sabato 22 dicembre 2012

Chapter 63. #New.

-guarda come cazzo l'ha ridotta.- sentii dire.
-bastardo, se lo prendo non so cosa gli faccio.-
Dopo un pochino relizzai che quelli che parlavano erano mio fratello e mia sorella.
Iniziai a ricordare cos' era successo, quel bastardo dagli occhi oro mi aveva violentata. Mi aveva segnato a vita. Ripensai a tutto quello che mi aveva fatto e sentii delle lacrime solcarmi le guance.
Aprii piano piano gli occhi, anche le palpebre mi facevano male. Vidi Giovanni, Laura e mia madre con gli occhi lucidi, a me continuavano a scendere lacrime.
Ero in un letto d'ospedale, ero tutta dolorante e ricoperta da fasce e cerotti, non riuscivo a dire niente.
-amore mio....- mi disse mamma, era disperata.
-vado a dire agli altri che si è svegliata.- disse mia sorella.
-chiama anche il dottore.- si raccomandò Giovanni, poi tornò a guardarmi.
-gr...- provai a dirgli grazie ma non ci riuscii. Mi sentivo stanchissima.
-shh, tranquilla.- mi disse lui. Entrarono di corsa Laura, Daniele, Francesco, Silvia e Simone, erano preoccupatissimi. Li seguì anche il dottore.
Francesco si mise vicino a me senza dire una parola, i suoi occhi verdi erano rossi dal pianto. Non l'avevo mai visto piangere. Lo ringraziai con gli occhi, lui annuì piano.
-ciao Claudia, sono il dottor Panicelli, ti sto monitorando da quando sei arrivata. Bene, ricordi più o meno cosa ti è successo?- Più o meno? Ricordavo tutto quell'orrore che avevo passato.
Annuii e scese un altro di quei lacrimoni.
-ok. Adesso devi solo star tranquilla, passerà tutto, le ferite sono superficiali.-
-la polizia sta già cercando quel bastardo, non ti preoccupare che lo metteranno dentro al più presto.- disse Simone, non riusciva a contenere la rabbia.
Vidi mia madre che stava per darmi la mano, io volevo dargliela ma non so perchè mi ritrassi di scatto. Guardai presa dal panico mia madre e poi il dottore, perchè non potevo farmi toccare da mia madre?
Il dottore comprese subito la mia domanda e cercò di tranquillizzarmi:-è normale, ovviamente ora sarai un pò sensibile al tocco di chiunque, anche di tua madre, ma vedrai che presto supererai questa cosa. Vi lascio un pò soli, passerò dopo per la visita.-
-ok...grazie.- dissi, avevo una voce stanca e roca, era irriconoscibile. Quando il dottore uscì ognuno diede sfogo alla rabbia che aveva dentro a modo suo, io provavo a prendere la mano di Francesco ma non ci riuscivo, la ritraevo sempre.
-n...non ci riesco..-
-calma, vedrai che fra qualche giorno ce la farai.- mi rassicurò lui. Avevo bisogno di abbracciarli uno per uno, ma niente.
-lo so che è una domanda stupida, ma come ti senti?- mi chiese Laura.
-mi sento... confusa, arrabiata, mi fa male tutto, impaurita, tanto impaurita, ma anche felice di avervi tutti qui. Nel complesso mi sento bene.-
-si, certo, bene, come no.- disse Simone, l'avevo detta grossa. Io non mi sentivo affatto bene.
-abbiamo rischiato di perderti.- mi disse Silvia.
-lo so. Scusatemi.-
-ma di che ti scusi? Mica l'hai voluto tu!- disse quasi gridando Giovanni, era furioso.
-sono ridotta tanto male?- chiesi, mi sentivo gonfia ma non sapevo bene cosa mi ero fatta.
-ehm, direi.- disse Daniele passandomi uno specchio.
Mi guardai subito, volevo vedere come mi aveva conciata quello stronzo. Vidi una Claudia completamente diversa da quella che avevo visto la mattina, quasi non mi riconoscevo. Avevo la parte sinistra della testa fasciata, dei punti sopra il sopracciglio sinistro, l'occhio destro livido, un pò anche il sinistro, vari graffi distributi per tutta la faccia, la bocca gonfia e con tre punti di sutura al lato sinistro, sia sopra che sotto, quello destro era livido, anche il naso lo era, e poi la cosa che mi sconvolse di più fu vedere che mi mancava un incisivo sia sopra che sotto.
