessa cosa cercavo io, quindi decisi di sfruttare la situazione per non cambiare di bocca quasi ogni giorno, e anche perchè sapevo non si sarebbe fatto grandi problemi.
Mi sentivo una sfruttatrice all'inizio, ma misi subito in chiaro che non pretendevo niente da quella relazione, probabilmente mi serviva solo per recuperare definitivamente i rapporti con Francesco, e matteo decise entusiasta di aiutarmi, sapevo che era una persona affidabile.
Fra la prima e la seconda settimana di marzo, quella fu la relazione più "seria" fra tutte quelle scappatelle che mi ero concessa, durò una settimana, quanto bastava per farmi decidere di smeyterla di fare la bambina con francesco, che mi ero vendicata abbastanza.
Con matteo quasi scopavamo. Non c'era amore fra di noi, solo attrazione, per questo mi sono espressa così. Solo che preferii tenere i vestiti e le mie parti intime per l'unica persona a cui avevo acconsentito personalmente che le vedesse,  e non venderle gratis a chiunque passasse per il convento.
Devo dire che questa stronzata successivamente rafforzò il mio rapporto con matteo. E anche le varie scappatelle, visto che fatte in segretezza (o almeno, lo sapevano solo le persone più vicine a me, non la famiglia però per fortuna), non avevano apportato grandi danni alla mia reputazione pubblica, a scuola si ricordavano, dopo le corna di francesco, della settimana passata con Matteo perchè lì non ci eravamo nascosti.
Ma a fine febbraio-inizi marzo finalmente si riniziarono a vedere i frutti di quelle cose buone che avevo seminato, anche se facendo un po' di danni in giro.

***
Avevo appena finito di studiare, avevo passato gran parte del pomeriggio a casa di Ilaria (però lì non studiai molto a dir la verità...), e mi sedetti sulla credenza della cucina mentre guardavo mamma cucinare.
Erà metà febbraio ed entro qualche giorno le avrei dovuto dire della pazza ma essenziale idea di andare a Siviglia, peccato che dopo novembre non riuscivo più a non aver paura di vedere tutti i miei sforzi ed i miei sogno distrutti in un attimo.
-dalla nascita della figlia dei tuoi amici ti vedo cambiata, più libera e responsabile, non so.- interruppe i miei pensieri che correvano veloci mia madre.
-mamma, non puoi giudicarmi in base al mio rendimento a scuola.-
-non sto solo giudicando in base a quello. Ti vedo da come ti comporti, da come reagisci alle varie cose... sei diversa.-
-diversa nel senso più matura?-
-per un certo verso si.-
Se ero più matura magari l'idea del viaggio non era più un'utopia per me ma qualcosa di leggermente più vicino.
La sopresi a fissarmi, a scrutarmi curiosa: -sai, l'altro giorno mentre sistemavo la tua stanza è caduto un foglio, e raccogliendolo mi è spiccato all'occhio il contenuto. Non volevo, ma forse è stato meglio. Cosa stai tramando?-
Cazzo si, aveva funzionato involontariamente un piano che non avevo ancora messo in azione! Volevo lasciare di proposito il preventivo del viaggio in giro perchè così magari ci buttasse un occhio e affrontassimo l'argomento più facilmente.
-di che foglio stai parlando mamma?- gli chiesi, facendo finta di non aver capito.
-di un programma di viaggio a Siviglia. Mi pare che qualche mese fa sono stata abbastanza chiara. Sappi che la mia idea non è cambiata.-. Mi stava per distruggere di nuovo, ma cercau di resistere e portare avanti la mia missione.
-proprio non vuoi sapere perchè ci tengo così tanto? Perché nonostante tu mi dica no io continuo a proportelo?-
-si, sarei curiosa, ma come ho già detto, tu non ti muovi da sola.-
-io sono matura solo per quel che ti pare mamma. Sono matura per sopportare uno stupro, le corna, una gravidanza, un aborto, per questo sono forte ehh. Sono brava a cantare, a vincere gare, a fare da babysitter, a contribuire alle spese di casa con i soldi che racimolo. Sono brava con i miei amici, ad ascoltare, a stare vicino e a consigliare. Si, può essere. Ma  credo di meritare anch'io qualcosa. Do' sempre e costantemente, perchè amo dare. Ma poi ecco, i miei bisogni sono sempre da rivedere. E sono stanca di questo mamma. Sono stanca di tutta questa situazione. Ti sto chiedendo di farmi andare due giorni in spagna dai miei amici che hai conosciuto, dei quali conosci le famiglie, di una città dove sei stata, a mie spese soprattutto, e dopo il mio compleanno. Due giorni solo per uscirw fuori da questa opprimente realtà che mi sta schiacciando da mesi ormai e lo sai. Tutti hanno l'opportunità di essere felici, io vorrei che mi concedessi questa. E ti prometto che fra qualche mese vedrai anche i suoi frutti. È più importante di quanto pensi questo viaggio per me. E a te che piace viaggiare, che sei stata uno spirito libero da giovane, che te ne sei andata in un'altra città appena finita la scuola solo per ricominciare, tu dovresti capirmi più di chiunque altro. E invece no, mi ti trovo sempre contro. Sempre a trovare il lato peggiore nelle cose. E io intanto perdo occasioni preziose per le tue stupide ansie e paure, e vivo nel rimorso. Bello, no? Ma sembra non importartene mai niente mamma. Non voglio che mi interrompi e che mi lasci parlare, ti do qualche giorno di tempo per provare a darmi una possibilità e io ti prometto che ti dimostrerò che ne è valsa la pena, ma soprattutto che puoi fidarti di tua figlia. Mi hanno invitato ad un concerto, organizzeremo per filo e per segno tutti i giorni e ti scriverò anche ad ogni minuto se vuoi, farò tutto ciò che mi chiederai. Ma non farmela scappare di nuovo l'occasione, se dico che devo andare ora c'è un motivo. Comportati si come una madre responsabile, ma allo stesso tempo capiscimi, provaci. Ne ho davvero bisogno mamma, per favore.-
Si ammutolì. Era ferita per le prime cose che le avevo detto, ma poi dtava cercando di capire cosa c'era di così profondo. Tutto questo me lo stava trasmettendo con gli occhi.
-per certi versi hai ragione. Ma per altri no. Vorrei capire cos'è che ti spinge a volerci andare in questo modo, non capisco se è quella terra che abbiamo nel sangue vhe ci attira così, se è il rapporto che si è creato fra di voi o se è per qualcuno in particolare oltre a te stessa. I soldi non sono un problema, il problema sei tu che vai da sola a vedere gente che non hai mai visto dal vivo, che nessuno di noi può accompagnarti e che tu ti rifiuti di rinunciarci. Semmai possiamo farlo insieme, ma tipo verso ottobre non so...-
-mamma no. Ottobre è decisamente troppo tardi. Ho bisogno di andare lì entro l'estate.-
-ti giuro, non ti capisco. Lasciami qualche giorno per pensarci.-
-tieni conto di quanto ci ho lavorato e ditutto ciò che ho fatto per guadagnarmelo, non guardare solo quello che ti pare.-
-Ora mangiamo.- concluse, riempendo i piatti. Per fortuna stefano non c'era, non avrei potuto fare questo tipo di conversaziine con mia madre in sua presenza, l'avrebbe tenuta ferma su vecchie idee senza permetterle di aprirsi.
Almeno la cosa più importante da fare l'avevo fatta. Non mi restava che aspettare il verdetto finale, sperando che ci pensasse bene e mi comprendesse.

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