domenica 7 aprile 2013

Chapter 84. #New.

Quella notte non dormii molto, mi era praticamente impossibile farlo.
Avevo in mente solo l'immagine del mio ragazzo che baciava e stringeva un'altra ragazza, nello stesso modo che di solito faceva con me.
Aspetta, il mio ex ragazzo.
Avevo deciso di troncare definitivamente, almeno pet qualche tempo. Ma la sola idea che non avrei più potuto stringerlo e baciarlo, sussurrargli cose dolci o provocanti, dirgli ti amo, mi veniva il panico. È vero, ormai non stavamo uscendo quasi per niente, ma solo in quel momento mi resi conto di quanto lui contasse per me.
Escluderlo dalla mia vita significa perdere una parte di me.
Tre anni avevamo resistito, cosa cazzo era cambiato in un mese, come avevo potuto permetere che lui si innamorasse di un'altra?
E lui come aveva potuto permettere a Diane di "sostitutirmi"? Di rimpiazzarmi e soprattutto di vedersi in segreto e continuare mentire a me?
Come poteva dirmi 'ti amo' se poi se la faceva con un'altra? Con quale coraggio mi illudeva?
Niente, sono domande alle quali tutt'ora non riesco a dare una risposta, quelle che mi sono sempre posta. Quelle alle quali neanche lui sa' rispondermi.
Riuscii a dormire per bene alle quattro e mezza di quella mattina, mi svegliarono Silvia e Simone alle undici della mattina.
-come ti senti?-
-non lo so, confusa, ma devo ammettere che va leggermente meglio.-
-wow.-
-beh sai non mi stupirei se uscissi da questo periodo in qualche giorno, sei riuscita a riprenderti da uno stupro, penso che questo sia una cazzata a confronto.- disse Giovanni entrando in camera, non sapevo stesse da noi. Lo abbracciai un attimo.
-tanto cazzata non è, la persona che io amo mi ha mentito per tutto questo tempo, mi ha ingannata.-
-amica mia mi dispiace davvero tanto! Ma vedrai che ne uscirai, sei forte tu.- mi disse Silvia.
-forte? Insomma, non direi.-
-e poi hai noi, hai gli spagnoli..- disse Simone. Io lo guardai male.
-non è il caso che tu ora mi parli di Lucas.-
-ha ragione.- lo ammonì la ragazza.
-fatemi capire, a chi l'avete detto?-
-Serena, di conseguenza lo sa anche Daniele e forse pure la band, ieri tu stavi con quelle del pattinaggio quindi loro sanno tutto, tua madre l'ha detto a Giovanni quindi penso che lo sappia anche Laura...-
-ah, lo sanno tutti praticamente.- dissi scocciata. Che palle, mi sarei dovuta sorbire montagne di "mi dispiace","ti riprenderai presto" e cose del genere.
-oops.- dissero i miei migliori amici.
-ma tu te lo sentivi che ti tradiva..- disse mio fratello.
-Gio, più o meno si. Aveva sempre una scusa per non vederci. Mi stavo iniziando a fare delle domande.-.
Mi andai a vestire e poi spiegai bene com'erano andate le cose la sera prima.
Mia madre non so se ascoltò quando lo raccontavo, so solo che mi confortò molto, mi fece poche domande e mi diede tanti abbracci. Non c'era niente di più perfetto, la amavo quando si faceva gli affari suoi.
Però poi alle tre mi misi il cappotto e presi la borsa, pronta ad andare.
-dove stai andando??- mi chiese Silvia, non sapendo dell'appuntamento che avevo.
-da Francesco.-
-da chi?-
-ah si è vero, si devono parlare.- disse Simone, anche lui se n'era dimenticato.
-tu sei tutta scema. Dove cazzo vai in queste condizioni? E poi vai a parlare proprio con la persona che ti ha fatto soffrire?-
-certo, devo dirgliele due cosette. E poi sto bene Silvi, anche l'altro giorno sono andata a parlare con chi mi aveva fatto del male e non mi è successo niente, solo una crisi di pianto alla fine. Sarà così anche stavolta, sta tranquilla che andrà tutto bene.-
-certo che questo è il colmo, dovrei essere io a confortare te in questo momento e invece sei tu che mi stai tranquillizzando.- mi disse, le diedi un bacio sulla guancia sia a lei che a Simone e Giovanni, salutai mia madre, anche lei stupita di sapere dove sarei andata, e andai a prendere l'autobus per andare a casa di Francesco.
