giovedì 14 marzo 2013

Chapter 79. #New.

Novembre passò in fretta, la mia pancia continuava a crescere e iniziava a farsi vedere, la mia vita era la stessa incasinata di sempre.
Le analisi andavano benissimo, stessa cosa i controlli, le minacce d'aborto ormai erano quasi assenti, finalmente ne ero uscita!
Le mie giornate erano interamente occupate fra compiti, incontri con gli amici, lezioni di chitarra e di batteria... Matteo continuava a venire una volta a settimana per insegnarmi a suonare la chitarra, ogni tanto ci vedevamo anche io e Laila per aiutarci a vicenda, io dovevo rispolverare le mie vecchie conoscenze della batteria e lei doveva ripassare qualche tecnica per il canto.
Le serate al Versus andavano molto bene, nonostante il cambio di ruoli improvviso che c'era stato, era strano poter cantare una, massimo due canzoni a serata e suonare tutto il tempo, non ero abituata.
Laila come sostituta era perfetta, la sua voce era quasi alta come la mia soltanto che aveva una sfumatura più rock. Ma era bravissima comunque, era un ottimo modo per valorizzarla ancor di più.
Iniziammo anche a far sentire in giro pezzi delle nostre nuove canzoni, solo quella scritta da noi la cantammo interamente e più di una volta, fu molto apprezzata.
Anche Silvia continuava con la sua gravidanza, ormai era al quinto mese, lei si che aveva una bella pancia. Studiava e lavorava a più non posso, stessa cosa faceva Simone, stavano mettendo dei soldi da parte per comprare le varie cose per la bambina.
Io invece non facevo niente, i soldi che guadagnavo come al solito me li mettevo da parte ma non avevo un "fondo bambino".
Ormai ero ferma sulla mia decisione, l'avrei dato in adozione. Anche se in realtà iniziavo ad affezionarmici, ogni tanto mi veniva da parlarci col bambino, come se fosse l'unica persona al mondo in grado di capirmi veramente, standomi dentro. Gli facevo ascoltare musica, gli confidavo i miei segreti e le mie paure, le emozioni e le varie cose che mi succedevano, come se lui mi ascoltasse. E poi facevo piani per il futuro, gli dicevo che mi sarebbe tanto piaciuto andarmene a vivere in Spagna un giorno, gli dicevo dei miei sogni ad occhi aperti e anche del mio amore segreto per Lucas.
Penso che se quel bambino poteva parlare avrebbe avuto tutte le carte in regola per sputtanarmi alla grande, ne sapeva di cose! :)
Cercavo di non attaccarmici più di tanto ma era inevitabile. Proprio per questo accennai all'idea di farlo adottare da mio fratello a Laura, che mi disse che a Giovanni avrebbe sicuramente fatto molto piacere ma che era ancora troppo giovane, anche lui aveva delle cose da fare prima di diventare padre.
Ma quella mi sembrava l'unica soluzione logica, non l'avrei abbandonato del tutto a quel bambino, l'avrei visto quando volevo.
Ma non dissi niente a lui, volevo prima consultarmi bene con mia sorella e mia madre.
Mio padre continuava ad insistere sul fatto che dovessi interrompere la gravidanza, cosa che io non avevo la minima intenzione di fare
Mamma invece in quel periodo mi stette molto vicina, insieme a Laura e a Silvia mi diede dei consigli utilissimi e mi sostenne, cosa che era fondamentale per me.
Misi al corrente di tutto anche Julieta e Jairo, purtroppo in quei mesi non ci vedemmo, ogni tanto li ritrovavo in chat e a lei le continuavo a scrivere per lettera.
Mentre con Lucas andava tutto a gonfie vele, ogni tanto tirava fuori il suo lato 'conquistatore' che io amavo ma che cercavo sempre di evitare, di solito rimanevamo a chattare fino a tardi come due amici che si conoscevano da una vita, gli raccontai molte cose di me e la stessa cosa fece lui.
Julieta mi presentò anche un altro ragazzo, lui era più piccolo di me di un anno, si chiamava Carlos, è uno degli amici più speciali che ancora adesso ho.
Ma niente, Lucas non si batteva. Avevo paura che con l'arrivo di Carlos potessi dimenticarlo, ma per fortuna no, ogni giorno me ne innamoravo sempre di più.
Carlos mi faceva sorridere, aveva il potere di strapparmi un sorriso anche quando c'era solo da buttarsi per terra a piangere, sapeva consolarmi e consigliarmi, un vero angelo.