-oh cazzo.- dissi guardandomi i denti.
-quello è il danno minore Cla, faremo un'impianto molto presto..- disse mia madre.
Contuinuai con l'esplorazione e vidi che ero piena di lividi e di graffi, le parti intime bruciavano.
-sono tutta un livido.-
-passeranno presto, vedrai.- mi rassicurò Laura.
Bussarono alla porta, era un'infermiera.
-scusatemi signori, l'orario delle visite è finito.- ci disse con antipatia.
-mi scusi, direi che non è il caso che la lasciamo sola, non mi sembra nelle condizioni.- gli rispose Daniele.
-forse non sono stata chiara, dovete uscire, tutti, l'orario delle visite è finito. La madre dovrebbe venire a parlare col dottore,- disse lei fredda.
-io non mi muovo da qui, forse non avete capito.- si oppose mio fratello.
-non costringetemi a chiamare la sicurezza.-
-ragazzi, andate, io sto bene. Ci vediamo alla prossima entrata per le visite.- dissi, cercando di apparire il più sicura di me possibile.
-stai scherzando Cla.- mi disse Silvia
-dovete uscire.-
-ee un attimo per favore eh!- urlai all'infermiera, mi stava dando sui nervi: -ci vediamo alle....-
-alle sette.- disse Simone.
-ok, va bene. Ora andate o la mando a quel paese.-. Riuscii a strappargli dei piccoli sorrisi, poi uscirono uno dopo l'altro dalla stanza e mi lasciarono sola.
Ero sola, di nuovo. Soltanto che ero al sicuro lì, non ero in una strada deserta, con qualche palazzo e dove non passa nemmeno un cane. Dove però quel giorno era passato un maniaco, deciso ad annientarmi. Perchè proprio questo aveva fatto: mi aveva annientato, distrutta interiormente.
Perchè proprio a me? Cosa avevo fatto di male? Ero solo felice, è un reato essere felici?
Provai  ripensare alle cose belle che mi erano accadute il giorno prima, alla felicità provata parlando con i miei amici spagnoli. Ma non ci riuscivo, il metodo non funzionava.
Piansi, versai lacrime su lacrime. Quando mi sarei ripresa da uno shock del genere? Quando avrei potuto tornare a toccare e a farmi toccare dalla gente?
A baciare il mio ragazzo e a stare con lui? Perché questa cosa aveva distrutto quel rapporto speciale che col tempo avevamo instaurato io e Francesco. Tutto un anno di amore intenso mandato a puttane, così, con poco più di un'ora. Sapevo che lui mi avrebbe capito, che mi avrebbe aiutato a superarlo. Ma sicuramente sarebbe stato difficile, era inevitabile che lo fosse.
E poi mi assillava una domanda: chi era quella bambina che mi aveva salvato? Diciamocelo, sicuramente se non ci fosse stata lei a chiamare rinforzi io non ero nemmeno all'ospedale, non c'ero proprio più. Mi stava uccidendo quel bastardo, solo perchè aveva voglia di aquietare la sua sete di sesso.
Ha preso la prima che gli era capitata, e guarda un pò la prescelta ero proprio io.
Anche esteriormente mi aveva distrutta: ero tutta dolorante, con cicatrici, arrossamenti, lividi e graffi dappertutto, parlavo a malapena, ero tutta gonfia. E poi anche sdentata oltretutto. Ci avevo messo tanto per farli crescere quei denti, sapevo che presto avrei dovuto mettere l'apparecchio per un annetto per sistemarli un pò, ma non mi aspettavo che dovessero cadermi.
Mi perseguitavano quegli occhi d'oro, mi mettevano paura al sol ricordo. La cosa che mi metteva più paura invece era il fatto che quello fosse ancora in giro da qualche parte, che magari mi avrebbe ripresa oppure che avrebbe torturato qualcun'altra.
Dovevano prenderlo subito, non poteva essere libero. Doveva marcire in quella cella.
Pensai tantissimo e mi sfogai da sola in quelle tre ore, ebbi il tempo di riflettere sul da farsi.