Arrivata al portone del suo palazzo esitai un attimo prima di suonare.
Presi una di quelle pasticche che mi aveva dato mia madre, feci un bel respiro e citofonai.
Lui mi aprì subito sia il portone che la porta di casa, mi stava aspettando con ansia.
-ciao amor... Cla..udia.-
-ciao.- dissi, arrabbiata, triste e delusa allo stesso tempo. Ancora che mi chiamava amore?
-vieni, entra.-
Entrai, andammo in camera sua a parlare. Vidi le nostre foto, una lacrima mi scese.
-mi dispiace tanto.- disse, avvicinandosi per ascigarmi la lacrima ma io mi scansai.
-anche a me. Sai, pensavo davvero che fossimo una coppia perfetta e innamorata, ma evidentemente mi sbagliavo.-
-noi possiamo ancora esserlo Cla, io ti amo, tu anche... potremo buttarci tutto questo alle spalle..-
-mi dispiace, non posso far finta che questo tradimento non ci sia mai stato. E non voglio nemmeno stare con una persona che è attratta da un'altra ragazza. Magari un giorno mi butterò tutto alle spalle, ma ora non posso proprio.-
-beh, ti capisco, hai ragione, anch'io avrei reagito così. Sappi che però io starò qui ad aspettarti, perché so che un giorno cambierai idea.-
-non esserne sicuro. Mi hai fatto del male, tanto. Non so se te la perdonerò tanto facilmente questa.-.
Ma entrambi sapevamo che prima o poi ci saremo concessi un'altra possibilità, non potevo e non ero capace di escludere dalla mia vita persone che un giorno mi avevano reso felice. Era fuori dalle mie capacità. Eccolo qui il mio tallone d'Achille.
-cos'ho sbagliato Francesco? Dimmelo perchè io proprio non riesco a capirlo. Ho passato un periodo di merda, lo sai bene. Avevo i miei motivi per star male.-
-infatti la colpa non è assolutamente la tua, è la mia. Mi sono preso una cotta per un'altra. Non so come sia potuto succedere visto che ti amo tantissimo.-
-forse hai frainteso il tuo ti amo. Magari mi ami come una migliore amica, ma non come una ragazza.-
-no, io lo so benissimo quello che provo per te, non so come ho potuto metterlo in dubbio.-
-beh, non lo so neanche io a questo punto. Se ami amavi così tanto non mi avresti tradito.-
-hai ragione.-
-posso farti qualche piccola domanda?-
-riguardo a lei?-
-a voi.-
-io e Diane non siamo niente Cla.-
-no? A me sembra che siete innamorati. Ieri, l'abbracciavi e la baciavi in un modo che avevo visto tante volte che lo facevi con me. E poi avevi quella luce negli occhi... pensavo di conoscerla solo io ma evidentemente mi sbagliavo.-
-avevo bevuto un pò di birra, ero un pò brillo.-
-no, quello era uno sguardo innamorato, non mi inganni. Quello di lei non so dirtelo, sembra attratta da te.-
Tacque.
-e dimmi, da quanto tempo andava avanti questa storia? Da quanto tempo fingevi con me?-
Si vergognò, arrossì e scosse la testa.
-è... da inizi novembre.-
-com'è successo?-
-studiavamo a casa sua e ad un certo punto mentre ridevamo per una sua parola detta male ci siamo baciati.- disse imbarazzato totalmente.
-ah. Quindi è un mese e più di cazzate questo. Bene, sono contenta.- dissi ironica, con gli occhi lucidi.
