sabato 23 novembre 2013

Capitolo 4. @ La ilusión de mi vida

"E di chi sarà il coraggio allora se non sarà il mio? Se si spegne quella luce resto io. Di chi è la più profonda decisione? 
Al di là dei sogni appesi ad una canzone, oggi riconosco il suono della voce di chi sono.
E mi fido di un passato carico di ingenuità, di chi va dallo stupore a un'altra età. Perché quando sembra tutto poco chiaro, se mi fermo alla ricerca di un pensiero, scopro in uno specchio il cielo e la geografia del mio cammino.
Torno da me perché ho imparato a farmi compagnia dentro di me, rinasco e frego la manlinconia. Bella come non mi sono vista mai, fianco a fianco al mio destino. Occhi dritti all'orizzonte, sull'asfalto lascio le mie impronte.
L'uragano che mi gira intorno sono solo io, vedo la speranza in fondo a quell'oblio. Il difetto è l'esperienza che non ho ancora, ma non me ne prendo cura: non ho più paura."
Laura Pausini, La geografia del mio cammino

E come annunciato da Laura, iniziamo ad entrare adesso nel culmine della storia, penso da dove sia partito proprio tutto il periodo felice.
Fine estate, settembre 2011. Avevo ancora una decina di giorni di vacanza da passare metà in Sardegna e l'altra metà a Roma.
Questa data penso che me la ricorderò per sempre, il primo settembre: ho finalmente fatto amicizia con qualcuno ad Ales!!
Sapevo che i miei vicini avevano un nipote, ma mai avevo avuto l'occasione di conoscerlo. Quella giornata andammo al mare con loro, e niente, facemmo subito amicizia. Lui ha tre anni in meno di me, e devo dire che di primo impatto l'ho trovato simpatico, quasi allo stato dell'infantilità a volte. Abbiamo giocato come matti, ho fatto il mio ultimo bagno del 2011, sono stata benissimo quel giorno, ancora me lo ricordo. In tre mesi finalmente tornavo a sorridere, a divertirmi, a non pensare a niente che a godermi quell'estate ormai agli sgoccioli.
E quel primo giorno di settembre è stato un perfetto inzio che rispoecchia poi il mio umore dei mesi, anni successivi, come una specie di anteprima do quello che mi aspettava.
Con Amdrea ci vediamo tutte le estati, quando possiamo andiamo al mare, oppure me lo ritrovo a casa a tutti i momenti per chiaccherare di qualcosa o perché vuole giocare con mio fratello. È un ragazzo ancora non cresciuto, forse a volte gli invidio quella sua innocenza, quella spensieratezza e quella voglia di divertirsi che ha, come se non avesse responsabilità, come se fosse un eterno Peter Pan (eppure, anche lui ne ha passate tante in famiglia. Penso che ognuno reagisca a suo modo al dolore, e lui forse riesce a liberarsi solo chiedendo attenzioni in questo modo, facendosi notare).
Ecco, avviso: io non sono il tipo da scappatelle estive. E nemmeno che va con persone tanto più piccole, anche se quando avevo quindici anni ne dimostravo ancora dodici o tredici, come lui. No, aspettate, ancora adesso che ne ho quasi diciotto sembro più piccola di tre o quattro! (È deprimete questo, molto, sappiatelo.) Ma anche perché non sono il tipo di ragazza che fa perdere la testa, anzi, si girano proprio dall'altra parte quando mi vedono. (Okay, ho esagerato stavolta) Tutto questo per dirvi che Andrea è solo un amico, niente più.
Sono stata felicissima, 'affanculo pure alla bocciatura. Pochi giorni e si ricominciava, potevo dimenticare ciò che avevo sbagliato e riprovarci, magari ottenendo risultati migliori.
Gli ultimi giorni lì sono stati monotoni come tutta l'estate (quella monotonia che però io adoro!), ma diversi. Forse perché mi sentivo diversa io, non so. 
Ero cresciuta un pochino fisicamente, rispetto anche a giugno, un pò mentalmente, mi ero dedicata a varie cose con passione e messo da parte quelle effimere che mi davano un piacere apparente. Avevo stabilito nuovi obiettivi, ma senza programmare niente se non le cose che già sapevo che dovevo fare con esattezza. Perché la vita può cambiarti tutti i piani in un attimo, meglio non farli e lasciare al tempo le decisioni, sperando siano quelle giustei che almeno portino qualche cambiamento positivo.
Affidai insieme a mia zia e mia cugina i gattini Diamante (Diamond) e Sonnellino ai quali mi ero affezionata tantissimo a delle bambine che sicuramente avrebbero potuto dedicargli più tempo di me, accudirli, anche perché io mai e poi mai avrei potuto portarmeli a Roma, anche se mi sarebbe piaciuto.
Vidi la festa di Santa Maria quell'anno, e mi promisi che in questi cinque anni che stanno passando, non l'avrei vista, per lo meno fino a che non avrò finito le superiori, perché so bene che se la vedo significa che ho perso un altro anno, e questo non deve assolutamente succedere. 
La festa di solito si svolge il 7,l'8 e il 9 settembre, qualche giorno prima dell'inizio della scuola, e di solito le date coincidono con i vari esami e i quadri di riparazione (Mi sembra impossibile che non avrò debiti un'estate, appunto, come ho detto, sarebbe un brutto segno. Ma se capitasse il miracolo di passare senza debiti uno di questi anni che mi mancano, allora sarà il momento di farsi un viaggio, certamente non andrei a vedere la festa ad Ales. Se ne riparlerà dopo la maturità). La cosa brutta? Come tutte le feste di paese, è sempre uguale. E io la vedo da quando ho un anno. L'ho vita per quindici anni, se me la perdo per cinque non mi succede niente, anzi.
