lunedì 3 dicembre 2012

Chapter 52. #New.

-sono andati via tutti?- mi chiese Francesco mentre rifacevamo i letti, guardandosi intorno.
-mmm, sembra di si. Abbiamo qualche giorno tutto per noi.-
-aspettavo da tanto questo momento..- disse, mi prese in braccio e mi baciò.
-oh beh, anch'io!-
-che si fa oggi?-
-ehm, vediamo... una passeggiata in montagna, ne hai voglia? Andiamo solo io e te e mangiamo qualcosa al ristorante che c'è lì.-
-si, mi piace come idea! Quanto bisogna camminare?-
-tre quarti d'ora, mi sembra che sono poco meno di 1.800 metri. C'è una vista strepitosa da lì e poi ci sono le cascate..-
-ok, portamici subito.- mi disse, posandomi a terra. Amava la natura, adorava andare nei parchi o nei luoghi dove la naturalezza regnava.
-ovviamente si.- dissi, mettendomi dei pantaloni della tuta e un paio di scarpe da ginnastica.
-però dobbiamo portare anche una tua amica con noi.- disse lui. Un'amica? Perché? Non dovevamo andare solo io e lui? E di chi parlava?
-ma chi?- gli chiesi stupita. Prese il libro di matematica, compresi lo scherzo che mi aveva appena fatto.
-lei.-
-uffaa... tanto lo sai che nemmeno la guarderò.-
-invece si che lo farai oppure io me ne vado.-
-ahh, bravo, mi abbandoni.- gli dissi, battendo le mani.
Mi misi la borsa a tracolla piccolina sulla spalla e mi prese per mano, avvisai nonna che saremo stati a pranzo fuori, ci salutò e iniziammo a percorrere la strada per arrivare alla cima della montagna, sempre abbracciati o mano nella mano.
-ti ho mai detto che sono innamorato di te?- mi chiese ad un tratto. Lo guardai.
-beh, non mi è nuova questa.- dissi.
-no, ma sono innamorato sul serio di te, tanto che penso proprio di aver perso la testa.-
-ah si? Bene, ho una notizia da darti: anch'io sono innamorata persa di te.-
-ovvio che lo sei, ti sei presa il ragazzo più figo di Roma.- scherzò, gli diedi una gomitata ridendo.
-può essere, anche se la bellezza è una delle ultime cose che ho guardato.-
-ah si? Cosa hai visto per prima?-
-ero rimasta colpita dai tuoi occhi e dal tuo essere così gentile e disponibile, come puoi ben sapere i ragazzi alle medie sono abbastanza stronzi.-
-ah, e io ti sembravo diverso dagli altri?-
-si, in un certo senso. Avevi qualcosa di speciale.-
-beh, è bello sentirselo dire.-
-e tu invece? Cosa hai notato in me la prima volta che ci siamo visti?-
-di te? La tua dolcezza infinita e la tua timidezza, io avevo capito fin da subito che fra di noi poteva esserci più che una semplice amicizia, molto di più.-
-avevo questo presentimento anch'io. Non immaginavo però così tanto!-
-è troppo per te? È troppo che stiamo insieme, vuoi essere libera? No perch...- lo zittii con un bacio lungo e appassionante.
-non immaginavo che il nostro amore potesse essere così forte, ecco. Non ti lascerò andare tanto facilmente, ricordatelo.-
-ricordatelo anche tu, anch'io non intendo lasciarti andare, io non me ne voglio andare.-
-e allora rimani qui, cazzo.- dissi, ci mettemmo seduti su una pietra ed iniziò a baciarmi appassionatamente.
-sei un pò greve a volte, ma forse è anche questo che mi fa impazzire di te.- mi disse fra un bacio ed un altro.
-scusami, mi scappano..-.
Arrivammo in cima per l'una e mezza, comprammo dei panini e ci mettemmo in un posto appartato, da dove si vedeva benissimo tutto il panorama sardo.
-è meraviglioso.- mi disse, avevo la testa appoggiata alla sua spalla.
