venerdì 10 gennaio 2014

Capitolo 7. @ La ilusión de mi vida

"Necesito alguien que comprenda que estoy sola en medio de un montón de gente."
Amaral, El universo sobre mi

Non vi racconterò giorno per giorno i miei primi giorni di scuola, ma giusto la prima settimana, che penso sia quella più significativa, e poi qualche altro che magari è stato importante per me, anche perché sennò rischierei di annoiarvi.
Ci volle un pochino per abituarmi alla nuova gente, alla nuova classe con cui avevo a che fare. Anche ai nuovi professori, io non mi aspettavo che da un anno all'altro mi cambiassero praticamente tutti.
Rimasero solo quello di matematica, quella di italiano (che mi avrebbe fatto anche latino), quello di ginnastica e quello di scienze.
Non so se ero contenta di ritrovarli. Forse per quello di ginnastica si, ma quello di scienze non mi è mai piaciuto, non spiega mai, mette insufficienze a raffica e ti guarda il culo quando gli passi vicino, oltre ad essere molto trasandato e un fumatore incallito. Ammetto che mi fa ribrezzo.
Matematica... Non so, con quel professore che ora invece mi fa fisica, mi è sempre risultato difficile capire le sue spiegazioni, molte delle volte lo seguo fino ad un certo punto ma poi mi perdo, e poi raramente riesco a prendere una sufficienza. E poi c'è quella d'italiano, che avevo deciso di temermela buona i primi tempi (senza fare la leccaculo, io odio i lecchini e poi non sono nemmeno capace a farla, neanche per finta), ma ovviamente mi contraddissi subito visto che grammatica e latino non sono mai riuscita a farle, e quindi continuavo a prendere i miei 4-5. 
Nelle lingue cambiai tutti i professori, do inglese arrivò una che mi era molto simpatica e che era anche brava, aveva un afaccia un pò da clown e quindi mi faceva ridere per quello. Quella di francese sono stata contentissima di averla cambiata, dato che il primo anno avevo avuto una deficiente immonda con la quale non avevamo concluso veramente nulla, ci aveva solo confuso le idee. È come se non avessi fatto francese quell'anno.
E poi mi cambiarono anche spagnolo. Come avevo già detto, io l'ultimo anno di medie lo spagnolo lo avevo iniziato ad odiare, a causa di professori sbagliati. E poi arrivo alle superiori e lo riscopro, fino ad innamorarmene. E questo lo devo al professor Strallo, che unendo simpatia e professionalità ha fatto in modo di farci imparare parecchie cose, facendoci divertire allo stesso tempo. E mi è dispiaciuto non poco averlo cambiato. Era l'unica materia dove l'anno prima avevo avuto dei voti alti, dove avevo raggiunto l'8, mentre alle medie ormai ero al cinque. Ma mi è bastato poco tempo per capire che la Dondini era come lui, usavano più o meno lo stesso metodo. E mi è piaciuta fin da subito, anche perché ho capito che potevo continuare ad inseguire una mia passione senza problemi, perché lei mi avrebbe aiutato a far si che migliorassi e magari ad apprezzarlo ancor di oiú. E in sostanza questo fece, e penso che le sarò grata a vita.
Che poi è inutile negarlo, si sa che ci sono i professori che odierai sempre, che a che se una volta ti faranno ridere tu ti impunterai e rimarrai serio, e molte delle volte amche se magari col tempo migliorano, non riusciranno mai a salire di posto nella tua classifica che da perfetto testardi ti sei fatto in testa. E poi cinsono quelli che invece ti colpiscono da subito, che amche se non lo ammetterai mai, per un periodo li hai adorati. Perché i momenti di sclero che hanno avuto qualche volta non li hai mai considerati una ragione per iniziarlo ad odiare, ma piuttosto per migliorare ed evitare certi equivoci, ci sono quelli meutri che solo col tempo capirai a quale delle due categorie dette prima appartengono, oppure i deficiemti, che non servono a niente, solo a renderti piú ignorante di quel che sei. 
Tutti facciamo questa classifica mentale, con qualsiasi professore ci passi davanti. E da subito lo riesci a classificare.
Il problema è che poi il remdimento dipende anche da questa classifica, magari sottovaluti quelli scemi, o continui a copiarti gli esercizi di quelle materie che proprio non ti va di alzare il sedere solo per farle, ma sono proprio quelle che la maggior parte delle volte ti fottono.
E quindi era cambiato praticamente tutto.
Ma cosa mi ero ripromessa? Che mi sarei fatta i chilometri a ricreazione o se riuscivo ad arrivare presto, solo per amdare a salutare la mia vecchia classe. Ma no, non è servito, perché uscendo nel balocne che comdividevamo con altre tre classi, chi trovo nella classe accanto? Loro. Si, mi sono emozionata, lo ammetto. Li ho abbracciati uno per uno, ero davvero molto felice che ce li avessi solo a qualche passo di distanza.
Le prime ricreazioni me le passavo dividendo fra vecchia e nuova classe,ma  mano a mano ridussi il tempo passato con loro per conoscere meglio i miei nuovi amici, quelli che mi avrebbero accompagnato e che continuano a farlo, nei cinque anni successivi, quelli con i quanli davvero avrei condiviso emozioni ed esperienze, la mia vera classe.
E forse sono stata contenta di aver cambiato classe, in fondo. Perché ho trovato gente più vicina al mio modo di pensare, che comunque non mi guardava dall'alto verso il basso, con la quale riuscivo finalmente ad essere me stessa, sia come persona che diventa matta all'improvviso, ma anche come la taciturna, e tutti conoscono questi due lati contrastanti di me.
E poi comunque gli altri non li ho abbandonati, io di solito non abbandono le persone a cui voglio bene. Continuiamo a sentirci, o a chiaccherare quando capita di incontrarci, così, come amici che hanno condiviso qualcosa, anche se per poco tempo.
La solitudine l'ho cercata e l'ho trovata quell'estate, e ho capito che a volte a me la solitudine mi carica,  mi fa riordinare un attimo le idee e mi da forza. Ogni tanto ho bisogno di stare da sola, senza parlare, magari solo con le cuffiette e con la voce dei cantanti sotto, bassa, per riflettere, o semplicemente per riprendere fiato.
Con loro ho iniziato a comportarmi spontaneamente, ed è proprio da questo che mi accorsi che il mio comportamento saptava iniziando a cambiare in meglio, che mi iniziavo già a piacre di più, e che la gente inziava ad apprezzarmi, senza guardare sempre i mille difetti che ho.

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