E poi non c'è molta gente, non sempre vengono a cantare gruppi che ti fanno venir voglia di andare a vederla, di partecipare, di aspettarla con ansia. L'immancabile ballo sardo, balli di gruppo, cantanti del posto. E basta.
Poche bancarelle, soprattutto di oriditti tipici sardi (una è deinmiei zii che hanno una pasticceria lì, e quella è un'altra occasione oer farmi fare qualcosa, mi metto ad aiutarli, da sempre),  poi ce n'è una in particolare che mi colpisce, che incontro a tutte le feste nei dintorni a cui vado, quella del senegalese che vende borse e qualche gioco, che si arrabbia se tocchi o sfiori qualsiasi cosa. Mi ha sempre fatto un pò ridere, ma come faccio a comprare una cosa se nemmeno mi fai vedere com'è apfatta? Bah :) 
Qualche giostra per i bambini, stand con ogni genere di cibo (che gracidano sempre di gente), birra, e a volte mettono delle mostre in piazza.
Quella di quell'anno mi piacque molto perché era sulla fotografia subacquea, quando mi annoiavo in piazza andavo lì e ci stavo fino a che non mi venivano a cercare. Ero affascinata da quesgli scatti così ravvicinati e fatti bene a dei pesci che sicuramente non si sono trattenuti più di un secondo a farsi immortalare, dalla naturalezza di quelle foto. Volevo comprare il libro, però poi mi hanno detto che stava a 120€ e ci ho dovuto rinunciare, a parte che durante l'estate mi spendo quasi tutto quello che metto da parte nell'inverno, ma poi non potevo permettermelo. 
I tre giorni della festa sono praticamente tutti uguali, la sera stai in processione, e anche la mattina degli ultimi due, io di solito me le faccio tutte anche per far contenta nonna e passare un pò di tempo, anche se poi inizio a pensare ai fatti miei, non ce la faccio a sopportare ire su ore di rosario in sardo (e tanto chi mi vede?).
L'8 si pranza in famiglia, quello è un giorno festivo ad Ales perché Santa Maria è la patrona della città. 
La sera, dopo le undici e quindi dopo essersi visti qualcosa in televione (perché di solito i film più belli li danno in quei giorni), si sale alla festa con le dita incrociate, sperando di divertirsi un pò e di trovare musica decente, e ci si stà fino a l'una e qualcosa, amche di meno, perché poi davvero ti rompi le palle.
Ma quello che per me rimarrà sempre il giorno più bello è il 9, l'ultimo giorno. Perché di solito è anche la vigilia della mia partenza per Roma, e quindi l'ultimo giorno di vacanza.
Con mia nonna finiamo di sistemare casa, smontiamo tutto e quando ce ne andiamo la lasciamo praticamente vuota. Questo si fa in due giorni, e vi assicuro che è un'ammazzata pazzesca.
Se non sbaglio ci sono due processioni quel giorno, me le faccio tutte e due, in una mi. Ero dovuta fermare per il sole troppo cocente, non ce la faccio a camminare così,mi prendono tipo svenimenti (che poi, ecco, se a me che sono giovane mi prende così immagino alle persone anziane, a mezzogiorno non si regge proprio, eppure loro vanno tutte tranquille... Si, le invidio).
La sera però si muove proprio tutto il paese, per riportare la santa in Cattedrale, la cosa caratteristica del posto (devo ammettere che sono sempre rimasta affascinata dalla sua bellezza, però quando se ne iniziano a vantare, lì proprio non li sopporto. Io non riesco a vantarmi così tanto di Roma, anche se potrei farlo!). Dopo di questa c'è una breve messa dove in chiesa siamo tutti attaccati come sardine, ed infine, ci sono i fuochi sulla terrazza della chiesa. E quell'anno sono riuscita ad immortalarli, ho fatto delle foto molto belle che fino ad ora non ho avuto l'occasione di ripetere.
Forse anche per quello ricordo quella serata, comunque per me era stato un evento importante.
E poi, la ricorderò sempre con grande piacere per il brindisi che feci quella notte, seduta sulla scalinata che conduceva alla piazza dove si svolgeva la festa, insieme a mia cugina che si stava addormentando sulle mie gambe, guardando entrambe il cielo.
Mi ero fatta prendere un bicchiere di birra (un bicchiere normale, come uno d'acqua), e avevo brindato da sola all'anno che doveva arrivare (di solito inizio a contarli da settembre), sperando di fare scelte migliori di quelle che avevo fatto fino a quel momento, e distribuire equamente il mio tempo fra studio, passioni e amiche, in modo da non trascurare niente, e provare a migliorarmi un pò. E magari che arrivasse un pò di felicità anche per me, ne avevo un estremo bisogno.
Sarà stato quel brindisi improvvisato a portarmi fortuna? Boh, non lo so, può essere. So solo che nel momento in cui non avevo altro desiderio che essere felice, e poi quello che doveva arrivare l'avrei accolto, brutto o bello che fosse, alla fine però è stato esaudito, perhcé ho avuto la mia felicità, quella tanto bramata.
Anche piccole cose fecero in modo che fossi totalmente felice, sinceramente ora rimpiango quel periodo.
Ma senza correre, è meglio spiegare passo passo come si sono evolute le cose.
Forse è proprio quando non ci speri più che un sogno si inizia a realizzare. Mano a mano, senza che tu neanche te ne accorga, si fa spazio nella tua cupa vita e ti cambia tutto, partendo dall'umore.
Senza un sogno nel cuore non si può andare avanti, e io avevo quello: la felicità.

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