-si, io non riesco a venire tutti gli anni qui, ma quando ci vengo ci passo delle ore.-
-l'anno scorso non ci siamo venuti.-
-no, mi ero dimenticata che avevamo una meraviglia da vedere. Ma ora siamo qui, giusto?-
-si, godiamocelo.- disse e mi guardò, i suoi occhi verdi smeraldo brillavano con la luce del sole.
-non mi ero mai accorta che avessi anche delle pagliuzze azzurre e marroncine, li ho sempre visti verdi.-. Erano davvero bellissimi.
-ecco, questa cosa ti era sfuggita.- disse, facendo un sorrisetto: -dici davvero?-
-si. Ah, vedi che ti era sfuggita anche a te?!!-
-si, è vero, mi era sfuggita. Però mai mi è sfuggito il color cioccolato dei tuoi con un pizzico d'oro, mi fai venir fame.-
-fame? Ah che bello, mi paragoni ad un qualcosa da mangiare, magari qualcosa di tremendo...-
-...o di infinitamente dolce come il cioccolato. Posso mangiarti di baci?- mi chiese, risi per come me l'aveva detto.
-...cannibale.-. Non fece caso alla mia risposta ed iniziò a coccolarmi, era una cosa infinitamente fantastica.
-..domenica mi hai fatto una promessa..- mi stuzzicò, continuando la sua opera. Si, gli avevo promesso che quella notte sarebbe stata speciale per noi.
-..lo so, mi ricordo, e intendo mantenerla..-
-ahh, interessante..!- mi disse lui.
Quella serata fu speciale per due motivi: intanto Daniele ci aveva aiutato a farci avere casa libera quella sera, aveva portato le nonne alla festa del paese vicino, ci aveva detto che però dovevamo raggiungerli per mezzanotte e mezza. La seconda ragione invece era che ce la godemmo come mai avevamo fatto, come se ci aspettavamo che ci dovesse succedere qualcosa. Quella notte è rimasta impressa nella mia mente e nel mio cuore. Anche se eravamo inconsapevoli di quello che ci sarebbe successo dopo, quella sera ci amammo come mai avevamo fatto.
Tornammo alla festa a mezzanotte e mezza precisa, alle nove ce n'eravamo andati dicendo che volevamo farci una passeggiata, invece ci eravamo amati più che mai.
-grazie Dani, ti devo un favore.- gli dissi quando lo vidi.
-di niente, non ti preoccupare. È andata bene?-
-è andata magnificamente.- gli dissi, mi sorrise e troncò la conversazione per evitare che stessi in imbarazzo.
***
Nei giorni seguenti non facemmo molto, Francesco mi aiutò un pò con matematica, andai a fare da baby sitter il giovedì a Clarissa e a Nicola, uscimmo un altro pò la sera, andai a salutare tutti gli amici e i parenti che abitavano lì.
Il venerdì sera decidemmo di passare una serata tutti insieme anche con gli altri miei cugini, andammo al ristorante con la mia famiglia e poi per le dieci uscimmo solo noi ragazzi.
Andammo ad un bar, Daniele ci offrì della birra e un gelato.
-un bicchiere per me già è troppo.- gli dissi quando lo vidi pronto a riempirmelo di nuovo.
-ehh, esagerata!- esclamò lui.
-mmm, esagerata non direi...- disse Francesco, sapeva bene che io già con due iniziavo a sparare cavolate a tutto spiano, a sbadigliare come un somaro e avevo anche mal di pancia.
-già è matta di suo, non complichiamo le cose.- disse Luisa, io le diedi uno schiaffetto sulla mano.
Andai con mio cugino a pagare il conto e alla cassa incontrammo alcuni dei nostri amici, fra di loro c'erano anche Tommaso e Anna.
-è proprio necessario che io li saluti?- gli chiesi a Daniele. Mi veniva voglia di girarmi dall'altra parte, mi dava fastidio rivederli a tutti e due, lei perché era una grandissima stronza e lui perché mi aveva fatto stare con i sensi di colpa per quasi un mese.
-non li puoi ignorare. Basta solo che dici un piccolo "ciao", poi li lasci perdere.-
Salutai gli altri, a loro invece li salutai con la mano, con un sorriso ebete in viso.
-ah, ciao.- disse lei. Perché non mi aveva chiamato 'puttana'?
