sabato 8 dicembre 2012

Chapter 53. #New.

Arrivammo a casa a Roma a l'una passata, mangiammo qualcosa insieme a casa mia e poi Francesco se ne tornò a casa sua, a riposarsi un pò.
Io tutto potevo fare tranne che dormire. Anzi no, dovevo fare solo una cosa: mettermi a studiare. Avevo due settimane da passare fra esercizi e regole, non potevo essere distratta da nient'altro.
Decisi di uscire con gli altri solo il sabato sera e la domenica, tutti gli altri giorni non potevo esser disturbata.
Il 2 settembre, il giorno prima dell'esame, Simone e Francesco decisero di portarci a cena fuori anche se io e Silvia ci opponevamo con tutte le nostre forze a questa richiesta.
-no Simo, domani abbiamo l'esame, forse è il caso che ripassiamo per bene...- gli disse Silvia.
-lo so, ma so anche che sono due settimane che siete tombate sui libri, che non uscite e che vi imparate a memoria i libri. Ora basta.-
-siete pronte ormai. Se continuerete a studiare in questo modo domani arriverete lì fuse, non è il caso. Dai, un pò di svago non vi farà male.- ci spiegò Francesco, io e lei ci guardammo, poco convinte, poi annuimmo.
Non ci avrebbe fatto male distrarci un pò, poi quando saremo tornate a casa avremo ripassato per l'ultima volta. Ma era arrivata l'ora di liberarsi un attimo di tutta quell'ansia che avevamo addosso.
-come ci dobbiamo vestire?- gli chiese Silvia.
-anche struccate, spettinate e in pigiama se volete, siete fantastiche ugualmente.- disse il mio ragazzo, guardandomi. Ci strappò un sorriso.
-io opto per una maglietta e un paio di jeans.- dissi, mi misi alla ricerca di qualcosa da metterci nel mio cassetto, le passai una top senza spalline e io presi una canottiera bourdeaux. Ci vestimmo al volo e ci mettemmo un filo di matita, con cinque minuti eravamo pronte.
-wow, ottimo lavoro in soli cinque minuti!- esclamò Simone dal balcone che era nella mia camera, stava fumando.
-ci stupite sempre di più.-
-siamo donne.- disse Silvia. Le guardai la pancia, con quel top le si vedeva ancora di più.
-già, donne.- le dissi sorridendo, le misi una mano sulla pancia, appoggiò la sua sopra la mia.
-siete dolcissime.- ci disse Simone rientrando dentro: -roscia, ora tocca a me.- disse dandomi un bacino sulla guancia, gli cedetti il posto e andai da Francesco.
-dai su andiamo o non troveremo posto.- disse.
-dove ci portate?- gli chiesi.
-ad un pub a mangiare la pizza, magari vi distraete un pò.-
-a una condizione: alle undici e mezza a casa.- disse Silvia.
-agli ordini!- le risposero quei due.
Uscimmo e andammo ad un pub-pizzeria, mangiammo molto bene. Bevvi un pò di birra dal bicchiere di Francesco, nemmeno quella bastò per farmi rilassare: avevo l'ansia a mille. E quest'ansia era visibile sia a me che a Silvia visto che ogni tanto i ragazzi ci dicevano di calmarci.
-a che ora fate sta rottura di palle?- ci chiese Simone.
-alle otto e mezza.- dissi
-alle nove.-
-okay, allora quando avete finito tutte e due usciamo un pò, vada come vada avrete una settimana di vacanza da godervi a pieno.-
-ottima idea.- dissi.
-a proposito voi due, ci raccontate com'è andata con le famiglie quando gli avete detto della gravidanza?- chiese Francesco, mi aveva tolto le parole di bocca.
-si infatti, non ci avete più detto niente!-
-beh... è stato un pò complicato ma alla fine l'hanno accettato.- ci disse brevemente Simone. Li fissammo, era troppo poco quello che ci aveva detto.
-non ve la cavate con una frase.- dissi.
