martedì 25 dicembre 2012

Chapter 64. #New.

Quella notte fu davvero un incubo, una delle più brutte che passai.
Dopo che se ne erano andati i miei migliori amici erano entrati i miei genitori, distrutti, che vollero che nonostante sapessero che mi avrebbe fatto male, dovevo raccontargli cosa era successo.
Lo feci, forse era meglio se fossi stata zitta. Mi fece un male terribile parlarne, non mi liberai per niente, anzi, il sorriso che mi era venuto vedendo tutti i miei parenti lì era sparito del tutto, diventai ancor più triste. Distrussi ancor di più i cuori già infranti dei miei genitori, era bruttissimo.
Ma la notte fu davvero terrificante. Mi addormentai tardi, fra fazzoletti, lacrime e nasi che continuavano a tirare su, non riuscivo a riprendermi da tutto ciò che mi era successo. Quando finalmente crollai in quel letto, iniziai a fare incubi e a ricordare tutto quello che era successo, rivedendo il volto di quel bastardo, rivivendo quelle scene terribili. Mi risvegliai nel cuore della notte facendo un urlo, quando me ne resi conto mi azzittai subito, tutta sudata e con le lacrime che uscivano da ogniddove, mia madre si svegliò di soprassalto e anche alcune infermiere entrarono a vedere cos'era successo. Alcuni pazienti si lamentarono, io mi scusai con tutti, mi sentivo in colpa di aver svegliato mezzo reparto.
Avevo voglia di fare una doccia ma non potevo farla perciò mi feci aiutare e mi lavai a pezzi, tornai al letto alle sei, ormai il sonno era passato del tutto, ascoltai un pò di musica, mi feci fare le varie visite a cui mi toccava sottopormi (tranne quella della psicologa, era abbastanza quello che avevo detto la sera), stetti zitta praticamente tutto il tempo, avevo poca voce e poca voglia di parlare, quel giorno non ero proprio il tipo di compagnia ideale.
Non aspettai nemmeno con tanta ansia mezzogiorno, l'orario delle visite, ero taciturna in un modo incredibile.
"se continua così la ragazza si chiuderà in sé stessa!" sentii dire dalla psicologa a mia madre. In stanza con me c'erano Giovanni, Francesco e Silvia, gli altri sarebbero venuti al turno delle sette.
Quella frase mi fece scattare, non riuscivo più a sopportare quella psicologa che continuava a dirmi che mi stavo chiudendo, quindi decisi di rompere il silenzio, forse in modo un pò brusco.
-scusi, dottoressa, venga un attimo qui per favore!-
-Cla??- mi fece mio fratello, era stupito della mia reazione improvvisa.
-non far cazzate.- mi consigliò Silvia ma io non davo retta a nessuno di loro, dovevo dirgliene quattro a quella.
Entrò quasi stupita di risentire la mia voce, facendomi una faccia scontrosa. Era antipatica a prima vista,  ma che voleva da me?
-si Claudia, hai cambiato idea?- mi chiese, speranzosa di farmi uscire qualcosa di bocca.
-mmm, non saprei, mi pare che ieri sera ha sentito la mia versione dei fatti e ha visto anche la mia reazione, eppure lei non si rassegna al fatto che io non voglia raccontarle i fatti miei. Che poi sa qual'è la domanda che mi faccio da ieri? Perché mi vuole far del male? Cosa le ho fatto io?-. Francesco stringeva la mia mano per provare a farmi calmare, ma in quel momento non avevo occhi che per quella bionda tinta con il tacco dodici.
-io non voglio assolutamente farti del male, voglio solo aiutarti e questo è l'unico modo. Sei tu che non vuoi nemmeno ascoltarmi.-
-ah, io non voglio ascoltarla?-
-mi pare che ieri l'abbiamo ascoltata eccome..- disse mia madre, gli altri ci guardavano interrogativi, non sapevano niente di ciò che era successo.
-però mi sembra anche che i suoi piani non siano ottimi. Io l'ho ascoltata, ma lei non ha sentito me.-
-mi hanno raccontato cos'è successo, è una cosa normalissima.-
-normalissimo? Lei lo chiama normalissimo non riuscire a parlare per il pianto e fare incubi tutta la notte? Ma lei non c'era, è questo il punto. Lei non sa come mi sono sentita.-
-scusatemi, ma che ci siamo persi?- ci chiese Giovanni a nome degli altri.
-bah, niente, solo che ieri sera ho dovuto raccontare a papà e mamma per filo e per segno tutto ciò che mi era successo sotto consiglio di questa, non ti dico come eravamo ridotti, le parole facevano male e fatica ad uscire, siamo scoppiati a piangere tutti e tre, io specialmente, quando papà se n'è andato non riuscivo a smettere di pensarci e ricordare, poi quando finalmente ho preso sonno, era quasi mattina, ho iniziato a fare incubi e a rivivere quella scena terribile, mi sono svegliata di soprassalto urlando, tutta sudata, ho svegliato praticamente il reparto, il sonno non mi è preso più e sono stata ad ascoltare musica, a fare qualcosa che mi distraesse da tutto quel dolore, ma non c'è una cosa che mi può distrarre, mi dispiace dirlo. Mi dispiace anche di non avervi detto niente, non avevo e non ho nessuna voglia di parlare. Ma poi appare lei che dice che non è normale tutta questa cosa, che dovrei parlare. Ancora? Devo parlare ancora? Quante volte devo rivivere quell'incubo, eh?-
-lo rivivrai Claudia, fino a che non l'avrai superato totalmente. Parlare, è questo l'unico modo.-
