giovedì 25 ottobre 2012

Chapter 33. #New.

Ero a casa di mio padre, nella mia camera, avevo collegato il mio iPod allo stereo e ascoltavo tranquilla un pò di musica. Mio padre come al solito non mi si filava per niente, se ne stava per conto suo, faceva come se non ci fossi.  Odiavo stare lì senza Giovanni e senza Laura, non avevo proprio niente da fare, mi annoiavo e basta.
Giovanni aveva litigato con mio padre quando i miei si erano separati perchè aveva preso le difensive di mia madre, si parlavano a malapena. Io invece non avevo mai avuto tutto questo gran rapporto con lui, è sempre stato un gran menefreghista. Anche Laura ci parlava poco, aveva un carattere molto difficile, era molto permaloso introverso e chiuso, era difficle affrontare qualsiasi tipo di discorso con lui, potevi limitarti solo a rispondere alle rare domande che ti faceva.
Perciò io preferivo passare il tempo nella mia stanza, riguardando vecchie foto, ascoltando cd che avevo trovato lì oppure la mia musica, andare a prendere il sole e farmi un tuffo nella piscina condominiale. Oppure andando in giro per il paese (che ormai a forza di girare sapevo a memoria), a volte andavo a casa di mia nonna, distante qualche isolato da quella di mio padre, o la sera a casa di Laura, era lei stessa ad invitarmi quando ero da mio padre, sapeva bene che mi annoiavo e che non uscivo quasi per niente.
In quei quattro giorni dormii e nuotai molto, andai in giro a cercare nuove cose da fotografare, iniziai a ristudiarmi tutta matematica, ripetendo regole e facendo esercizi a più non posso. Per la concentrazione quella solitudine era ottima.
***
-e allora, ti stai divertendo da papà?- mi chiese ironico Giovanni.
-no, per niente. Stò sempre sola, Laura rientra sempre tardi ultimamente dal lavoro oppure è in giro con Gabriele per comprare le cose per il bambino, la vedo raramente.-
-ahh, capisco. Ti fa uscire?-
-no, non ha voglia di uscire. Esco da sola, ma dopo un pò và a finire pure che m'annoio a girare senza una meta.-
-già. Dai, vedrai che fra qualche anno potrai risparmiarti anche tu questa rottura di palle come me e Laura, arriverà il giorno in cui potrai dire "papà, sono maggiorenne, ho il diritto di fare quello che mi pare.".-
-si Giò, però per voi quel momento è arrivato prima! Laura si è ribellata a 13 anni, tu a 14... insomma io rimango l'unica deficiente che ancora gli và dietro.-
-dai su, abbandoniamo il discorso... Laura secondo te è sul punto di partorire?-
-non saprei, non sono un medico io... comunque la pancia è grande, mi stupisco di quanto sia cresciuto il nostro nipotino, lei mi sembra stanca ma continua  a dirmi che va tutto bene. Non sò cosa pensare.-
-vaa beene, ciò significa allora che dovremmo attendere molto pazientemente il giorno del parto. A proposito, per quando l'avevano previsto?-
-in questi giorni mi ha detto lei.-
-allora spero di poterti raggiungere presto, così se partorisce vengo a vedere mio nipote e ti riporto a casa.-
-grazie fratellino.-dissi. Sperai anch'io che mia sorella partorisse al più presto, eravamo solo al mercoledì, non sarei riuscita ad arrivare alla domenica sera.
***
Papà viveva in un paesino a Roma sud (io abitavo in un quartiere del nord), non c'era nessun collegamento con la città, si poteva andare solo in macchina. Non c'erano autobus né metropolitane,  c'era qualche negozietto e tanti spazi verdi, quando mi capitava me ne andavo al parco, portavo la mia macchina fotografica e un quadernino, provavo a fare la fotoreporter. Quello era il lavoro che mi sarebbe piaciuto fare un giorno, la giornalista, magari la fotoreporter. Amavo visitare e scoprire posti nuovi, e poi con le parole ci sapevo fare, quello era il lavoro giusto per me.  Ma pensando al lavoro mi persi involontariamente in sogni ad occhi aperti sulla Spagna. Non dovevo pensarci, non ora. Se pensavo alla Spagna pensavo anche a Julieta e a Lucas. Non potevo permettermi di fantasticare così tanto su quel NOI che tanto desideravo, ero già fidanzata, porca vacca, non era una cosa da sottovalutare questa.
Lì anche i miei amici sembravano lontani chilometri, quando invece erano a quarantacinque minuti da me.
Insomma, quando andavo da mio padre mi deprimevo totalmente.
