sabato 27 aprile 2013

Chapter 87. #New.

"Dlin dlin dlin. DLIN DLIN DLIN!"
Mi svegliai di soprassalto con la sveglia ascendente, era arrivata al massimo del volume, Daniele mi tirò un peluche per svegliarmi e per farmela spegnere, il telefono mi cadde.
Presi il mio maialino Bussi, il peluche che avevo da quando avevo sette anni, e lo guardai. Lo amavo, ormai era rovinato dalle tante lavatrici che aveva fatto ma era sempre bellissimo.
-e ora sei tu che mi vuoi uccidere? Io pensavo che eri un amico fedele e invece ti allei con quel cretino di cugino che mi ritrovo. Bussi, mi deludi così.- dissi, più che altro scherzai.
Daniele mi guardò strano e disse: -andiamo bene qua!-, poi riaffondò la testa nel cuscino.
Risi e di buonumore mi alzai, recuperai il mio cellulare e lo appoggiai sul letto, poi subito me ne andai in bagno e a far colazione.
Mamma già era andata a lavorare, si era rifatta anche il divanoletto (nelle vacanze di solito lasciava che lo facessi io).
Mi vestii comoda per uscire (avevo dovuto ricomprare un bel pò di magliette, di una o due taglie più grandi della mia, la pancia iniziava a farsi notare), presi la borsa e iniziai a cercare per tutta casa come una pazza il telefono.
-dove l'ho messo... porca vacca, sparisce sempre quando devo uscire oh!-
-che cerchi?- mi chiese Daniele, sepolto nel letto, infastidito dal mio andirivieni per casa.
-il telefono.-
-è sul tuo letto.- disse.
Ah si, l'avevo messo lì quando l'avevo tirato su da terra.
Penso che il mio più grande difetto che ancora adesso ho è quello di essere disordinata, di solito mi trovo bene nella mia confusione, ma in quel caso non mi ricordavo  neanch'io dove l'avessi appoggiato.
-Dani, io vado. Tu che fai?-
-vado con Simone da qualche parte alle undici. Ora lasciami dormire cugina.-
-sisi, va bene. A più tardi!-
-divertitevi..!-
***
Arrivai sotto casa di Silvia per le dieci, ero in perfetto orario.
Le trovai sedute sulla panchina del giardino condominiale che mi cercavano con lo sguardo, quando mi videro presero le borse e mi vennero incontro.
-pronte a fare le deficienti?- ci chiese Silvia. Era risaputo che noi tre insieme non eravamo tanto calme!
-si, è da troppo che non faccio figure di merda con voi!-
-come se fosse una cosa di cui vantarsi Cla.- disse Serena.
-doooove andiamo a fare shopping?-
-centro commerciale? Ci sono i negozi che mi servono.-
-si, così non vi stancate più di tanto. Poi andiamo a casa mia, tanto sto lì vicino.- propose Serena, tutte d'accordo andammo a prendere l'autobus e arrivammo a Porta Di Roma, il centro commerciale più vicino a casa.
Entrammo in vari negozi sia per comprare ma anche per provarci qualcosa o semplicemente per curiosità.
Io con un'ora feci tutti i miei regali, sapevo bene cosa dovevo comprare e in quale negozio dovevo andare perciò feci presto, anche loro finirono con quei pochi che gli mancavano, ci consigliavamo a vicenda i regali più adatti da fare.
-non ti mette in soggezione uscire con noi due che siamo entrambe "ragazzine immature rimaste incinte" agli occhi della gente? Insomma, ci fissano tutti.- fece una domanda intelligente Silvia a Serena. Lei se la guardò come se avesse appena bestemmiato.
-spero tu stia scherzando. Ma ti pare che sto in imbarazzo? Siete le mie migliori amiche, e io dovrei abbandonarvi perché emtrambe aspettate? Ma non ci penso nemmeno. Pensi quello che cazzo vuole la gente, io so qual'è la verità e non posso far altro che starvi vicina, che vivere con voi queste emozioni. Non vi abbandono troie.- ci disse, l'abbracciammo. Da sempre ci soprannominavamo così, so che non era molto gentile però ci piaceva e ci faceva ridere.
-io però sai cosa non capisco? Perchè tu ti fai influenzare così tanto dai giudizi della gente?- chiesi a Silvia. Si vedeva lontano chilometri che da quando era incinta non le piaceva l'idea di uscire e di andare in mezzo alla gente.
