sabato 6 ottobre 2012

Chapter 22. #New.

Fattostà che in quella settimana ci amammo e ci divertimmo tanto e quando tornammo a Roma fu un pò un trauma riprendere i soliti ritmi frenetici, allenamenti, prove, compiti, esami, concerti... .
La cosa che tutti notarono e ci fecero notare era che eravamo ancora più uniti di prima e che eravamo sempre di buonumore.  Questa felicità influì positivamente anche sui nostri rendimenti scolastici, nonostante passassimo la maggior parte dei pomeriggi insieme.
I nostri genitori erano felici e soddisfatti, nonostante ci facessero sempre un miliardo di raccomandazioni.
Nei mesi successivi la felicità non svanì, con la band arrivammo a fare anche due serate a settimana, al Versus avevamo un successo incredibile, mi abituai a quella voce "nuova" che avevo sviluppato cantando, mi piaceva, era più adulta.
La gravidanza di mia sorella andava a meraviglia, aspettava una femmina, era previsto che nascesse a luglio.
Io riuscii a vedermi per Natale con Simone, passò le vacanze con la sua famiglia nella casa qui a Roma.
Silvia anche ottenne un penfriend americano, Rick, con il quale instaurò un rapporto molto speciale nel giro di poco tempo.
Io e Julieta ormai eravamo diventate buone amiche, e col fatto che raramente la trovavo in chat decidemmo oltre che scriverci per e-mail anche per lettere, per esser sicure che le avremmo lette e poi ci saremmo risposte.  Questo metodo funzionò alla grande, riuscivamo a dirci anche più cose.
Più volte poi da novembre, mi chiamarono per andare a far da baby sitter ad alcuni bimbi. Quasi tutte le settimane, una volta alla settimana dovevo andare da una bimba che si chiamava Caterina e aveva 4 anni, era dolcissima, mi adorava.  La facevo giocare, le leggevo favole, guardavamo cartoni, coloravamo, facevamo dei giri per il quartiere e andavamo al parco.  Scoprii che mi piaceva moltissimo stare con i bimbi, a volte veniva Francesco con me o Silvia, entrambi mi dicevano che ci sapevo fare con i bambini.  Mi piaceva soprattutto come mi guardava lui quando stavo con qualche bambino, era un misto fra ammirazione e una specie di desiderio.
***
-ti piacciono tanto i bambini.- disse Francesco mentre camminavamo per il parco, io davo la mano a Caterina e a lui.
-si, li adoro.- dissi.
-ci sai fare amore. Penso che sarai un'ottima mamma.-. Lo guardai e lo vidi arrossire. Era come se...
-sbaglio o tu mi vuoi chiedere qualcosa?- chiesi, guardandolo negli occhi.
-no, non devo chiederti niente. Dico solo che saresti un'ottima mamma, tutto qui. Oddio, non nascondo che mi piacerebbe starti accanto quando ci diventerai, però forse non è il caso di parlarne adesso, anche perché a 17 anni è un pò prematuro.-. Nel contesto aveva detto una cosa fantastica: che gli sarebbe piaciuto essere il padre dei miei figli. Era vero che era un pò presto per parlarne, ma non era semplice far uscire dalla bocca di un ragazzo certe cose. Lo guardai negli occhi e sorrisi.
-si, é vero, è un pò prematuro pensar così perciò per non metterti in imbarazzo non mi soffermerò molto sull'argomento. Ti dico solo però che mi hai detto una cosa bellissima, non sò se te ne sei reso conto.-
-è quello che penso Clà, non nego che la cosa mi farebbe molto piacere.-.  Feci andare Caterina sullo scivolo, e mentre la controllavo mi sentii cingere i fianchi da dietro. Mi girai e diedi subito un appassionante bacio a Francesco.
-grazie.- gli dissi. Con quella frase mi aveva rallegrato la giornata.
***
Un'altra cosa che mi fece felice è di aver rivisto mia cugina Martina alla festa a sorpresa che mi avevano organizzato i miei amici per il mio conpleanno, purtroppo si è trasferita a Londra con mia zia e la vedo molto raramente.
E poi anche Julieta decise di farmi un regalo: iniziare a farmi conoscere ragazzi spagnoli.
-Lo sò che sei impegnata con Francesco ora, ma fidati che non è una cattiva idea iniziare a conoscere ragazzi. Insomma, per realizzare il tup sogno sono indispensabili!- mi scrisse in una delle sue lettere.  Era vero, per realizzare il mio sogno mi serviva un ragazzo, anche perché Francesco non sarebbe mai andato a vivere al di fuori dell'Italia, me lo diceva sempre.  Ma di questo parleremo dopo, non è il caso di correre troppo!

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