-raccontateci.-
-io e mia sorella siamo andati a pranzo da Simone e abbiamo affrontato l'argomento con molta calma. All'inizio sembravano arrabbiati ma mia sorella a casa già mi aveva detto che anche se eravamo stati degli incoscenti era felice per noi, anche i genitori di Simo sono stati molto premurosi, non ce l'aspettavamo.-
-si, ci hanno stupito. Però ci hanno imposto delle regole.-
-ah, ovviamente. Che vi tocca fare?- gli chiesi.
-cercare lavoro. Io lavorerò come al solito alla boutique, soltanto che mia sorella mi darà una specie di stipendio, dobbiamo mantenere il bimbo.-
-tu invece che farai?- chiese Francesco a Simone.
-cameriere ad un ristorante-pizzeria la sera tranne il mercoledì, verso il centro di Roma. La paga non è molta ma ci basta.-
-insomma, se uniamo le nostre forze ce la faremo a fare tutto. E come dite voi, bisogna stare uniti. Questo faremo.- disse lei e lo baciò. Erano innamoratissimi, la gravidanza li aveva uniti ancor di più.
-io vi auguro che sia per sempre, siete troppo belli insieme!- dissi, mi facevano emozionare.
-anche noi ce lo auguriamo!- disse lui.
-concordo con il mio amore.- disse Francesco, poi mi baciò. Ci ricomponemmo, forse ci stavamo lasciando un pò troppo trasportare dal nostro amore, eravamo comunque in una pizzeria!
-ho voglia di fumare. Roscia vieni con me?-
-okay.- risposi, sicuramente voleva dirmi qualcosa. Gli altri erano tranquillissimi, erano abituati che io e Simone ci allontanavamo insieme, sapevano che volevamo parlare o sparare qualche cazzata e quindi ci concedevano i nostri minuti di libertà.
-non farla fumare!- esclamò Silvia, sapeva che quando ero nervosa ci volevo sempre provare.
-non ti azzardare.- mi disse Francesco.
-oh, ho capito eh!- dissi innervosita, uscimmo fuori al locale.
-avevano ragione però.-
-non ti ci mettere anche tu. Posso un solo tiro?-
-no, non ora.-
-che palle. Non vedo l'ora di fare questo stramaledettissimo esame, mi stà distruggendo.-
-si, lo vedo, forse è il caso che tu ti dia una calmata.-
-ma come faccio Simò? Mi sento di sapere tutto da una parte ma ho paura di andare nel panico domani e dimenticarmi tutto all'improvviso.-
-lo so, lo so. Ma hai studiato come una matta, non vedo la ragione per la quale tu non possa passare l'esame e l'anno.-
-ehh, e come mai abbiamo fatto una frase in italiano?- scherzai, di solito non parlava così preciso con me.
-capita a volte. Mi rincoglionisco e sparo frasi in italiano corretto.-
-esci da questo corpoo!!-
-brutta merdaccia.- mi disse, poi mi abbracciò.
-sai perchè non voglio farti fumare? Perchè so che te ne pentiresti dopo due secondi, perché se inizi non smetti, perchè gli altri ce l'avrebbero con me. Esperienza personale.-
-mi assumo tutte le responsabilità. Ora però posso?-. La girò dalla mia parte e l'avvicinò alla mia bocca, non me la diede in mano perchè sapeva che me la sarei fumata tutta. Aspirai molto poco, quel poco bastò per rilassarmi un attimo.
-grazie.- gli dissi, mettendomi una mentina in bocca.
-dopo ci ammazzano.-
-non m'importa, non posso fare sempre quello che mi dicono gli altri.-
-si, ho capito ragazza ribelle, però devi ammettere che avevano ragione loro stavolta.-
-basta. Piuttosto, sei pronto a diventare papà?-
-boh, non lo so. Da una parte no, insomma, Silvia è la ragazza dei miei sogni, è perfetta per me. Soltanto che è arrivata troppo presto, non ho avuto nemmeno il tempo di scoprirne altre. Ma dall'altra sono contentissimo, un figlio è sempre una bellissima cosa, anche a sedici anni, un grande impegno ma è anche il simbolo di un amore bellissimo.-
-ok, ho capito. Penso che ora dovresti vederla dal lato positivo, certo, dovrete fare tanti sacrifici per farlo crescere bene ma almeno avrete sempre "Silmone", la certezza che quel grande amore c'è stato e ci sarà, spero, una cosa che vi terrà per sempre uniti. Un legame.-
-si. Un "Silmone"?- disse, mettendosi a ridere. In effetti avevo creato un nome buffo.
