sabato 22 dicembre 2012

Chapter 62. #New.

Riuscii a prendere sonno alle tre ma alle sei e mezza ero già sveglia. Ero ancora eccitata per la webcam a sorpresa con i miei amici spagnoli,  mi avevano davvero fatto un grandissimo regalo!
La cosa più bella? Il mio sorriso e la felicità contagiosa che emanavo. Mi chiesi se anche Julieta si sentisse come me in quel momento, se anche lei fosse eccitata come lo ero io.
Iniziai la giornata con una positività sovrannaturale, raramente mi capitava di sentirmi così forte al mattino. Sentivo che ero stata promossa e che lunedì poi sarei finalmente andata al secondo anno di liceo linguistico, che avrei passato quel tanto atteso finesettimana con il mio ragazzo, che avrei concluso le mie vacanze in bellezza.
Ma mi sbagliavo purtroppo. Quel brutto presentimento che avevo da quasi un mese, quel giorno decise di tramutarsi in una triste realtà.
Ma questo lo racconto dopo, prima ho da dire un altro paio di cose.
Mi alzai alle otto e mezza e andai a farmi una lunga doccia, mi passai la piastra ai capelli e mi vestii, alle dieci meno venti ero pronta. Daniele era quasi pronto per andare, Giovanni sarebbe passato a prenderlo a minuti.
Andai ad abbracciarlo.
-eii Cla, tranquilla che torno a romperti presto!-
-ovvio che torni presto sennò vengo io e ti prendo per le orecchie.-
-va bene, te lo prometto, tu però continua ad aggiornarmi su come procedono qui le cose, dopo mandami un messaggio e confermami che siete passate tutte e due.-
-va bene, speriamo!-
-ma si, dai, sì positiva!-
-lo sono, non si vede?-
-si, sprizzi felicità da tutti i pori e posso anche immaginare il perché.-
-non sono riuscita a dormire dall'eccitazione, ti rendi conto?-
-posso ben immaginarlo.-. Suonarono alla porta, era mio fratello.
-pronti?- chiese.
-si.- gli rispondemmo.
-ci vediamo presto cuginetto.-
-a presto Cla, e mi raccomando, aggiornami e non fare casini!-
-ok va bene!-. Salutai anche mio fratello, poi alle dieci andarono via.
Prima di andare a scuola approfittai del fatto che non ci fosse nessuno e pulii un pò casa, almeno mamma l'avrebbe trovata in ordine quando sarebbe tornata dal viaggio di lavoro.
E poi alle undici meno dieci uscii per andare a vedere i quadri. Forse però era meglio se non lo facevo.
Arrivai con l'ansia a mille davanti al foglio con i risultati, a quei miei compagni di classe che c'erano mi ero raccomandata di non dirmi niente, anche se dalle loro facce felici potevo ben capire che l'esito era positivo.
Guardai prima la riga di Silvia, era passata con 7.3, mano a mano tornavo su col dito fino a trovare il mio nome. Ero passata  con 7.5. Mi trattenni dall'urlare di gioia, mi fermai due minuti a parlare con le altre mie amiche, eravamo tutte stupite che tutta la classe era stata promossa.
Contenta iniziai a percorrere la deserta strada che portava alla fermata dell'autobus, dovevo passare a prendere Francesco e poi andare all'ecografia di Silvia.
Ero felicissima di essere stata promossa, le mandai subito un messaggio per dirle che eravamo passate, continuavo ad essere felice anche per aver avuto l'occasione di conoscere tutti i miei amici spagnoli.
Ma evidentemente a qualcuno non piaceva l'idea che io fossi così felice, qualcuno voleva che almeno una cosa mi andasse storta, oppure era proprio destino che dovesse andare così.
Mentre camminavo il mio brutto presentimento continuava ad aumentare, io non capivo a cosa fosse dovuto visto che fino a quel momento tutto era filato liscio. Ma poi capii, forse troppo tardi però.
Un uomo mi stava seguendo. Era alto, vestito di nero, sarà stato sulla trentina ma aveva un aspetto davvero minaccioso. Cercai di ignorarlo, di continuare per la mia strada senza badarci, ma proprio non ci riuscivo. Era inutile anche provare a convincersi che quello non mi stava seguendo ma che semplicemente stava camminando per strada. Quello mi seguiva, e chissà da quanto.
Affrettai il passo e intrapresi varie scorciatoie, ma ce l'avevo sempre alle calcagna. Iniziai ad aver paura, tanta paura.
Per sicurezza presi il cellulare e premetti il tasto nel lato sinistro quattro volte, era il tasto per i messaggi SOS. Me l'aveva impostato Giovanni,  avrebbe mandato un messaggio a lui, Laura, mia madre e mio padre, ai miei migliori amici e al mio ragazzo dove c'era scritto che mi trovavo in una situazione d'emergenza, di venirmi a cercare al più presto.
Feci bene a farlo perché poi non potei più scappare. Mi aveva raggiunto.
Buttai a terra la borsa, pensando volesse quella, non avevo assolutamente niente per difendermi. Ma no, non voleva rapinarmi. Voleva di più,  molto di più.
Non scenderò nei dettagli perché ancora mi fa male al sol pensiero, penso che possiate capire.
Mi buttò a terra violentemente legandomi con un fazzoletto la bocca per evitare che urlassi, io mi dimenai, provai a lanciargli calci e pugni ma niente, non potevo fare niente.
La testa mi faceva male, avevo dato una botta bella forte al marciapiede. Lui mi stava facendo male, troppo. I miei vestiti erano a brandelli, io avevo dolore dappertutto, specialmente lì sotto. Svenni varie volte, non ce la facevo più, speravo con tutte le forze che mi rimanevano che i miei avessero letto il messaggio e che mi stessero cercando, che qualcuno mi vedesse e mi salvasse da quella tortura. Per un momento pensai anche di morire, almeno avrei finito di soffrire. Ma mi pentii subito e riniziai a reagire, anche se con quelle poche forze che avevo ormai non potevo fare molto.
Vidi una bambina in lontananza, ci stava guardando piena di paura, voleva venire ad aiutarmi ma allo stesso tempo voleva scappare.
Io le feci segno di aiutarmi, poi di andarsene e salvarsi, quel maniaco se l'avesse vista avrebbe preso anche lei.
La vidi andare via, per un momento mi chiesi perchè l'avesse fatto ma poi pensai che era meglio così, aveva visto abbastanza.
Ero sola, con uno sopra che stava facendo i suoi comodi col mio corpo, non avevo più forze.
Riuscii a vedere la bambina di nuovo che mi indicava, non so bene se fosse la mia immaginazione oppure era vero. Vicino a lei c'era un uomo che le disse di allontanarsi e che ci venne incontro, pensai "eccone un'altro, è finita.", e invece no.
Era lì per salvarmi. Cacciò quel pezzo di merda che era su di me, con quegli inquietanti occhi oro che mi fissavano assatanati, quello si rivestì e scappò prima che qualcuno potesse prenderlo.
Il signore invece mi prese in braccio cercando di farmi rimanere sveglia, ma io non ce la facevo più, mi abbandonarono le forze.
Quella fu una lunga serie di svenimenti, sentivo quel signore che mi chiamava per vedere se reagivo, che diceva alla bambina di chiamare velocemente l'ambulanza e la polizia, prese il mio cellulare e provò a chiamare mia madre.
Non so bene cosa successe dopo, sentivo solo in lontananza delle sirene, svenni di nuovo.

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