Ma in quei giorni, come previsto ci fu una sorpresa.

Venerdì 10 luglio.
-aiiaaaa!!! Porca merdaa Clà, fa qualcosa!!- urlò mia sorella. Aveva le doglie, era arrivata l'ora di far uscire il bimbo.
Ero nel panico. Le undici di mattina, nessuno era a casa a quell'ora, nessuno poteva accompagnarci all'ospedale. Ma non potevo nemmeno lasciar che Laura partorisse a casa, non ne capivamo niente nessuna delle due.  Chiamai Giovanni anche se sapevo che comunque lui non sarebbe mai arrivato in tempo. Dovevo inventarmi qualcosa.
-Clà, ti prego, portami subito all'ospedale.- disse.
-non sò come fare... l'ambulanza se la chiamo arriva dopo una mezz'ora buona, e tu se continui così partorisci qui... il taxi mi hai detto di no... a chi cazzo chiamo ora?-
-nessuno, guidi tu.-
-coosaa? Tu sei scema!!-
-noo, devo partoriree!-. Mi aveva fatto una richiesta assurda: guidare fino all'ospedale. La distanza non era un problema, con una ventina di minuti ci saremo arrivate... ma se ci beccava la polizia finivamo nei guai tutte e due!! Non avevo la patente, avevo da poco preso il patentino per il motorino, ero minorenne.
Ma dovevo farlo. 
Andai a prendere la valigia con le cose per Laura, l'accompagnai all'ascensore, chiusi velocemente casa e ci precipitammo verso la sua toyota yaris rossa che era nel garage.
-grazie. Vedrai che andrà tutto bene.- disse per rassicurarmi. Allungai il sedile davanti e la feci sdraiare, entrai dalla mia parte, mi misi un cappello e un paio di occhiali da sole, Laura nonostante fosse contorta dal dolore mi diede una truccata veloce per farmi sembrare più grande.
Cercai di ricordarmi le lezioni che mi avevano dato i miei fratelli su come guidare, infatti non era la prima volta che portavo una macchina, però era la prima volta che la portavo per andare da qualche parte.
Cercai di tranquillizzarmi e partii verso l'ospedale, diedi un fazzoletto bianco a Laura per farglielo sventolare fuori dal finestrino, infatti molta gente ci diede la precedenza. Rispettai tutti i segnali, i semafori e i limiti di velocità, mi guardavo in continuazione intorno per vedere se c'erano dei vigili in giro.
Intanto cercavo di tranquillizzare mia sorella che piangeva disperata dal dolore. 
Come previsto con venti minuti arrivammo all'ospedale, mi fermai un attimo davanti l'entrata per far scendere Laura e chiamare un infermiere.
-deve partorire!- esclamai.
-ok, arrivo subito.- rispose lui, tornò dopo qualche secondo con una lettiga.
-Lau, parcheggio e ti raggiungo, faccio in un attimo!!- esclamai. Lei annuì col capo, con sguardo riconoscente.  Parcheggiai in modo perfetto con una velocità incredibile, mi tolsi il cappello e gli occhiali e mi misi a correre per l'ospedale e a cercare il reparto "pediatria", dovevo andare a neonatologia.  La trovai in una saletta, le stavano mettendo la flebo e le facevano alcuni controlli, ancora non era ora di portarla in sala parto.
-quanto manca?- chiesi.
-è dilatata a sette, dobbiamo arrivare a 9\10 cm. Bisogna aspettare un altro pochino.- mi disse un'infermiera.
-dai Lau, dai, manca poco.- dissi. -vado ad avvisare gli altri, torno subito.-
Uscii dalla stanza e chiamai al volo Gabriele e Giovanni per sentire dov'erano, poi chiamai anche mio padre e la madre di Laura.  Con una mezz'ora erano tutti lì.
Il primo ad arrivare fu Gabriele che mi chiese dov'era la moglie dandomi un veloce bacio sulla testa per ringraziarmi. Poi arrivò dopo cinque minuti anche Giovanni che aveva portato anche Francesco e Michela, li abbracciai a tutti e tre.
Entrai con mio fratello a vedere come stava Laura, l'infermiera mi disse che la stavano preparando per portarla in sala parto.
-Claudia, vieni con me!- disse lei.
-va bene, chiamo anche tua madre.- le dissi e uscii fuori, erano arrivati anche papà e Alice.
-Alice, vuole che io e te andiamo insieme a lei.-
-okay.- disse.
Diedi un bacio a Francesco, non avevo avuto nemmeno un momento per salutarlo, sembravo una matta che correva da una parte a un'altra del reparto.