Intanto, avrei dovuto abbandonare per un pò il pattinaggio e la band, un mese di pausa mi poteva far solo che bene. Poi sarei dovuta andare al più presto ad un corso di autodifesa personale, io avevo attuato solo quelle poche cose che sapevo ma non avevano funzionato. Sarei dovuta uscire accompagnata. Sarei stata più prudente nel fare certe scelte.
Alle sei venirono un dottore in stanza con una dottoressa, una psicologa.
-ciao Claudia.- mi dissero.
-ciao...-
-dovremo farti una proposta.-
-ok, vi ascolto.-
-devi raccontare ciò che ti è successo a me, so che fa male ma ti libereresti.- mi disse la psicologa.
-no.- risposi secca. Ma perche? Che voleva da me quella? Io non raccontavo i fatti miei a nessuno.
-ti farebbe bene.- mi disse il dottore.
-ho detto di no, non ho bisogno di uno strizzacervelli,  senza offesa, sto bene così.-
-ti chiuderesti in te stessa.-
-non m'importa, non voglio. Non devo raccontare i fatti miei a degli estranei, a me bastano i miei amici, loro si che possono e sanno ascoltarmi. Non mi chiuderò in me stessa, proverò con loro, lo prometto.-
-questo rifiuto che ha non è normale, è il segno che sta per cadere in depressione..- commentò a bassa voce la psicologa, io persi la pazienza.
-si, certo,  depressione. Ma la smetta di trarre conclusioni affrettate, voi psicologi pensate sempre di saper tutto, ma io non ci sto al vostro gioco, vada a trovarsi un'altra paziente più educata e più disponibile di me, io sto a posto così, non mi serve il suo aiuto. E mi scusi se sono stata cattiva ma me le ha tolte di bocca.-
-va bene, ho capito, non preoccuparti, ti lascio il mio biglietto da visita, se ci ripensi fammelo sapere.- mi rispose lei gentilmente, mi resi conto di essere stata troppo dura.
-...mi scusi per come l'ho trattata..-
-fa niente, ci sono abituata ormai.-. Mi salutarono e uscirono dalla stanza, senza farsi vedere entrò Francesco.
-e tu che ci fai qui?- gli chiesi sorpresa, gli feci segno di venirsi a sedere vicino a me.
-io non ti lascio sola, assolutamente no.- mi disse, sedendosi sul letto. Anch'io mi misi seduta, poi finalmente riuscii ad abbracciarlo.
-...amore!- esclamò stupito e mi strinse a sé, stando attento a non farmi male.
-tu non sai nemmeno che bene mi fa averti qui.-
-tenerti fra le mie braccia e proteggerti ora è la mia priorità.-
-avevo bisogno di un tuo abbraccio, come vedi ho superato la cosa con te. In realtà vorrei anche baciarti ma ti risparmio lo schifo.-. Mi disgustavo da sola, avevo i punti, ero gonfia e mi mancavano due denti, fantastico.
-schifo? Quale schifo? Pensavo ti facesse male.-
-anche quello, ma guarda la mia bocca com'è ridotta ora, potrei fare tranquillamente la befana.-
-smettila di dire cattiverie. Tu sarai sempre la mia Claudia.-. Mi avvicinai lentamente fino ad appoggiare delicatamente le mie labbra sulle sue, ne avevo un gran bisogno.
-meglio non esagerare, fra qualche giorno torneremo ad essere la coppia che eravamo sempre, I promise.-
-io non vedo l'ora, soltanto che ho paura che questa terrificante esperienza mi abbia cambiata un pò.-
-so di che parli e ti dico che io non pretendo niente da te, sarai tu a dirmi quando sarai pronta, io aspetterò quanto vorrai.-
-un altro ragazzo mi avrebbe mollato all'istante. Ma tu sei tu e sei unico, sono contenta che tu sia mio.-
-ti amo, non dimenticartelo mai. Adesso hai voglia...di provare...a raccontare o a chiedermi qualcosa su ciò che è successo oggi? Se vediamo che non va, cambieremo discorso.-.