-si, un incrocio fra Silvia e Simone. Ammetti che è carino!-
-see, stupendo proprio! Gli abbiamo trovato il secondo nome, tié.- esclamò, prendendomi in giro.
Rientrammo dentro, subito Francesco iniziò ad odorarmi per vedere se avevo fumato.
-mi sembri un cane.- gli dissi.
-tu però perchè hai fumato?-
-uffa, ho fatto un tiro piccolo, capita. L'ho costretto a passarmela, lui era ostinato a dirmi di no.-
-vabbé, diciamo che per stavolta sei perdonata.- mi disse Silvia.
-però falla finita, ok?- mi supplicò Francesco.
-ci proverò.- dissi.
-ahh, abbiamo trovato il secondo nome per il bimbo o bimba, quel che sarà.- interruppe Simone.
-vai, diccelo.- le disse curiosa Silvia, lui mi guardò e iniziammo a ridere.
-Silmone.- disse.
-ahh, fantastico..!?!- disse lei ironica scuotendo la testa, Francesco anche rideva.
-idea tua, vero?- mi chiese lui.
-ma dai, perchè criticate tanto il mio nome? È carino!-. Silvia mi fece lo sguardo assassino.
-seh, pare un pesce.-
-una volta il pesce si chiamava "salmone", Silmone sono i vostri nomi fusi.- dissi.
-si Claudia, ci eravamo arrivati. Vedi perchè non devi bere birra e nemmeno fumare?- mi chiese Silvia, poi si venne a mettere seduta sopra a me.
-ed ecco che Claudia iniziò a sparare cazzate a tutto spiano.- disse Simone.
-che stronzi che siete... mi disprezzate sempre.- dissi, facendo la faccia triste, Silvia iniziò a darmi baci sulle guance e pizzicotti, gli altri risero.
-la mia migliore amicaa!!- esclamò lei.
-dove la trovi una come me, eh?-
-non lo so, penso che tu sei un pezzo raro, sono felicissima di averti trovata io.-
-ei ei, alt. Lei è anche mia.- disse Simone.
-ma soprattutto MIA.- disse Francesco, mi venne da ridere.
-cazzo Silvi, domani abbiamo l'esame...-
-brava fessa.- mi disse Francesco.
-grazie per avermelo ricordato.- disse lei, mandandomi a quel paese.
-scusami.- le dissi, prendendo un pochino del tiramisù che non si era mangiata: -posso finirlo?-
-porca.- mi disse, mangiavo davvero troppo.
-e menomale che non ingrassa!- esclamò Simone. Certamente se fossi stata come tutte le altre sarei ingrassata cinque chili in tutta l'estate. Solo in quel momento ringraziavo il gene di famiglia di essere esili e di sviluppare più tardi rispetto alle altre. Altre volte lo maledicevo.
-ho fame, non c'è niente di male.-
-non diciamo questo, diciamo solo che tu hai sempre fame!- esclamò Francesco.
-ma che per caso stasera ce l'avete con me?- gli chiesi, mi criticavano da quando eravamo arrivati. Si misero a ridere, io intanto continuavo a mangiare, riuscivo a scaricare la tensione senza farmi del male. Simone mi tolse la coppetta dalle mani e Francesco mi prese il cucchiaino, Silvia mi passò il tovagliolo.
-ma stavo mangiando!!-
-in verità avevi finito. Poi se vuoi mangiarti anche il bicchiere fa pure.- mi disse Francesco, sedendomi di nuovo vicino a me e abbracciandomi.
-forse è il caso che andiamo a ripassarci le ultime cose.- disse Silvia, subito presi la borsa, pronta per andare.
