lunedì 1 aprile 2013

Chapter 82. #New.

-sei pronta?- mi chiese Laura in macchina, mancavano due minuti e saremo arrivate al carcere.
-si, penso.-
-possiamo sempre tornare a casa se vuoi.- mi disse mia madre.
-no, ormai siamo qui, voglio e devo andarci.-
-dopo andiamo a mangiare una pizza tutte e tre, tranquilla.- mi rassicurarono. Ma io non avevo bisogno di essere compatita, stavo bene. Certo, un pò di paura c'era sempre. Ma almeno al carcere ero al sicuro, c'erano le guardie.
-okay, andiamo.- disse mia madre arrivate al parcheggio, slacciammo le cinture di sicurezza e andammo tutte e tre all'ufficio del comandante Tenri, quello che aveva seguito fin dall'inizio le indagini sul mio stupro.
-buonasera Claudia, la vedo molto meglio.- disse lui, stringendomi la mano.
-buonasera, piacere di rivederla.-
-sei sicura di voler parlare con quell'uomo?- mi chiese.
-si, certo, ovvio.-
-va bene, alle sei e mezza ti faranno entrare.-
-ok.-
-potreste aggiornarmi un pò su come si sono svolte le cose dopo l'arresto del signor Bildescu?- chiese Tenri a mia madre e a mia sorella, li lasciai parlare, io rimasi quei dieci minuti su una sedia a fissare un punto di una parete, pensando a cosa avrei dovuto fare e dire dieci minuti dopo a quella persona che mi aveva violentata quasi tre mesi prima.
-La Rocca, ora se vuole può entrare.- mi disse una poliziotta affacciata alla porta. Strinsi un attimo la mano a mia sorella e a mia madre per farmi forza e seguii la ragazza, che con una eleganza e professionalità incredibili mi accompagnò alla cella.
-per qualunque cosa io sono qui, mi fa segno e le verrò in aiuto.-
-ok, grazie mille.-
-la prego solo di non perdere le staffe, so che non sarà facile mantenere la calma però..-
-si, ok, d'accordo.-
-buona fortuna.- mi disse, aprendo la porta della sala per parlare con i detenuti.
Ed ecco che subito individuai il mio incubo, quello che aveva rovinato la mia vita.
Avevo voglia di scappare, di urlare, di saltargli addosso e di fare non so cosa. Ma mi avvicinai a passo normale e mi sedetti nella sedia davanti a lui, lo guardai negli occhi.
Mi scrutava quasi pentito e dispiaciuto, sicuramente era una maschera. Poi abbassava gli occhi.
-ciao.- dissi, lui mi fece un piccolo cenno con la mano.
-io... non so se ti ricordi di me..- dissi, non avevo la forza di continuare.
-si. Che sei venuta a fare?-
-sinceramente non lo so, forse avevo solo voglia di vedere la persona che ha cercato di rovinarmi e togliermi la vita il 10 settembre, o semplicemente sono qui per sputarti in faccia.-
-bene, fallo. Mi dispiace per quello che ho fatto, ma il passato non si cancella.-
-ti dispiace?? Ah beh, potevi pensarci prima. Ma no, tu eri assetato di sesso quel giorno e hai trovato la giusta puttanella che poteva soddisfarti. Hai pensato solo a dissetarti, non hai pensato a quello che stavi provocando, al danno interiore, che a forza di perquotermi mi stavi uccidendo. Non hai pensato nemmeno che qualcuno potesse rimanere scioccato al passare e vedere quella schifosissima scena, niente proprio.-
-lo so, me ne sto rendendo conto ora delle vite che ho rovinato, sia a te che a altre. Ma spero che tu ora stia bene, che non ti abbia rovinato completamente la vita.-
-si, sto bene se ti fa piacere sentirmelo dire, la mia vita va avanti, non me l'hai rovinata del tutto, ho reagito per fortuna, anche se i motivi per voler morire erano tanti.-
-hai desiderato la morte?-
-per un momento si, mi hai fatto un male terribile, preferivo morire. Ma poi ho pensato: "e i miei sogni? I miei amici, la mia famiglia? La mia vita? Vogliamo mandare tutto così, a puttane?". Assolutamente no. Io ho tante cose da fare ancora, venire qui oggi era una di quelle, non potevo lasciare tutto incompiuto. E ho lottato, non è stato per niente facile, tu sei il mio incubo principale da settembre, ma diciamo che in qualche modo ce l'ho fatta.-
-sono contento per te, speravo lo facessi. Si, sei una combattente, si è visto.-
-e tu un pezzo di merda. A quante hai fatto quel che hai fatto a me? A quante hai cercato o hai rovinato la vita?-
-9.-
-9, con me 10? Wow complimenti. Ora ti sentirai realizzato penso. Hai battuto il tuo record personale.-. Abbassò la testa. Vigliacco di merda.
