martedì 20 novembre 2012

Chapter 47. #New.

Dormii pochissimo quella notte, nonostante essere stata fra le braccia del mio ragazzo mi avesse rilassato e non poco.
Fui la prima ad alzarmi, nonna alle sette era già in piedi.
-che ci fai alzata a quest'ora?- mi chiese
-mi fa male la pancia.-
-hai fame?-
-no nonna, mi viene da vomitare solo al pensarci.-.
Mi misi seduta nel divanetto della veranda di casa, intanto la osservavo mentre innaffiava le piante. Adorava le piante, non poteva stare senza. Mi piaceva il fatto che ci mettesse tutto il cuore nel farlo.
Andai a prendermi una merendina e un succo di frutta che mangiai controvoglia, e subito mi andai a fare una lunga doccia per rilassarmi. Ero talmente presa che non mi accorsi che mio fratello si era alzato. Mi misi un asciugamano addosso e mi infilai subito le mutande, poi uscii dalla doccia. Lui stava per uscire.
-ah buongiorno.- dissi
-ciao! E com'è che ti lavi? Mi devo preoccupare?- scherzò
-cammina và, esci fuori.- dissi ridendo, lo cacciai fuori dal bagno e mi chiusi a chiave. Mi vestii in fretta e andai ad asciugarmi i capelli al sole nel terrazzo di casa, ascoltando un pò di musica. Mi ricordai di dover dire agli altri della band di aggiungere alcune canzoni di una cantante spagnola, Malú, che avevo scoperto che mi venivano bene e che erano molto belle e poi dovevo dire a Julieta e a Lucas di vedere sabato il concerto in diretta, mi ero dimenticata di scriverglielo.
Qualcuno mi chiuse gli occhi da dietro, iniziai a toccargli le mani per capire chi era.
-buongiorno amore!- dissi, mettendo la testa all'indietro per poterlo baciare. Sapevo che era lui dalla forma delle mani inconfondibile, dall'anello nella sinistra, dal suo tocco leggero e dal profumo della sua pelle. Mi diede un bacio.
-buongiorno. Come stai, ti senti meglio?-
-no, per niente in realtà. Mi fa un male cane, non ho dormito molto stanotte.-
-si lo so, ti ho sentita. Chiama alla madre dei bambini e dille che non puoi andarci oggi, prenditi una giornata di riposo.-
-no, non ti preoccupare Frà, ce la faccio. Prendo un'altra pasticca e stò a posto fino ad oggi pomeriggio.-
-va bene, come vuoi. A che ora finisci?-
-alle cinque. Poi si esce, punto.-
-per me va bene, dipende da come ti sentirai tu.-
-tu non preoccuparti.- gli dissi, gli diedi un bacio veloce e tornammo dentro, mi truccai e presi le cose per andare.
-a dopo, non deprimetevi!- dissi, affacciata alla porta della camera. Mi salutarono tutti, anche se mezzi addormentati.
A casa dei bambini passai una normalissima giornata di lavoro, uscimmo a fare i soliti giri, li feci giocare, ci mettemmo a preparare il gelato.
-ce lo fai tu il gelato, Clau?- mi chiese Nicola
-io? E come?-
-con la macchinetta che usa anche mamma, viene buonissimo!-
Andai a vedere quella "macchinetta", presi il libretto delle istruzioni e mi misi a preparare il gelato, non molto convinta. Invece poi scoprii che era venuto anche bene, lo mangiammo di gusto.
-la fragola è venuta benissimo!- esclamò Clarissa.
-preferisco il cioccolato io, la fragola è da femmine.- disse Nicola, mi venne da ridere.
-che buono Clau!- esclamarono.
-vi piace?-
-sii!!-
-sono contenta, allora vorrà dire che lo faremo più spesso. Clarissa senti una cosa..-
-si?-
-venerdì vieni con me alle prove della band così proviamo a cantare una canzone insieme? Naturalmente Nico puoi venire anche tu, staremo a casa di Daniele.-
-che bello! Però dobbiamo chiedere a mamma prima.- disse lei entusiasta.
-non ti preoccupare, a mamma gliel'ho già detto io e mi ha risposto che va bene. Dobbiamo solo scegliere una bella canzone da cantare insieme e ti devo trovare un bel vestitino.-
-va bene.-
Fino alle cinque stetti con loro, mi ero dimenticata che dalle cinque e mezza alle sei e mezza avevo ripetizioni di matematica. Perciò passai a casa e presi i libri, scusandomi con gli altri. Poi finalmente dopo la lezione potei riposarmi un pò.
Tornai a casa sfinita, mi buttai su una sedia in veranda, mano a mano salutavo tutta la gente che avevo a casa.
-stanca?- mi chiese Giovanni.
-noo, oggi no, forse domani.- scherzai.
-wow che occhiaie, roscia.- esclamò Simone appena mi vide.
-grazie per farmi notare sempre i pregi del mio corpo, Simo.-. Ridacchiò.
-non ha dormito molto stanotte, metti pure che è reduce da una lezione di matematica e che è stata con i bambini per un bel pò. Forse un pochino di ragione ce l'ha ad essere stanca..- disse Francesco, quando si avvicinò lo baciai.
-ahh, sei tornata finalmente!- esclamò Silvia: -va meglio?-
-ehh, alla grande proprio. Ah Silvi, mi devi aiutare un secondo.-
-dimmi tutto.-
-devo trovare un vestito per Clarissa, dobbiamo fare un duetto sabato, le serve qualcosa di carino da mettersi.-
-ok, ci penso io.-. Prese il suo telefono e iniziò a guardare fra le immagini dei vestiti da bambina.