-ci provo ma non ti assicuro che tutto filerà liscio. Probabilmente verserò anche qualche lacrima.-
-non fa niente, io sono qui, ti aiuto. Ma serve che ti liberi un pò.-
-mi sembri la strizzacervelli che c'era prima.-
-il tuo psicologo personale, penso che sia più facile dirle a me queste cose che a una psicologa vera.-
-si. Cosa hai fatto quando hai ricevuto il mio messaggio?-
-ti ho chiamato varie volte e ho visto che non rispondevi, con Silvia e Simone abbiamo provato a localizzare il tuo telefono ma era spento.-
-ha fatto un volo.... come l'ho fatto anch'io. Appena inviati i messaggi quello mi ha presa.- dissi, le lacrime ricomimciarono a scendere: -mi ha fatto male, un male cane, uno di quei mali che non si devono augurare mai a nessuno. Mi ha distrutto, Fra.-. Affondai la testa sul suo petto, lui cercava di trattenere le lacrime e intanto mi stringeva, dondolando un pò.
-lo vedo, si vede come ti ha ridotto quel bastardo.-
-pensare che fino a qualche attimo prima la mia vita era perfetta, mi ha mandato tutto in frantumi. Ero stata promossa, ero ancora eccitata dalla webcam di ieri sera con i miei amici spagnoli, non vedevo l'ora di passare il finesettimana con te..-
-lo so, posso immaginare come ti sentivi,  riguardo al finesettimana ero eccitato anch'io, potevamo stare insieme dopo quasi un mese. Poi ieri sera ti ho visto così felice mentre parlavi con loro! Ma quando ho visto l'sms ho sperato fino alla fine che non fosse niente di grave, ma ho capito che qualcosa era andato storto davvero quando ho visto che era mezzogiorno meno dieci e tu non ti eri ancora fatta viva. E poi ho ricevuto la chiamata distrutta di Laura, mi è passata a prendere lei e mi h portato qui, non ti dico com'eri ridotta.-
-la bimba sta bene?-
-quale bambina?-
-quella che mi ha salvato la vita, ha visto tutto e ha chiamato aiuto.-
-ah, la figlia del signore che ci ha avvisato di ciò che era successo. Si,  lei sta bene, ti manda i saluti.-
-devo vederli, se non ci fossero stati loro io non so se ce l'avrei fatta, ero ridotta male, molto male.-
-ti ho vista e mi sono spaventato, il tuo corpo è torturato. Posso vedere i lividi sulla pancia? Se vuoi fammeli vedere tu.-
-non ho paura di te.- gli dissi, mi alzò un pochino la maglietta e mi toccò la pancia violacea, non faceva male ma era terrificante da vedere.
-ti si stanno schiarendo. Ti fa male?-
-no, però mi fanno impressione.-. Mi controllò anche la schiena e le gambe, si erano schiariti di poco a quanto pare. -mi fa male tutto..-
-posso immaginarlo. Ma penso che il danno più grande sia stato fatto qui dentro.- disse, mettendomi una mano sul cuore. Mi venne da piangere, con lui ero libera di farlo.
-calma, passerà tutto, vedrai.- provò a rassicurarmi senza ottenere grandi risultati: -sono le sette, entrano prima i tuoi fratelli poi ritorno io con i nostri migliori amici. Ci vediamo dopo.- mi disse, mi diede un piccolo bacio sulla guancia e uscì dalla stanza, dopo due minuti entrarono Giovanni e Laura.
-eii...-
-ciao.- gli dissi, moscia.
-ti abbiamo portato qualcosa da mangiare visto che si sà che all'ospedale non si mangia molto bene.- mi disse Giovanni mettendomi davanti un contenitore con non so cosa, lo spostai leggermente.
-scusatemi, non ho molta fame.- dissi, continuavo ad asciugarmi le lacrime che scendevano incontrollate dai miei occhi.
-non ti preoccupare, mangerai dopo.-
-basta che mangi però.- si raccomandò Laura.
-devo andare in bagno..- dissi, provando ad alzarmi. Non mi reggevo in piedi, Laura prontamente mi prese e mi accompagnò nel piccolo bagno. Lì il dolore era incredibile, insopportabile direi.
-non ci riesco, cazzo, non ci riesco!- dissi afflitta. Lei si piegò davanti a me, l'abbracciai.