-ah ecco, la vuoi sentire la ciliegina sulla torta? Sono incinta. In questa pancia c'è il bambino che abbiamo concepito quel fottutissimo giorno.-
-cosa?-
-eh. Tu pensavi a divertirti, io a sopravvivere e lui a nascere.-
-cosa ne farai?-
-non è un pacco postale, è una vita. Non intendo abortire, lo farò adottare alla nascita. Volevo solo che sapessi dell'esistenza di tuo figlio, non voglio nient'altro.-
-ah... grazie per avermelo detto.-
-era mio dovere.-. Iniziai a fissarlo. Era un uomo... giovane, si, sulla trentina. Quegli occhi dorati spiccavano inquietanti, mi mettevano ancora tanta paura.
Ricordi riaffiorarono alla mente, ricordi che facevano malissimo ancora.
-beh, so che il suo cognome sarà Bildescu. Posso sapere il tuo nome?-
-si, Johan.-
-ah bene. Sei rumeno?-
-bulgaro, ma vivo qui da molti anni.-
-anni?-
-35.-
-bene, contenta di conoscere finalmente il bastardo senza nome che mi ha stuprato, Johan. Sono Claudia e di anni ne ho 16, grazie per avermi rubato un pezzo di vita.-
-16? Sembri più piccola.. oggi. L'altra volta mi sembravi una ventenne.-
-ah, interessante. Stupriamo le ventenni allora, loro si che la danno bene.-
Il poliziotto bussò al vetro, dovevo darmi una calmata.
-e dimmi, io ti ho soddisfatto? Ti ha soddisfatto quella scopata nella strada deserta della periferia di Roma?-. Stavo andando sul pesante, dovevo controllarmi.
-signorina..!- mi riprese il poliziotto.
-scusi..-. Tornai a Johan. Non rispondeva.
-tu probabilmente nemmeno te ne ricordi più, sei talmente abituato. Ma una prostituta che ti soddisfa a tutte le ore non è meglio? Forse costerà un pochino ma almeno è quello che volete tutti e due. Non rovineresti delle vite.-
-...- bofonchiò qualcosa.
-le cose dille chiaramente.-
-hai ragione tu Claudia.-
-e sai che me ne frega a me se tu mi dai ragione! Non mi importa neanche che tu sia pentito, mi dispiace ma non ti credo.-
-sappi che apprezzo il tuo gesto, il fatto che mi hai detto del bambino, che sei venuta qui e mi hai affrontato. È ammirevole, hai coraggio.-
-ho le palle, quelle che ogni tanto vanno tirate fuori. Ma forse tu le tiri fuori un pò troppo spesso.- dissi, facendo il doppio senso: -spero che questo soggiorno qui ti faccia riflettere e magari ti cambi al meglio, non dico altro.-
-tu non metter mai via quel coraggio che hai. Spero che vorrai rivedermi un giorno, mi ha fatto bene parlare con te.-
-a me no, per niente. Mi sono tolta un peso ma mai e poi mai vorrei rivederti o rincontrarti, mi è costato davvero tantissimo venire qui oggi. Può essere che un giorno tornerò, ma non sperarci. Felice di averti rivisto. Ciao.- dissi, poi feci cenno al poliziotto che avevo finito.
Mi venne a riprendere la poliziotta di prima, mi tenne per un fianco, barcollavo.