-io non mi faccio influenzare.-
-ah no? E allora perché al sesto mese di gravidanza vai ancora in giro con la fascia premaman (che ti ho detto un milione di volte che fa male al bambino!) e con le magliette larghe?-
-di che ti vergogni Silvi? Ormai è successo, avete deciso di crescerlo, non puoi tornare indietro.-
-e poi sei felice, no?-
-...si.-
-appunto, allora fai come me! Fregatene di quello che dice la gente! Mi fissano in continuazione a me ma io li ignoro, loro non sanno in che circostanze è stato concepito questo bambino, non sanno quello che sto passando, non sanno se sono felice o triste di tenerlo con me. Lo so io però. E appunto me ne frego di quello che pensano, io so come stanno le cose.-
-e la stessa cosa vale per te. Certo, non ve l'aspettavate tu e Simone ma sia voi che le vostre famiglie avete reagito benissimo, vi state rimboccando le maniche e state facendo di tutto per permettergli di vivere una vita normalissima e allo stesso tempo di continuare anche voi con la vostra. Sei felice, è questo quello che conta.- la rassicurammo io e Serena. Eravamo molto brave in questo, una più persuasiva dell'altra, riuscivamo a convincere anche i più testardi come Silvia.
-i commenti della gente? E sti cazzi Silvi!! La vita è la tua oh! Non farti condizionare.-
-non so perché, non lo capisco sinceramente, perché io e te ora ci troviamo nella stessa situazione, i nostri bambini sono stati concepiti in circostanze diverse eppure tu reagisci meglio di me. Come fai Cla?-
-mi sono rassegnata Silvi. Sono incinta? Bene, la vita continua, ho solo sedici anni e mezzo. Porterò a termine la gravidanza per garantire un futuro a questo marmocchio che se lo merita, come mio fratello si merita una famiglia. Lo faccio solo per loro. Tu invece lo dovresti fare per te, per la tua famiglia..-
-si, ovvio, sono molto contenta infatti. Ma sono in imbarazzo totale nell'andare in giro..-
-la gente non può giudicarti. È tuo il bambino? Tu sei contenta? E allora manda a fanculo tutti.- la rassicurò Serena. Lei ci sorrise, entrò in un negozio e prese una maglietta, si andò ad infilare in un camerino e poi la vedemmo tornare dopo qualche minuto con quella pancia che per tanto tempo aveva nascosto, quella maglietta che aveva appena provato la metteva bene in risalto. Se la comprò, diede a noi la fascia premaman.
-a me non serve più.- disse dandoci un bacio ciascuna sulla guancia, poi misi la guaina dentro la mia borsa e continuammo a gironzolare per il centro commerciale, senza una meta precisa.
Mangiammo dei pezzi di pizza per pranzo, poi andammo tutte a casa di Serena che praticamente era davanti al centro commerciale.
***
-ciao ragazze! Come state, tutto a posto?- ci accolse la madre in casa, tutta felice di rivederci.
-ciao Luana !-
-tutto bene, tranquilla! Lei?-
-anch'io grazie. Fatto acquisti?-
-si mamma, abbiamo finito.-
-ora che fate?-
-ci andiamo un pò a riposare e finiamo di impacchettare gli ultimi regali.-
-va bene, allora vi lascio alle vostre cose. Io sto in salotto se vi serve.-.
La ringraziammo e andammo nella piccola camera di Serena, io e Silvia ci dividemmo il divano, lei si mise seduta sul puff.
-ma quando proviamo con la band?- le chiesi.
-tonta, il 26 mattina!-
-ahh..-
-niente, Claudia sta perdendo colpi, non si ricorda più niente ultimamente!- scherzò Silvia.
-tu silenzio che potrei rovinarti la reputazione se dico le cazzate che hai fatto da quando sei incinta.-
-e io invece potrei sputtanarvi bene bene a tutte e due visto che le peggio cagate le avete fatte in mia presenza, sono una testimone oculare!-
-merda!- esclamammo io e Silvia.
-comunque grazie per avermi accompagnato, avevo bisogno do stare un pò con voi.-
-e di che!-
-e mi pare anche giusto, se non parli con noo con chi lo fai? Con tua madre magari.-
-ahah, si Silvia, specialmente delle questioni d'amore ne parlo con lei.- dissi molto ironica.
-che c'è ora che non va con Carla?-
-non è Ora, è sempre. Sapete bene che con mia zia e mia nonna sono peggio delle comari, si mettono a scherzare anche sulle questioni a cui tengo di più.-
-ma non lo fanno per offenderti Cla!- urlò Silvia.