-io...-
-shh, silenzio. È l'amore. Ti sei innamorato, capita.-
-non mi sono innamorato. Io sono innamorato di te, di Diane non mi interessa assolutamente niente.-
-non è vero. Almeno da come eravate ieri sera si vedeva che un pizzico di amore c'è fra di voi. Ti sei sentito trasgressivo?-
-nel far che, nel tradirti? No! Assolutamente no! Mi sono sentito in colpa fin dal primo momento, volevo troncare ma non trovavo mai il momento giusto per farlo. Ci stavamo facendo trasportare dalla nostra storia clandestina.-
-non darle la colpa, non fare la vittima. Potevi benissimo lasciarla e invece hai deciso di continuare, nonostante sapessi che c'era la tua ragazza che aveva bisogno di te da qualche parte.-
-io anche avevo bisogno di te, volevo parlartene, volevo che tu mi aiutassi ad uscirne. Ma vederti davanti a me con quel sorrisone innamorato, quell'aria sognante.. non ho avuto il coraggio di spezzarti il cuore guardandoti negli occhi.-
-lo so, me ne sono accorta. Ma così è stato peggio, te l'assicuro. Un vero pugno allo stomaco. Se me lo avessi detto forse sarebbe andata comunque così, ma avremmo evitato tutto quell'ambaradam al locale ieri sera. Magari ti avrei anche capito. Ma ora, ora non posso proprio giustificarti.-
-tu.. cos'hai deciso?-
-cos'ho deciso? Niente per ora, proprio niente. Ah si, forse un periodo di pausa non ci farebbe male a nessuno dei due, abbiamo il tempo di riprenderci, di vedere se vanno meglio o peggio le cose stando separati, di avere altre storielle. È un modo per chiarirsi le idee, magari un giorno andremo a finire a baciarci e ad amarci come facevamo fino a poco fa. Ma ora è meglio che stiamo lontani, ci aiuterà, vedrai.-
-cioè, a parte la tua logica decisione di prenderci una pausa, ma... vuol dire che c'è ancora qualche possibilità che io e te ci si possa riprovare?-
-non lo so, magari un giorno, ora proprio no.-.
Mi strinse per la vita, avvicinandomi a sé. Io ero eccitata ma allo atesso tempo infuriata. Mi guardava dritta negli occhi, era pronto per strapparmi un bacio, uno di quelli che in fondo avrei voluto ricevere.
Ma dovevo essere ferma sulla mia.decisione, non potevo dargliela vinta così, senza che nemmeno lottasse un pò per riavermi.
-sta fermo, che cazzo fai?- chiesi scontrosa, allontanandomi. Forse ero stata un pò dura ma almeno era bastato per fargli capire che le mie intenzioni erano serie.
Si scansò subito, di malavoglia. Ma sembrò capirmi.
-scusami... l'abitudine..-
-eh, datti una calmata ora. Piuttosto, se posso darti un consiglio: sta con Diane. Guarda come va, inziate una relazione come si deve. Ora sei libero, puoi. Qualcosa deve pur avere per averti fatto sbarellare così, no?-
-può essere. Anche se in questo momento l'unica cosa che mi importa è riconquistare te.-
-no. Sta con lei per un pò, magari scopri che funziona veramente. Non la ferire, l'hai già fatto a me, non merita di soffrire.- dissi, tirando su col naso.
-ma io e lei..-
-tu e lei che? Si, vi piacete. Provateci, magari scoprite che siete come due pezzi di puzzle, che vi incastrate perfettamente.-
-no, lei non s'incastra con me. Tu invece si.-
-basta Fra, basta davvero. Io quello che volevo e dovevo dirti te l'ho detto. Non ho voglia di sentire altre scuse, mi sono stancata.-
-ok, proviamo ad indirizzarci verso un'altra direzione. Come hai passato la notte? Io non ho chiuso occhio, desideravo ardentemente parlare con te, chiarirmi. Ed in un certo senso l'abbiamo fatto.-
-più o meno si, abbiamo iniziato a chiarirci.-
-come sei stata? Non ci ho dormito per il pensiero.-
-bene, benone direi. Libera, felice e soddisfatta, va bene?-. Mi fulminò. Non volevo dirgli che ero stata malissimo.