Questa era la situazione riguardo alla Spagna.
Ma fra amici all'estero, studio, visite e controlli per il bambino, prove della band e cose varie, come una stupida non mi accorsi di una cosa: io e Francesco ci stavamo allontanando.
Quella sera a casa mia, quando facemmo quello strappo alla regola del divieto della ginecologa, quella fu la nostra ultima volta davvero. Con la scusa che dovevamo stare attenti e che la dottoressa mi continuava a ripetere di evitare i rapporti con lui allora non facemmo più i ribelli, cosa che invece io avrei fatto molto volentieri visto che anche solo con un bacio mi veniva di saltargli addosso.
Da lì però iniziammo a vederci sempre di meno, ognuno aveva i suoi impegni e le sue cose, lui passava molto più tempo con Diane che con me.
Quando stavamo insieme avevamo solo voglia di amarci ma di solito lui non mi cercava più di tanto, come se non avesse più tanto bisogno di me.
Io invece ne avevo bisogno, tanto pure. Ma lui sembrava non capirlo.
Era un periodo confusionario, da una parte mi sentivo amata dalla mia famiglia che mi stava aiutando ad affrontare quella gravidanza, dall'altra mi sentivo abbandonata.
Il mio ragazzo non mi si filava, Silvia e Simone erano sempre impegnati, Daniele era in Sardegna, Giovanni era impegnato con l'università, i miei amici spagnoli erano comunque a due ore e quaranta di distanza d'aereo da me anche se mi erano molto vicini e per questo non poteva neanche venirmi in mente di desiderare un loro abbraccio, mi sarei sentita ancor più sola.
Con la band per via delle prove, passavo un bel pò di tempo, stessa cosa con Matteo e la sua chitarra e con Serena, l'unica che in quel momento si stava dedicando totalmente a me. Lei era disposta sempre ad ascoltarmi e a darmi una mano quando ne avevo bisogno, era sempre libera per me.
Un'altra persona che mi ascoltava era Carlos, eravamo diventati buoni amici nell'arco di poco tempo.
E poi c'era Lucas, che nonostante non ci sentissimo proprio tutti i giorni, mi dava il sorriso, la forza di continuare ed andare avanti, senza saperlo.
Lui era presente sempre, era come se vivesse con me. Io ero proiettata ad un futuro difficile da realizzare ma non impossibile, un futuro imperfetto ma perfetto per me.
Ero indignata nel far si che tutto andasse come previsto, perciò facevo di tutto per realizzare ciò che sognavo.
Mi stupì il fatto che alcuni sogni mi si avverarono proprio davanti agli occhi. Il fatto è che se ci credi davvero e fai di tutto per farli realizzare, i sogni sono solo realtà in anticipo.
Tornando a Lucas, pensavo molto a quel "noi" in cui in quei mesi pensai molto, ne sentivo davvero il bisogno di star con lui. Ormai era chiaro che mi ero innamorata di brutto, che non potevo più tornare indietro. O andare avanti a provarci come già stavo facendo e vedere come si sarebbero evolute le cose oppure abbandonare tutto.
La seconda sembrava la via migliore ma io ero incapace di prenderla. Io non potevo più dimenticarlo ormai, era entrato definitivamente a far parte della mia vita e non lo avrei più lasciato uscire.
Con i miei ormoni impazziti dalla gravidanza iniziarono ad arrivare anche le prime fantasie perverse su quel ragazzo. A volte mi veniva voglia di andarmi a nascondere perché mi vergognavo io stessa dei miei pensieri, ma poi mi ci veniva da ridere e continuavo.
Non c'era niente di male nel desiderare qualcuno.
No, aspettate. Si che c'era. Io avevo già un ragazzo, anche se lui non mi si cagava, ma vabbè, già ero impegnata. Non potevo pensare in quel modo a qualcun altro.
Ma proprio non ce la facevo. Ogni minima cosa mi faceva pensare a lui, tante canzoni iniziavo ad associarle a momenti che avevamo passato insieme e che presto avremo vissuto, la mia fantasia faceva dei viaggi incredibili.
E andavo avanti così, con i casini di sempre, se non di più, e nuove cose per la testa.
Ma ecco che forse è meglio soffermarsi sull'ultimo punto, sui progetti che avevo. Perché tanti ne feci in quel periodo e alcuni ne misi in atto.

Nessun commento:

Posta un commento