-ciao Claudia.- disse lui.
-tutto a posto?- gli chiese Daniele, non capivo perché glielo chiedesse, aveva appena detto che bastava dirgli 'ciao' e andarsene, non serviva tirar per le lunghe quella conversazione.
-noi bene, voi?- gli chiese Tommaso, lei mi guardava con un pò meno disprezzo delle altre volte.
-anche noi, grazie.- gli risposi.
-senti, tu non mi sei mai stata simpatica e mai lo sarai, sarai sempre la puttana che viene qui a farsi tutti i ragazzi del paese in estate, ma devo ammettere che hai davvero una gran voce.- mi disse Anna, Daniele era già pronto a trattenermi se ce ne fosse stato bisogno. Ma non serviva, non mi ero arrabbiata per aver sentito quelle parole, piuttosto ero stupita del complimento che mi aveva appena fatto.
-Anna?- chiesi, ero a bocca aperta.
-per me si è ubriacata..- borbottò Dani, Tommaso rise sotto i baffi.
-che c'è, non posso fare un commento positivo? Ammiro la tua voce, punto.-
-ah beh, grazie.- dissi imbarazzata.
-quando torni a Roma?- mi chiese Tommaso
-domani, devo fare l'esame fra qualche giorno.-
-buona fortuna allora!-
-seh, buona fortuna.- disse lei scocciata.
-grazie..- dissi. Li salutammo e ce ne tornammo al nostro tavolino.
-dov'eravate finiti?- ci chiese Luisa
-a pagare il conto..- dissi
-bah, secondo me stavano litigando a chi doveva pagare..!- disse Francesco facendoci l'occhiolino.
-ma se io volessi vedere i vostri concerti che farete a Roma, come potrei fare?- mi chiese Roberta, era tutta la sera seduta sulle mie gambe, non voleva che me ne andassi.
-dovrai aspettare il giorno dopo e vedere i video su youtube che ha caricato Simona.-
-non fate la diretta come avete fatto qui?-
-no, preferiamo fare riprese a Roma, tutti i nostri fans sono lì. E poi una volta ogni tanto puoi venire con Daniele, dormi a casa mia o di Giovanni..-
-magarii, soltanto che questo stupido non mi ci porterà mai!-. Guardai Daniele, gli si leggeva in faccia che non aveva nessuna intenzione di portarsela dietro.
-ce lo prometti che la porterai almeno una volta a Roma?- gli chiesi, facendo una faccia impaziente e supplichevole allo stesso tempo.
-che palle che siete!- esclamò lui, Luisa gli diete uno schiaffetto sulla nuca.
-e dai, che ti costa?- si intromise Francesco.
-sai bene che tua madre si fida e che Claudia vi ospiterebbe molto volentieri.. semmai vengo anch'io con voi. Si può?- mi chiese Lu.
-ovvio che puoi, almeno li controlli tutti e due!- dissi
-seee, e dove dormiamo Luì? Mi sembri scema quando fai questi discorsi..- gli chiese Daniele torvo
-io ho due letti, anzi tre a casa mia, Giovanni ne ha due... lo troviamo il sistema.-
Ci fu il silenzio per qualche minuto, poi finalmente Daniele parlò.
-e va bene, verrete con me. Solo una volta però.-. Sorridemmo.
-dai, vi ha fatto la grazia.- scherzai, mi aveva fatto ridere che l'aveva detto così scocciato. Sicuramente sarebbe voluto venire da solo per stare un pò di più con Serena e con noi, senza che controllassero ogni minima cosa che faceva.
-tanto quando non ci sono ci saremo noi a fare da ispettori Derrick, se fregato fratello.- gli disse amichevolmente Francesco, lui lo fulminò con lo sguardo e poi iniziarono a scambiarsi piccoli pugni e pacche sulle spalle.
Ci alzammo dal tavolino ed iniziammo ad avviarci verso casa, intanto continuavamo a chiacchere.
Ci accompagnarono fino al cancello di casa, poi arrivò l'ora di salutarli.
-e allora vi aspettiamo a Roma!- dissi.