-non dire cazzate.-
-ti sentiresti realizzato se io ti dicessi che ovviamente sono stata una merda? Boh, forse ci trovi soddisfazione nel fatto che qualcuna piange per te.-
-ma quale realizzato! Mi sto preoccupando per te cazzo, ti ho lasciata andare in quel taxi ed eri distrutta, Simone anche mi ha detto che non avevi un bell'aspetto... e poi mi hanno detto dei dolori di pancia, cosa succede?-
-cosa succede? Non lo so. Ma poi, chi è il tuo interlocutore? Chi ti ha detto tutte queste cose?- ci pensai un attimo: -ah certo, quei migliori amici che abbiamo in comune.-
-se vuoi tronco tutto con loro... se può farti sentir meglio..-
-assolutamente no, trattali bene piuttosto. Sono delle persone fantastiche, penso che tu lo sappia, non serve che te lo ripeta. A loro anche, non spezzargli il cuore. Ti vogliono bene, tengono alla vostra amicizia. E so che anche per te è così. Non vedo il motivo per il quale dovresti farla finita con loro se non ti hanno fatto niente. Piuttosto, come hanno reagito?-
-ovviamente sono arrabbiati, Silvia leggermente di più, Simone cerca di aiutarci.-
-ah, la situazione che mi si è presentata ieri sera insomma.-
-hanno ragione a venirmi contro, sono un coglione.-
-si, un grandissimo coglione e pezzo di stronzo.-
-ecco.-
-non dire che sono greve, tu ti meriteresti anche molti altri insulti ma diciamo che cerco di contenermi.-
-infatti sono pienamente d'accordo con quello che mi hai appena detto.-
Iniziai a girovagare per la stanza, iniziando a staccare dalla parete le nostre foto, non serviva più avercele in bellavista. Le staccai con cura e le guardai, mi strapparono qualche sorriso, ricordai proprio quando erano state staccate, poi le misi in una scatola di latta che aveva sulla scrivania.
-ne abbiamo passati di bei momenti insieme...- dissi.
-si. E se vuoi ne potremo passare anc..-
-sta zitto.- lo zittii, se continuava io rischiavo di perdere il controllo e saltargli addosso.
Diciamocelo: non vedevo l'ora di essere la sua ragazza di nuovo, nonostante tutto.
Ma dovevamo pagarne le conseguenze, si era comportato da stronzo ed era giusto che pagasse. E che io riordinassi un pò le mie idee. Avevo bisogno di tempo, darmi una calmata non mi avrebbe fatto male.
-scusami..-
-niente. Basta solo che la fai finita.-
-non vuoi che io provi a riconquistarti?-
-non ho detto questo. Ho detto che puoi provare a farlo ma che devi cambiare atteggiamento, così non otterrai davvero niente.-
-ah, allora una possibilità ce l'ho ancora..!-. Perché mi sembrava stupido? Perché in questo modo, facendomi quelle domande, io ripensavo a Tommaso?
-stupido. Cazzo, davvero l'amore è cieco, mica l'avevo visto che eri così!-. Involontariamente strappai dei sorrisi ai nostri visi, quando in verità quella battuta doveva solo far riflettere.
-ti devo fare una domanda. Rispondimi sinceramente però.- dissi con un velo di preocuppazione, la stessa che era in lui.
-...vai.-
-sei andato al letto con lei?-
-è??-
-avete scopato?- dissi diretta. Dovevo saperlo, ne avevo il diritto.
Tacque e abbassò lo sguardo in segno di conferma. Iniziai a rassegnarmi all'idea di essere stata tradita davvero.
-...si.-
-quante volte?-
-...due...-
-bene, ci avevo scommesso. Ovviamente io non te la potevo dare e quindi hai trovato la troietta di turno sempre disponibile. Sai che c'è? Vaffanculo. Io me ne vado, non ho più niente da dirti. E auguri a te e a lei.- dissi, prendendo la mia borsa e andando verso la porta d'ingresso.
-no aspetta Cla, non andartene!- mi urlò dietro, implorante.
Mi richiusi la porta alle spalle, correndo per le scale e fino ad arrivare alla fermata della metro che mi avrebbe portato vicino casa.
Gli occhi rossi e gonfi di lacrime, io delusa, triste e avvilita. Mi misi degli occhiali da sole per non far vedere in che stato ero, ma le lacrime ormai scendevano ininterrottamente.

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