-questa ragazza è un negozio ambulante.- disse Giovanni.
-eh, hai visto che organizzazione?!!- esclamai.
-non posso girare sempre con un catalogo delle Sorelle S sotto il braccio, e visto che servono sempre mi sono dovuta organizzare. Clà, lo vuoi abbinato al tuo o una cosa normale?-
-boh, una cosa normale... come ci vestiamo noi?-
-vi cambiate quattro volte...-
-'azzo.- dissi, mi guardò male per un attimo.
-dicevo, vi cambierete quattro volte, due sono vestiti, uno è un completo gonna e canottiera e l'altro è un top senza spalline con dei pantaloncini corti. Anche i ragazzi sono vestiti con bermuda, canottiere e camicie a quadri sbottonate, l'hanno chiesto loro.-
-quando arrivano?-
-venerdì, li portano loro insieme ai tuoi attrezzi. Appunto decidi quale vestito devi dare alla piccola così lo dico a Sabrina.-
-si si, ok, fammi vedere che hai.-. Scelsi un vestitino azzurro che era attillato sopra e morbido dalla vita in giù, con una cintina celeste chiara sui fianchi e un fiocchetto sulla spalla sinistra.
-questo vestito è una meraviglia! L'hai disegnato tu o Sabrina?-
-io, io.-
-ti sei superata.-
-grazie..- disse, arrossendo.
-certo pensa che bello, potrai fare tu i vestiti a tuo figlio o figlia, quel che sarà.-
-già.- disse Simone
-voi che pensate che sarà?- gli chiese Francesco.
-un maschietto, me lo immagino maschio.- disse lei.
-io una femmina, penso.-
-io la cipolla.- disse Giovanni per scherzare. Lo iniziammo a fissare.
-che cosa c'entra la cipolla ora?- gli chiesi. Gli altri iniziavano a ridere, io cercavo di trattenermi.
-boh, c'entra sempre.-
-della serie: le cazzate quotidiane sparate da mio fratello.-
-oddio Clà, ridi!!- esclamò lui, mi venne da ridere con loro.
-che cosa sietee..!!- esclamò Silvia.
-degli scemi che amano sparare cazzate a tutti i momenti.- disse Francesco.
-le peggio risate me le faccio con questi scemi qua, io.- aggiunse Simone, toccando la pancia di Silvia, come per parlare al bambino.
-certo che sicuramente uscirà con dei bellissimi occhi azzurri, fra tutti e due non sò chi ce li ha più belli!- dissi. Lui ce li aveva proprio celesti, lei blu.
-esce un capolavoro comunque, Clà, i genitori potrebbero far tranquillamente i modelli.- disse Francesco sorridendogli.
-basta prenderci per il culo.- disse Simone.
-e dai, per una volta che hanno ragione!- esclamò Giovanni da dentro casa.
-io concordo con Francesco, poi fate voi.-
-senti poi da che pulpito vengono sti complimenti!- esclamò Silvia.
-ok, facciamola finita ora. Stiamo arrossendo tutti, scoppiamo fra un pò se continuiamo così.- dissi, ci mettemmo a ridere: -comunque Silvi io penso che dovresti iniziare a disegnare qualcosa anche per i neonati, hai fatto solo due modelli finora e a me sembrano fantastici, prova a buttar giù qualche idea, adesso hai anche l'ispirazione!-
-ma c'è già mia sorella che disegna abitini per neonati!-
-e allora? Provaci, poi se sono cagate non importa.- disse Francesco.
-quoto quei due.- disse Giovanni, riferendosi a me e Francesco.
-è vero, hai l'ispirazione ora.- le disse il mio migliore amico.
-vabbè, tornando a noi, allora il vestito celeste con le ballerine abbinate?-
-si Silvi, mi ci sono innamorata.-
-ok, ci abbiniamo anche il cerchietto per i capelli e abbiamo fatto il completo.-
-perfetto. Le misure già le sai?-
-il vestitino penso che vada bene per 4-5 anni, le scarpe... 28-29?-
-giusto! Come cavolo fai ad indovinare anche il numero di scarpe?!!-
-strega!- disse Giovanni, dandole un bacio sulla guancia.
-piccoli segreti del mestiere. Giovanni, fatti un pochino la barba che gratti.-
-non ci penso nemmeno.-
-tonto.-
Continuammo a chiaccherare e ad insultarci in questo modo fino all'ora di cena, dopo andammo con i miei cugini al centro del paese a vedere quei pochi negozi che c'erano.
Quelli che preferivavamo erano il negozio di dolci tipici di zia Giselle e il negozio della madre di Daniele e Roberta, vendeva oltre che ai giochi anche maschere per carnevale e non, parrucche, addobbi vari. Ci piaceva troppo andare lì a fare gli scemi, provando ogni cosa che potevamo provarci e facendoci foto ricatto. Silvia si metteva a truccarci, Luisa sceglieva i vestiti, io e Roberta le maschere e le parrucche. Non dico in che condizioni eravamo alla fine, a volte uscivamo anche due minuti in strada, controllando che non ci fosse nessuno in giro, per scherzare, con i nostri parenti che ci guardavano e scuotevano le teste, ridendo.
Ci divertimmo tantissimo quell'estate, era stata ottima l'idea di andare in vacanza insieme.
Quella settimana passò così, fra tante risate, scherzi, bambini, matematica e libri, amici.
Ma dal giovedì sera io iniziai ad avvertire i primi sintomi dell'ansia pre-concerto, stavolta ancora più forti.

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