Uscii fuori dopo un quarto d'ora di tentativi falliti, ci rinunciai.  Mi rimisi nel letto, guardavo i miei fratelli,  specialmente Giovanni, era quello che ci soffriva di più ma che cercava di non darlo a vedere.
-una curiosità: ma papà dov'è?-
-dalla polizia con mamma, stanno cercando di capire chi è stato a ridurti così.-
-più tardi verranno, penso che poi tua madre rimanga per la notte.-
-voglio stare sola stanotte.-
-non provare nemmeno a dirla una cosa del genere Cla. Non puoi stare sola.- mi disse Giovanni.
-e perchè no? Ogni tanto pensare fa bene alla salute.-
-no. Pensi con qualcuno vicino, anche se non dirai niente.- continuò lui, freddo. Io iniziavo ad agitarmi, era come se fossi sensibile alle maniere "forti" tipiche di tutti i ragazzi.
-smettila Gio, la stai facendo agitare.- gli fece notare Laura,  lui subito mi chiese scusa. Io gli diedi un bacino (per quanto potessi fare con la bocca ridotta in quel modo) per uno, mi fecero qualche altra piccola domanda a cui non sempre risposi e poi lasciarono spazio ai miei migliori amici, loro erano quelli con i quali volevo parlare realmente in quel momento.
-certo che fa strano vederti qui e sapere che ti hanno ridotto così solo un'ora dopo che io me ne sono andato.- disse Daniele.
-come mai non sei più partito?-
-Laura ci ha chiamati mentre stavamo facendo la fila per fare il check in, subito abbiamo ripreso la macchina e siamo corsi qui, come potevo lasciarti in questo stato?-
-ah, grazie. E voi invece? L'avete fatta l'ecografia, vero?-
-si, l'abbiamo dovuta fare, avremo rimandato volentieri ma non si poteva.- disse Simone
-vi abbiamo aspettato, poi verso la fine della visita Francesco è venuto a chiamarci e siamo saliti subito su da te.-
-mi portate buone notizie?- chiesi, abbozzando un sorriso.
-si. Posso?- mi chiese Silvia, voleva sedersi vicino a me.
-certo che puoi. Forza, raccontate, date una svolta a questa giornata.-
-siamo al quarto mese, la data prevista per il parto è fine febbraio/inizi marzo, è sanissimo come lo sono anch'io e ci hanno già detto il sesso!-
-secondo te cos'è, maschio o femmina?- mi chiese con un sorrisetto Simone
-femmina..- disse Daniele
-maschio.- disse Francesco
-in verità doveva dirlo lei... Claudia?- mi chiese Silvia.
-per me è la cipolla.- dissi, avevo copiato la battuta di mio fratello di quell'estate, stranamente quella cavolata detta così, senza un motivo ci fece ridere. Anch'io risi, cosa molto strana.
-certo che le stronzate di tuo fratello le memorizzi bene!- esclamò lei ridendo, l'abbracciai con cautela.
-almeno abbiamo riso.- disse Francesco.  Già, l'unica cosa che serviva in quel momento era ridere, non ci poteva far altro che bene.
-è una femmina.- mi disse Simone,
-ah, come avevi detto tu!- esclamai. Simone se l'era sempre immaginata femmina.
-si. Che bello vederti sorridere.- mi disse, scrutandomi con i suoi occhi azzurri. Non si capacitava del fatto che con una semplice notizia ero riuscita ad immagazinare per un attimo tutta quella terribile faccenda che mi era successa. Non me ne capacitavo neanche io, ero lunatica, mi sentivo felice un attimo e subito dopo tornavo triste. Che cosa odiosa.
-tieni, l'ecografia.- Silvia mi porse una cartellina e guardammo insieme il contenuto, mi spiegò bene cosa si vedeva e che significavano certe scritte, era emozionante vedere un bimbo che si stava formando nella pancia di quella ragazza che io conoscevo fin da quando era piccola.
-wow..!- dissi incantata
-avete già trovato il nome perfetto o siete ancora alla ricerca? - gli chiese Daniele
-alla ricerca, per adesso non ce n'è venuto nessuno in mente.- rispose Simone, appoggiandosi alla finestra.
-sapete quando mi faranno uscire da qui?- gli chiesi, tornando un attimo alla triste realtà.