-fa presto lei a dirle queste cose, chissà a quanti gliel'avrà dette, ma la questione è un'altra: è che lei non capisce. Lei non sa e spero che non sappia mai cosa vuol dire essere violentate. É la cosa più orrenda che si possa fare ad una persona, è il giusto modo per annientarla, per distruggerle la vita. Quello che ho passato ieri in quella strada non lo augurerei mai a nessuno, ti senti una nullità, un dominio pubblico. Tutti possono far tutto col tuo corpo, tu non hai modo di difenderti, non hai le forze per farlo, e alla fine ti arrendi. Come ho fatto anch'io, alla fine ho gettato la spugna, aspettando solo che finisse quella tortura. Per un attimo ho pensato anche alla morte, l'ho desiderata per un momento, pensavo che sicuramente sarebbe stata meno dolorosa di tutto quello. Ma poi ho ripensato a tutto ciò che mi sarei lasciata alle spalle, a tutto quello che mi sarei persa, ai cuori che avrei rotto, ai sogni che non avrei realizzato. Solo questo mi ha spinto a lottare contro quell'orrore e alla fine di vincerlo. Ora però lei non mi può chiedere di rivivere quel momento all'infinito, perché mi sentirei morire tutte le volte e tutte le volte mi pentirei di non aver deposto le armi. Poi se lei vuol vedermi buttare dalla finestra allora faccia pure, mi faccia raccontare tutto, le dirò tutto per filo e per segno. Ma si ricordi che una vita se ne sarà andata a causa sua e della sua ignoranza, della sua fottutissima voglia di svolgere il suo odioso dovere.-. Vidi la bionda sbiancare. Forse avevo usato parole troppo forti ma mi ero tolta uno sfizio.
Quel discorso non faceva una piega, era perfetto, racchiudeva tutte le mie emozioni. Non ero l'unica ad esserne soddisfatta, anche gli altri avevano espressioni stupite, soddisfatte e allo stesso tempo malinconiche dipinte sui loro volti.
Ma la faccia della psicologa era quella più bella. Era stupita, quasi infastidita del fatto che le abbia detto chiaramente cosa ne pensavo e fatto anche alcune confessioni in sua presenza.
-bene, è tutto chiaro allora. Vi lascio un pò soli, signora mi può seguire un attimo?- disse lei indispettita, nascosi una risatina. Si voltò e uscì dalla stanza con mia madre che mi faceva un gran sorrisone come per dirmi "brava", le feci l'occhiolino in risposta.
Aspettammo che la iena si allontanasse e poi giù con i complimenti :)
-che cavolo di discorso!!- esclamò Silvia
-è scappata, wow!- disse Francesco
-e io che mi stupisco ogni volta che tu tiri fuori le palle, come faccio a non andare fiero della mia sorellina?-
-Giovanni, devi andarne fiero, un'altra si sarebbe stata zitta, avrebbe abbassato la testa e accettato la realtà. Ma lei anche se la realtà purtroppo la sta accettando ha fatto capire a quella che lei vale, e soprattutto che ha le palle, nonostante la situazione complicata in cui si trova e che sia una ragazza.- disse Francesco, lo guardai negli occhi, era riuscito a farmi sorridere.
-ho detto solo come mi sento in questo momento, niente di speciale. Forse però sono stata pesante alla fine.-
 -ma quale pesante! Le hai detto come stanno le cose, da togliersi di mezzo perché non ti servivano i suoi consigli per andare avanti, anzi, uno ti ha anche complicato le cose.- mi disse Silvia, scossi la testa.
-"devi parlare, parla che ti liberi"...- dissi, facendo il verso: -ho parlato, si, un altro pò e morivo ieri sera. Stanotte è stato ancora peggio.-
-possiamo immaginare.-
-sinceramente? Ma vaffanculo te e tutti i tuoi consigli di merda.-
-ah grazie Claudia, sei gentile con chi era disposto ad aiutarti. Ma fa niente, ho capito che io qui son di troppo.- disse la bionda affacciata alla porta della stanza, sussultammo. Bella figura che avevo fatto. Arrossii, quando si allontanò iniziammo a ridere.
-almeno voi, ragazzi, la fate ridere un pò. Grazie.- disse mamma, contenta di vederci sorridere un pò. Finalmente mi sbloccai e riuscii a scambiare qualche parola con loro, loro intanto cercavano di strapparmi qualche sorriso, non mi facevano pressione sull'argomento, piuttosto ero io che a volte gli raccontavo qualche minima emozione o scena, così, per liberarmi.
La sera invece vennero a trovarmi Laura, Daniele e Simone, tutti e tre erano già stati informati di ciò che era successo la sera prima e sul mio intervento con la psicologa, mi arrivarono complimenti anche da lì, naturalmente gli spiegai meglio com'erano andate le cose, e loro come gli altri cercavano i modi giusti per farmi sorridere un pò.
Il contesto non era uno dei migliori, anzi, però con i miei amici ero riuscita a trovare un lato positivo in tutta quella terribile storia. Avevo scoperto quanto alcune persone tenessero a me e facessero tutto il possibile per vedermi felice, che per qualcuno contavo qualcosa ed ero qualcuno.
Passai un'altra notte insonne, dormii solo due ore, ovviamente feci di nuovo gli incubi, soltanto che stavolta non svegliai nessuno, essendo meno agitata del giorno prima.
Alle sette e mezza mi sistemai il telefono che il giorno prima mi aveva portato Giovanni, trovai tantissime chiamate perse e vari messaggi. Tanti erano dei miei parenti, alcuni dei miei amici, vari della band.. ero stupita del fatto che con così poco tempo si fosse diffusa la notizia. Risposi a tutti, mi sembrava giusto ringraziarli per essersi preoccupati.

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