-è ora!- disse l'infermiera, mi misi il camice verde con la cuffia e le buste ai piedi, poi entrai in sala parto con Alice.  Mi misi vicino alla testa di Laura.
-dai sorellina, adesso finisce tutto.- dissi
-grazie.- disse con molta difficoltà.
-shhh...- la zittii. Mi stava ringraziando da quando eravamo entrate in macchina, mi ricordava tanto ET nel film, stava facendo la stessa cosa.
Dopo un paio di urli, di spinte e di respiri sentimmo un dolce pianto. Eccolo il mio nipotino. Mi commossi.
Lo presi un attimo in braccio e lo avvicinai a Laura, con le lacrime che ci rigavano gli occhi.
-ciao!- disse con voce molto stanca. Mi guardarono tutti e due, erano bellissimi.
Diedi mio nipote a un'infermiera, pronta per andarle vicino a vedere la prima visita del bambino.
Ma mi bloccai a metà strada, quando il dottore disse che il parto non era ancora finito.
Non era solo uno?
Mi misi di nuovo vicino a Laura, guardando anche l'infermiera che delicatamente lavava il mio scricciolo.
-tu lo sapevi?- le chiesi
-si, l'ho scoperto tardi che erano due. Ho deciso di fare una sorpresa a tutti.- disse. Poi riniziò a spingere, quando nacque anche l'altra le asciugai il sudore dalla fronte e le diedi un bacio sulla guancia, aveva un sorrisone incredibile in viso. Andai a vedere l'altra mia nipotina.  Erano bellissimi!!
-hai fatto delle meraviglie, sono bellissimi.- dissi a Laura, poi uscii accompagnata dal dottore che diede la lieta notizia a tutti. Abbracciai Giovanni e Gabriele, poi me ne andai vicino a Francesco che mi aiutò a disfarmi di tutti quei camici che avevo addosso. 
Mi scendevano lacrime, lacrime di gioia.  Avevo visto nascere due bimbi, i miei nipotini. Era stata un'emozione grandissima!
Lui mi asciugò le lacrime con deo baci, gli si leggeva in faccia che era felicissimo anche lui.
-a che ora sono nati?- mi chiese papà.
-lui alle 13.13, lei alle 13.23 . Solo dieci minuti di differenza.- dissi.
-come sono?- mi chiese Francesco.
-bellissimi, hanno quegli occhi marroni che ti catturano subito. Mi hanno stregata.- dissi.
-ma tu sei consapevole che è merito tuo se sono nati qui sani e salvi? Hai guidato fino all'ospedale, sapevi che stavi correndo molti rischi ma te ne sei fregata totalmente, hai pensato solo a tua sorella e a quei bimbi. Sei davvero la ragazza dei sogni tu.- disse, ci spostammo verso un punto dove non c'era nessuno e lo baciai appassionatamente.  Mi era mancato in quella settimana, e adesso era lì per condividere insieme a me una gioia immensa. Gliene sarei stata per sempre riconoscente per esserci stato in alcuni momenti molto importanti della mia vita, per non avermi lasciato sola e aver condiviso determinate emozioni con me. Non era da tutti farlo, ero fortunata ad avere un ragazzo del genere al mio fianco.
-diciamo che questo non è il miglior posto per provocarmi Clà...!- disse arrossendo. Arrossii anch'io.
-ops, scusa.-. Mi staccai. Rise e mi abbracciò.
-non che non mi piaccia, anzi, sia chiaro.- continuò.
Tornammo dagli altri, dopo un pò ci fecero vedere i bimbi. Gabriele e Laura avevano deciso di chiamarli Michele e Giulia. Erano bellissimi tutti insieme.
La domenica Laura tornò a casa, le facemmo una festa a sorpresa a casa con un bel pò di parenti e di amici, festeggiammo l'arrivo di due bellissimi soli nelle nostre vite. Lei continuava a ringraziarmi, a dirmi che alla fine a qualcosa erano servite le sue lezioni di guida. Eh già, nonostante non si potesse fare avevo guidato, ero riuscita a portare a termine un mio compito: far nascere i miei nipotini in ospedale.
Quella sera stessa me ne tornai a casa, ero contenta di stare di nuovo insieme a mia madre e ai miei amici.
Sarei dovuta partire il 14 per la Sardegna, passai tutto il lunedì a preparare bagagli e a salutare gente, andai anche in piscina con i miei migliori amici e il mio ragazzo. Con loro mi sarei rivista il 3 agosto, saremo andati tutti insieme a divertirci una settimana al mare.
L'estate era davvero iniziata benissimo, ma davvero, eravamo ancora all'inizio!

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