-non le ho mai viste così interessate allo studio.- disse Simone. Si, effettivamente eravamo strane, mai avevamo passato tutto quel tempo sui libri.
Io e Simone accompagnammo ai nostri ragazzi a casa, poi a mezzanotte meno un quarto salimmo a casa nostra, dividendoci.
-buonanotte allora, non studiare troppo e soprattutto Dormi!-
-ci proverò. 'Notte.- dissi, entrai dentro casa, mamma era al letto ma era ancora sveglia e si guardava un film.
-tutto a posto? Com'è andata la serata?-
-bene, molto bene. Vado a ripassare.-
-va bene. Senza esagerare però, ad una certa ora mettiti a dormire.-
-ok.- le risposi, andai subito in camera, mi misi il pigiama e presi il libro, ripassando le regole principali prima sulla scrivania, poi seduta sulle scalette portaoggetti del mio letto, poi sul letto, sul tappeto, infine seduta nella sedia del balcone.
Studiai fino alle tre e mezza, fra esercizi e regole, poi decisi di chiudere il libro. "Quel che sò, sò." dissi a me stessa, ero stanca di vedere matematica in giro.
Decisi di rimanermene un altro pò nel balcone, non c'era ombra di sonno. Guardai la luna, era poco più della metà. Iniziai a pensare e a sognare.
Speravo di passare l'esame, se passavo l'anno potevo accedere ad una miriade di opportunità, una di quelle era quella di potermene andare in Spagna una settimana l'estate dopo e fare lo scambio culturale con Julieta. Ripensai al fatto che a mia madre non avevo ancora detto niente, glielo avrei dovuto dire in tempo utile per poi organizzarmi con la mia amica.
Un'altra cosa di cui non vedevo l'ora era quella di fare al più presto una videochat con i miei amici spagnoli e parlarci, scoprire le loro voci... provai ad immaginarmi quel giorno, mi mise il sorriso il sol pensiero. Sperai che arrivasse il più presto possibile, Julieta mi aveva detto che si sarebbe messa d'accordo con Jairo e Lucas e che poi mi avrebbero avvisato quando potevano collegarsi.
-ancora sveglia?- mi chiese Simone, affacciato dalla finestra della sua stanza. Io sobbalzai.
-fanculo Simo.-
-scusami.- mi disse, ridendo per la mia reazione: -non hai sonno?-
-no, per niente. E tu che ci fai sveglio alle quattro e dieci di notte?-
-mi sono svegliato e ho sentito dei rumori nel tuo balcone, mi ero accorto che ti eri messa lì a studiare.-
-ah, quindi mi stavi controllando.-
-in un certo senso si, il tuo migliore amico può permettersi di fare una cosa del genere. Ti ho vista sorridente e sognante poco fa, posso ben immaginare a cosa stavi pensando.-
-non chiedermi niente, non c'è bisogno che io ti spieghi, sai capirmi al volo.-
-si, sei piuttosto facile da capire, soprattutto per me.-
-da un lato è meglio così, fa sempre comodo avere qualcuno che ti capisce con un solo sguardo o un minimo gesto. Non c'è bisogno nemmeno che ti spiega a cosa sto pensando, lo sai bene.-
-España, lo se muuy bien que piensas en ella.-
-ya.-
-ora però vai a dormire, sono le quattro e venti, alle sette e qualcosa domani dovrai già essere in piedi.-
-si infatti, forse è meglio sennò domani ci arrivo rincoglionita a matematica.-
-e non è il caso. Buonanotte Clà, e buona fortuna per domani.-
-grazie, speriamo bene.- dissi, rientrando dentro e rimettendomi nel mio letto.
Per l'esame continuavo ad averci un buonissimo presentimento e tanta energia positiva in me, ero sicura di farcela. Ma continuavo ad avere anche quel brutto presentimento di cui a volte mi dimenticavo, ma che era onnipresente. Ma cos'era? Lo capii solo una settimana dopo, la giornata più brutta della mia vita che purtroppo ricorderò per sempre.

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