sabato 20 settembre 2014

Chapter 98. #New

-adesso basta però Claudia! È un mese e più che ti vedo seduta per terra abbracciandoti le gambe e piangendo tutte le lacrime che il tuo corpo è in grado di secernere. Che poi da dove le prendi tutte ste lacrime ė un mistero, sei peggio di una fontana...- strillava silvia appena arrivata in camera mia. -adesso io e te faremo un bel discorsetto signorina.-
Avevo sentito quel discorso già mille volte, stava per ripetermi che dovevo reagire. Si mise seduta davanti a me con fatica, reggendosi il pancione ( ormai entro qualche giorno avrebbe finito il tempo): -il bambino è stato concepito in uno stupro, quindi in circostanze di merda e che sicuramente avrebbe avuto lo stesso aspetto della persona che ti ha segnato a vita, non credo avresti apprezzato rivedere quel volto a tutte le ore,nonostante fosse un bimbo e fosse tuo figlio, solo guardarlo ti avrebbe fatto ricordare l'incubo che hai vissuto, tutte le volte. Avresti finito per odiarlo, con tutto l'amore che una mamma ha per il proprio bambino, tu non l'avresti sopportato. Non sto gioendo dell'aborto, sai bene che ci sono rimasta malissimo anch'io, ma ecco, ora sei libera. È passato più di un mese, puoi tornare a fare tutto ciò che avevi interrotto a ottobre. Specie ora, hai bisogno di riprendere in mano la tua vita. Hai un ragazzo vicino dal quale ti senti attratta ma che è ostinato a non voler lasciare la sua ragazza per te, nonostante ti ami molto di più. C'è l'altro rafazzo, quello lontano, quello che stava facendo come un doppio gioco, che è riuscito a conquistarti totalmente, ma è apparsa improvvisamente una Fiona di shrek che ha preso il tuo posto. E ora tu sei qui, seduta a guardare il vuoto, a piangere per questi stronzi che le tue lacrime manco se le meritano, a trascurarti, forse l'unica cosa buona che stai facendo anche un po' per distrarti è studiare e ottenere qualche buon risultato a scuola.
Questo ovviamente devi continuare a farlo, ma adesso è arrivato il momento di reagire. Di tornare a cantare, fare sport, tornare a vivere. Fargli vedere che sei abbastanza forte da sopravvivere a tutto questo, sai bene di esserlo, ne hai passate di peggiori e lo sappiamo, ma per riavere quella felicità che so che stai ricercando disperatamente, devi darti da fare per darle una spinta. Per esempio, puoi iniziare a fare qualche esperienza che li faccia rosicare, perchè no. In fondo loro tutto questo tempo si sono fatti i fatti loro mentre rompevano a te. Inizia anche tu. Senza fare la troia ovviamente, ma esci con qualcuno, credo ti farà bene. Ribadisco, questo non implica aprire le gambe al primo che passa, hai avuto già abbastanza esperienze con questo. È ora di ricominciare Claudia, penso sarai stanca anche tu di stare così. A te la scelta, io se fossi in te un pensierino ce lo farei.- mi disse, l'ascoltai attentamente. Anche se alla fine era sempre la cosa che mi ripeteva tutte le volte, stavolta mi aveva interessato più del solito. In fondo ero libera, avevo bisogno di sorridere, dovevo riprendere in mano la mia vita in qualche modo. E quale modo migliore se non ricominciando da dove avevi interrotto e divertendoti un po'?
-sai cosa? Ci sto.- dissi. Sorridemmo, lei soddisfatta finalmente di essere riuscita a convincermi,io iniziando ad apprezzare la mia scelta.
-questo non vorrà dire che supererai tutti i traumi al volo e dimenticherai, ci vorrà un po' per incanalare queste cose. Badta che non farai troppe cazzate o avrò questo peso sulla coscienza...-
-cercherò di fare la brava il più possibile.-
-guarda, te lo dico chiaro e tondo: se inizi a fare la troia solo per provare a svagarti sono cazzi tuoi. La dignità prima di tutto Claudia, non dimenticarlo. Perchè hai provato uno stupro, non credo che adesso tu voglia regalarla così facilmente. Attenta a te.-
-okay...-. Probabilmente vedeva la troiaggine come unica via di fuga al dolore, io anche ci avevo fatto un pensierino ma non così grande come sostemeva lei. Andava a finire che me laetteva lei st'idea in testa se continuava a dirmelo. -ma tu hai già un piano?-
-si. Farli ingelosire ma senza esagerare. Fidati che tornano se ci tengono davvero, e lì sarà tua la decisione in base ai tuoi sentimenti, con chi stare.-