-è stata molto brava e coraggiosa, non è da tutti affrontare un colloquio del genere. Venga, si siedi qui.- disse, facendomi sedere un una sedia vicino ad un distributore automatico. Mi offrì un bicchiere di acqua zuccherata, ne avevo bisogno. Sudavo, avevo un piccolo sbalzo di pressione.
Ma con l'acqua iniziai a sentirmi meglio, presi anche una caramella zuccherata e riacquistai quasi del tutto le forze. Ma scoppiai in una crisi di pianto, piccola ma intensa.
-scusi, ho bisogno di un bagno.- dissi, con gli occhi rossi e le lacrime nere di mascara che mi sporcavano il viso.
-certo, prego.- mi disse, indicandomi la porta che era alla mia destra.
Entrai e mi sciacquai il viso e i polsi, ero distrutta. Tutto il dolore era riuscito fuori, ma ora avevo anche il pretesto per combatterlo. Sapevo come tornare a sorridere, forse non avrebbe funzionato in quel momento ma sicuramente dopo si.
Mi ritruccai appena, solo per essere 'presentabile' alla cena.
Mi toccai la pancia: -è tutto finito amore, tutto.- sussurrai.
Poi uscii fuori e trovai mia madre e mia sorella che mi aspettavano, le abbracciai forte ad entrambe.
-la reazione è normale, è comunque uno shock. Ma devo dire che Claudia se l'è cavata alla grande, ho ascoltato il suo discorso insieme ad un collega e devo dire che ha un coraggio sovrumano, non capita tutti i giorni una scena del genere, davvero ha tutta la mia stima per quello che ha fatto.- disse la poliziotta, le sorrisi e le strinsi la mano, che persona stupenda!
-la ringrazio.- disse mia madre.
-grazie.- dissi debolmente.
-ora tranquilla, hai fatto il tuo dovere, calmati che è finita. Goditi la serata e aggiornatemi su come vanno le cose. Bravissima.- disse il commissario Tierri.
-grazie a lei.- dicemmo.
Salutammo e ce ne andammo in macchina, Laura mi prese sulle spalle.
-dai che peso.- dissi.
-si, un pochino si, ma non riesci a camminare, quindi.-
-grazie Laura, sei sempre disponibile per lei, per noi.-
-e di che Carla, questo è il minimo che io possa fare per la mia famiglia.-.
Nonostante mamma fosse stata la seconda moglie di mio padre, la ragazza che era venuta subito dopo la madre di mia sorella, Laura le voleva un bene dell'anima, era molto affezionata a lei.
In macchina scelsero un posto dove andare a cenare e poi iniziarono a farmi qualche domanda sul colloquio.
-hai voglia di parlarcene?- mi chiese mamma.
-dai commenti sembra che tu abbua fatto un bel discorso.-
-ho semplicemente tirato fuori le palle, sono stata fredda, gli ho detto cos'ho provato e come mi sono sentita, come sto reagendo, del bambino, gli ho fatto qualche domanda, a volte anche pesante. Ma non potevo controllarmi, scusatemi.-
-non ti scusare, hai fatto quello che il tuo cuore riteneva giusto fare. E nel migliore dei modi.-
-lui cosa ti ha detto?-
-che era pentito, mi ha ringraziato per avergli detto quelle cose e quindi averlo fatto ragionare, che ammirava il mio coraggio, l'aveva visto fin dall'inizio.  Più o meno tutto qui, ora vi prego, smettiamola di parlarne.-
-va bene, d'accordo.- mi dissero.
Andammo a mangiare in un bel ristorante verso il centro, io però badavo poco ai loro discorsi, ripensavo a cosa ero stata capace di fare.
Avevo affrontato una paura grandissima, avevo fatto un discorso perfetto che quasi quasi l'aveva fatto pentire, mi ero finalmente liberata da quel grande peso. Avevo scoperto che da un lato mi ammirava, che era un pazzo maniaco trentenne a cui piaveva giocare con le vite delle donne, ma che alla fine un cuore anche lui ce l'aveva.
Quella notte non dormii, un pò per la soddisfazione, un pò per ripensarci, un pò anche ricordando ciò che tre mesi prima mi aveva fatto. Ma ora non faceva più tanto male.

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