-in teoria domenica mattina, vogliono tenerti sotto osservazione qualche ora.- mi disse Francesco.
-ah bene, che bello. È frustrante il fatto che io vi possa vedere solo due volte al giorno, ormai mi ero abituata ad avervi in mezzo ai piedi tutto il tempo.-
-ma magari possiamo fare come prima, che mi intrufolo.-
-l'idea è buona ma c'era mancato poco che ti cioccavano.- risposi al mio ragazzo.
-non m'importa, sarei entrato lo stesso in qualche modo, ho fatto bene visto lo stato in cui ti ho trovata.-
-cos' hai fatto in queste tre ore?- mi chiese Daniele anche se la risposta era ovvia.
-ricordato e versato molte lacrime,  forse troppe.-
-ti ha fatto bene riflettere un attimo?- mi chiese il mio migliore amico
-forse si ma anche no visto che mi son depressa ancor di più. -
-ti aiuteremo a superare questo periodo, è una promessa.- mi promise Silvia, gli altri annuirono e mi guardarono con compassione.
-grazie davvero,  non sarei niente senza voi.-
-l'importante è che tu ora non resti sola, dovrebbe esserci sempre qualcuno a farti compagnia.-
-da sola riesco a ragionare meglio.-
-si, ho capito, ma tu sola non puoi starci, specialmente in questo momento. Potresti fare qualsiasi cosa che ti passa per la testa e diciamo che non è il caso di correre anche questo rischio.- mi disse ferma Silvia, stavamo facendo lo stesso idemtico discorso fatto con i miei fratelli.
Mentre continuavano a discutere su quel fatto io presi il mio cellulare che era sul mobiletto vicino al letto e me lo rigirai fra le mani, indecisa se accenderlo o no. Lo guardai bene, era massacrato come lo ero anch'io. Quel telefono ce l'avevo ormai da quasi quattro anni, ci ero affezionata e non avevo la minima intenzione di cambiarlo. Ma forse era arrivata l'ora. Era graffiato, i lati si stavano rompendo, la vernice azzurra era scrostata.
-non era così stamattina.- osservai.
-lo so, anche per lui non è stata una bella giornata oggi.- disse Daniele.
Provai ad accenderlo, ma niente, non funzionava. Feci vari tentativi togliendo batteria, la sim, mettendolo sotto carica e smanettandolo un pò, ma ormai aveva esalato il suo ultimo respiro.
-se sono qui con loro adesso è solo grazie a te e al tuo tasto SOS. Grazie telefono, grazie di tutto.- dissi, salutandolo per l'ultima volta. Ci ero affezionata, ci tenevo particolarmente, me l'ero portato sempre dappertutto.
-forse è il caso di ricomprarti il telefono.- mi disse Simone, provando ad aggiustarlo.
-purtoppo...-.
-era ora però, ce l'avevi da una vita!- esclamò Silvia, tante volte mi aveva detto di cambiarlo perchè non andava più tanto bene ma io le avevo sempre detto che l'avrei cambiato solo quando non avrebbe funzionato più.
Francesco mi passò il contenitore con le cose da mangiare che mi avevano portato i miei fratelli, mi incitarono a mangiare.
-di fame non me ho quasi per niente, lo faccio solo perché così siete contenti.-. Mangiai le polpette e i piselli con una decina di minuti, anche se non si faceva sentire la fame c'era eccome.
Ma ero talmente agitata e triste che non digerii niente, mi rimase tutto in gola.
-ora dobbiamo andare, sono le otto e mezza.- mi disse Simone.
-ora vengono i tuoi a farti compagnia, non ti lasciamo sola, tranquilla.- mi rassicurò Silvia
-va bene, grazie ancora.-
-e di che, per essere stati qui? Era nostro dovere.- disse mio cugino.
-ci vediamo domani, stai tranquilla.- mi disse Francesco,  li abbracciai uno ad uno e poi li lasciai andare, io in quel breve tempo che stetti sola mi sfogai a piangere, non ce la facevo più, nonostante mi fossi liberata parlando un pò con loro avevo ancora tante cose chiuse dentro che non avevano nessuna intenzione di uscire e che purtroppo facevano male, molto male.

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