-e noi vi vogliamo qui il prossimo anno, eh!- esclamò Luisa. Roberta saltò in braccio a Francesco, con due settimane avevano instaurato un bellissimo rapporto, e gli diede un grande bacio sulla guancia.
-eii sorellina basta che Claudia è gelosa!!- esclamò Daniele. Risi, Francesco era diventato rosso come un pomodoro.
-va bene cuginetta, è tutto tuo!- disse scendendo, subito saltò in braccio a me.
-ti voglio tanto bene, ricordatelo.- le dissi.
-anch'io, tanto.-. Abbracciammo e salutammo anche gli altri, avevamo gli occhi lucidi.
-ci vediamo fra qualche settimana con te, rompipalle.- dissi a Daniele, mi prese in braccio: -mettimi giù!-
-assolutamente no!- esclamò.
Ci salutammo di nuovo e poi rientrammo dentro casa, stanchi. La cosa peggiore? Dovevamo ancora fare le valigie. Avremmo avuto l'aereo alle 11 della mattina dopo, dovevamo per forza prepararle la sera.
-dobbiamo fare i bagagli.- mi disse, se n'era appena ricordato.
-uffa...-
-dai, forza e coraggio, in queste settimane te ne serviranno in quantità enormi.-. L'esame, cazzo. Avevo un esame. Tornare a Roma significava passare due settimane solo sui libri, senza staccare un attimo. Voleva dire stare rinchiusa in casa fino a che non avevo fatto l'esame.
-oddio, l'esame...- dissi
-già. Dai che ce la farai, ne sono certo.-
-speriamo... io ce l'ho messa tutta, poi vabbé.-
-tranquilla amore.- mi disse e mi strinse in un gran abbraccio.
-te amo guapo.- gli dissi.
-cosa?-
-ho detto "ti amo, bello".-
-ahh, moi aussi mademoiselle. Non, je plus.- mi aveva appena detto che lui mi amava di più. Gli diedi un bacio. Anche lui ovviamente andava al linguistico soltanto che faceva inglese, francese e tedesco. Il suo francese era come il mio spagnolo, ci veniva molto bene parlarlo.
-non mi diventerai un francesino rompipalle, vero?- gli chiesi.
-e tu una spagnola che prende tutto alla leggera.-
-boh, può essere. Dobbiamo andarci di nuovo in Spagna, è passato quasi un anno.-
-va bene, ci stò, se potessi io partirei anche subito. Ma adesso sto pensando a cosa fare per il nostro terzo anniversario, è alle porte ormai.-
-ahh, hai capito!! Sappi che lo stò aspettando con ansia.-
-spero di non deluderti.-
-tu non lo fai mai. Io forse lo faccio troppe volte.-
-ma smettila!- disse e mi tirò a sé. La mia bocca era a un centimetro dalla sua, non osavamo muoverci, ci stavamo godendo quell'attimo così perfetto.
Preparammo le valigie e ci mettemmo nel letto alle tre di notte, mi abbracciò e io sotterrai il mio viso sul suo petto.
-che c'è?- mi chiese, dandomi qualche bacio.
-niente.-. Niente? Avevo un esame alle porte, degli appuntamenti già fissati, la scuola stava per riniziare, tutto stava per riniziare. Oltretutto sognavo ad occhi aperti praticamente tutto il tempo e avevo anche un presentimento strano, come se ci fossero cattive notizie alle porte.
-cosa c'è?- mi ripeté.
-un brutto presentimento, ecco che c'è.-
-che? Su cosa?-
-non lo so, so solo che mi mette ansia.-
-anche tu me la stai mettendo a me in questo momento, amore.-
-scusami.- gli dissi e lo baciai, seguendo il contorno delle sue labbra con la mia bocca, lui mi sorrise.
-che stai combinando?- mi chiese, forse ci stavamo facendo trasportare troppo.
-ti do la buonanotte.- gli dissi. Soltanto che il sonno mi colse di sorpresa, mi rannicchiai fra le sue braccia e mi addormentai con due minuti.
Sognai. Sognai l'estate che sarebbe dovuta arrivare, portando con sé tre ragazzi a cui tengo molto, sognai formule di matematica e l'esame, per l'esame il presentimento era buono.
E allora a cos'era dovuto quello cattivo?

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