-mm allora preferisco qualcuno esterno, che se anche devo fare sta cazzata momentanea di mettermici insieme poi peró non scateno liti inutili fra qusto e francesco, non voglio, nel.caso funzionasse, rovinargli rapporti di amicizia.-
-mi sembra una decisione saggia. Bene, stasera andiamo in discoteca.-
-andiamo chi oh??-
-io te e serena, andiamo a divertirci un po'.-. Dentro di me si scatenava il panico nel sentire il piano che avevano le mie amiche per me. L'ultima volta che avebo frequentato una discoteca era stato quando avevo visto Francesco con Diane, una discoteca poi implicava vedere molta gentr su di giri e con idee nom sempre buone, vedere anche silvia seduta visto che ormai stava per terminare il yempo della gravidanza, non volevo permettermi di fare una cosa del genere, era uno sbaglio per tutti.
-no Silvia, non in discoteca. Da qualche altra parte ma per favore non in discoteca.- sembrò ricordarsi di qualcosa.
-ma su, ci divertiamo!-
-ti devo ricordare che stai per partorire? Ti devo ricordare che io più sto lontana da certa gente e meglio è? Ti devo ricordare che hai appena finito di dirmi di non fare la troia?-. Gli sputai in faccia tutte le cose che sapeva, ma cercava di ignorare non so con quale scopo, a quel punto si rese realmente conto dell'errore che aveva fatto facendomi quella proposta.
-si, forse hai ragione.... scusami per essere stata inopportuna, non...ci avevo pensato...-
-non ti preoccupare. Io non ti ho detto di no a una serata fra amiche, ti ho semplicemente bruciato una proposta idiota.-
-cosa vuoi fare allora?-
Alla fine decidemmo di passarci una serata al Gianicolo, con calma, freddo, qualche drink e Roma ai nostri piedi. Amavo quel posto, cerco sempre di tornarci quando faccio una scappata a roma.
Ma quella sera forse era destino che stessimo tutte insieme e che vivessimo l'ennesima emozione. A silvia le si ruppero le acque mentre chiaccheravamo allegramente su cose che puryrtroppo io col tempo mi ero persa per strada, distratta da tutto ciò che mi era accaduto negli ultimi mesi.
-oddio...- disse, guardandosi sotto. A velocità lampo, dopo un attimo di panico generale, chiamammo un'ambulanza che per fortuna arrivò dopo poco, e scappammo in ospedale. Silvia si contorceva fra le doglie, io e Serena a turno chiamavamo per avvisare i familiari del parto imminente e dell'ospedale dove la stavano portando, e allo stesso tempo cercavamo di tranquillizzarla.
-se non ci sbrighiamo il bambino nasce in macchina- disse lei a fatica, presa anche dall'euforia del momento. A serena le veniva da ridere perché silvia aveva iniziato a delirare e a sparare cavolate a gogo, anch"io riuscivo a stento a trattenermi, l'infermiere, abituato a scene del genere,cercava di rimanere composto, ma gli si vedeva in faccia che lo stava divertendo lo sclero improvviso della mia migliore amica. Intanto controllava la dilatazione del collo dell'utero, stavano a 7 cm, bisognava sbrigarsi.
Per fortuna arrivammo in tempo in tempo all'ospedale, ci volle a entrambe dentro, nonostante i dottori si opponessero fermamente al fatto di avere spettatori che potevano alterare la paziente durante il parto. Mi misi il camice e le tenni la mano, asciugandole il sudore, affiancata da serena.
E poi eccolo, il secondo bambino che vedevo nascere, un gridolino potente, un cucciolino di neanche due kili, anzi, una cucciolina.
-è una femmina!- annunciò l'ostetrica, sorridemmo a trentadue denti, mentre silvia si riprendeva dalla fatica appena fatta. Quando gliela diedero in braccio ci commuovemmo, e noi iniziammo ad allontanarci (anche per volere dei medici) per andare a dare notizie di fuori.
Neanche il tempo di vederci uscire sorridenti che Simone si precipitò dentro, con una felicità palpabile. I vari genitori erano felicissimi, nonostante la notizia della gravidanza avesse creato non poco scompiglio, ma sembrava che ogni rancore fosse sparito, era bellissimo.
Ad accompagnare simone c'era francesco, che quando mi vide mi abbracciò forte, contento non so se più per la nascita o per il fatto che mi stessi facendo abbracciare da lui.
Non gliel'avrei data vinta così facilmente. Doveva dimostrarmi che ci teneva davvero a me. E sicuramente vedermi nelle braccia di altri lo avrebbe smosso un po' da questa situazione precaria in cui stava, dove non sapeva se mi voleva ancora oppure no.

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