-mi hai fatto fischiare l'orecchio, deficiente.- le dissi, anche a Serena aveva fatto lo stesso effetto: -ho capito che scherzano ma a me a volte mi fanno davvero incazzare.-
-mi fai un'esempio? Su questo non ci aggiorni da molto.-
-per esempio un giorno si erano messe a parlare di Julieta, mie cugine continuavano a criticarmi il mio braccialetto di perline che mi ha fatto per il compleanno. Ho capito che non è niente di che ma io ci tengo, perché devono rompere così?-
-ti sei arrabbiata solo per il braccialetto?-
-no, perché poi mia madre se n'è uscita quasi con un rimprovero perché parlo troppo al computer. Dice che non sapeva che fossimo diventati così amici io e Lucas.-
-e lei che ne sapeva?-
-non ne ho idea come l'ha saputo, io le dicevo solo che ogni tanto parlavamo, non voglio manco saperlo perché sennò so già che mi ci arrabbierei come una bestia, so solo che mi ha dato fastidio, tanto fastidio, sentir dire qualcosa che insultava il mio rapporto con quel ragazzo. Ma loro che ne sanno?!  Che ne sanno che io me ne sono innamorata, che sono iperprotettiva nei suoi confronti, che non sopporto che se ne parli, specialmente in questo modo? Non sanno un cazzo, è questo. Ma un giorno capiranno, state tranquille che presto lo capiranno.-
-insomma a te sta cotta non ti passa proprio,eh?- mi chiese Silvia, non sempre riuscivamo a parlarne tutte insieme.
-cotta? Chiamala cotta questa..- commentò Serena, guardandomi con affetto.
-ogni giorno mi piace sempre di più, me ne sto davvero innamorando. Sai quando ci sono quelle giornate nelle quali stai una merda? Beh, lui è in grado di ridarmi il sorriso anche con un semplice "hola". È stupendo.-
-ei ei, ma ora che ci penso... tu non sei più impegnata! Potresti...- iniziò Silvia.
-provarci. Si, esatto, potresti provare a vedere se davvero tutto ciò che stai provando è reale.- finì Serena.
-mo anche voi vi ci mettete?-
-cazzo, hai un'opportunità d'oro, prendila al volo!-
-sono ancora troppo legata a Francesco, non ce la faccio.-
-sei legata a tutti e due Cla. Prova a vedere come vanno le cose con Lucas, prova a rendere la vostra amicizia ancor più speciale..-
-parli come Daniele. E infatti sei la ragazza, si vede.-
-fiera di esserlo, tuo cugino a volte dice parole sante.-
-ci proverai allora?- mi chiese Silvia. Mi stavano supplicando di prendere l'occasione al volo, io però non sapevo se ero in grado di poterlo fare.
-non lo so, ci penso e semmai attuo.-
-diccelo però.-
-va bene, vi aggiornerò.-
-sa che ti sei lasciata?-
-si, gliel'ho detto ieri. E ha saputo come rallegrarmi. Gli ho promesso che andrò avanti col sorriso per lui e per voi, che non mi farò buttar giù di nuovo.-
-oh menomale che c'è lui che ci dà una mano!- esclamò Serena.
-voglio andare in Spagna.- dissi.
-seh, pare semplice. Aspetta un pò poi ci andrai.-
-fanculo Silvia, mi dici quello che mi dicono tutti.-
-sono realista, se ti dico che ci vai presto mi dici che ti illusiono, se dico così invece mi dici che te lo dicono tutti... e allora io non so più come fare con te.-
-scusami Silvi, non volevo sembrare arrabbiata. È solo che...-
-hai i nervi a mille, lo so. Calma, adesso pensiamo a qualcos'altro e evitiamo di stressarci ulteriormente.-
-che ne dite di darmi una mano con i pacchetti?- propose Serena. Subito andammo ad aiutarla, io amavo fare i pacchetti regalo!
Passammo il pomeriggio fra dolcetti, chiaccherate e regali da impacchettare, erano davvero tantissimi!
Mi fece molto bene stare con le mie migliori amiche, riuscivo a liberarmi di tutto per un pò, di scaricare un pò di quel gran bagaglio che portavo sulle mie spalle anche sulle spalle di qualcun altro, era un modo per andare avanti. Sapevano darmi forza, mi hanno sostenuto anche nei momenti nei quali c'era solo da disperarsi.
C'erano, ci sono tuttora e ci saranno per sempre, ne son convinta.

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