venerdì 26 ottobre 2012

Capitolo 14: Una serata a Port Angeles. (Parte 2/2) #TwilightEdwardVersion

Tornato a casa c'era Alice che mi aspettava a braccia conserte.
-e insomma ora prendi decisioni senza nemmeno consultarmi.- disse, dandomi il benvenuto.
-ciao Alice, sono felice anch'io di rivederti.- dissi ironico.
-non stò scherzando Edward. Vuoi davvero seguirla questa sera? Insomma, lasciale un pò di libertà, penserà che sei uno stalker se continui così!-
-il tuo discorso non fa una piega, Alice, ma il fatto è un altro: chi mi assicura che oggi a Bella non succeda niente? Tu? No, le tue visioni cambiano di volta in volta. E visto che nessuno mi dà la certezza che lei sarà completamente al sicuro e che a Port Angeles posso andare, io stasera vado, in incognito come oggi a scuola, ma vado.-
-va bene, fai come vuoi, non sò che dirti. Comunque se ti può interessare le ragazze vanno alle quattro in città.-. Con Alice era impossibile litigare, la perdonavi o ti perdonava dopo due secondi.
-bene, grazie, significa che mi muoverò prima.- dissi. -sai farmi una piccola previsione della serata?-
-no, per ora no, mi dispiace. Sò solo che probabilmente vi incontrerete, però non sò dirti il motivo.-
-ah, bene. Se ci incontriamo vuol dire che ci saranno guai nei paraggi.- pensai. Si, io dovevo intervenire solo se ci sarebbero stati guai in vista e se Alice mi aveva detto che ci incontravamo significava che doveva succedere qualcosa.
-non è detto.. io non posso dirti altro, mi dispiace.-
-si, lo dico io. Io interverrò solo in casi di urgenza, se tu vedi che ci incontriamo significa che qualcosa succederà.-
-va bene, non farti i film prima del tempo, quando sarai a Port Angeles esaminerai la situazione e vedrai cosa succederà.- disse.
-Alice, per favore: se hai delle visioni chiamami immediatamente, potrei arrivare in tempo e evitare i guai.-
-okay fratellino, d'accordo, ma adesso rilassati. Mi sembri un pò stressato e in ansia.-
-Alice, mi pare normale data la situazione. E poi da quando tu mi hai detto che ci dovremo incontrare mi stai facendo preoccupare ancora di più.-
-Jaspeer?- urlò lei. Avevo capito che voleva farmi rilassare con lui.
-si amore?- le rispose
-serve uno psicologo qui, vieni a tranquillizzare Edward!-
-arrivoo!-
Passai il pomeriggio a parlare con Jasper, Alice e Emmett, Rosalie non voleva sapere niente che riguardasse Bella o la mia attrazione per lei. Mi ignorava completamente, anch'io facevo lo stesso.
Per le quattro e qualcosa uscii da casa,prendei la macchina e con poco tempo arrivai in città, andai vicino al negozio di vestiti che mi aveva detto Alice, trovai tutte le ragazze lì, stavano scegliendo i vestiti per il ballo della scuola.  Provai ad ascoltare le loro conversazioni. Sentii la sua voce. Stava dicendo che a Phoenix non aveva mai partecipato a un ballo perchè nessuno l'aveva mai invitata. E poi uscì fuori che Tyler a scuola stava dicendo che al ballo sarebbe andato con Bella, la mia Bella. Sono contento che lei smentì subito, stavo già pensando ad un modo per annientarlo.
Mi accorsi che Bella dava solo pareri sui vestiti delle amiche ma che non provava niente. Più che altro mi colpì la domanda che fece alla Weber: "Ehm Angela... è normale che i Cullen si assentino così a lungo?". Che cosa? Stava chiedendo di noi? Era preoccupata per NOI?
Sentì l'amica che le rispondeva che di solito nelle giornate di sole noi andavamo a fare delle gite con i nostri genitori, questa era la bugia che avevamo dovuto diffondere per giustificare la nostra assenza nelle rare giornate assolate di Forks.
Chissà cosa le importava di saperlo...
I miei pensieri furono interrotti dalla chiamata di Alice, aveva appena avuto una visione.
-cosa c'è Alice? Che hai visto?-
-Bella fra cinque minuti si allontanerà dal negozio per andare in una libreria, forse è il caso che tu la segua visto che non c'è bella gente in città, lo sai bene.- disse.
-grazie Alice.- dissi e riagganciai, pronto a seguirla.
La vidi uscire dal negozio, svoltare un paio di vicoli e arrivare nella libreria. Era andata in una libreria quileute, chissà cosa cercava.  Quando uscì però la vidi vagare senza una meta precisa, o forse si. Sembrava si fosse persa. Iniziai a chiedermi se era quello il momento in cui dovevo agire, ma la risposta mi arrivò poco dopo.
Vidi un gruppetto di tipi loschi che la seguivano. Erano stupratori. Oh merda. Capii che di lì a poco sarei dovuto entrare in scena.
-ehilà!- le disse uno. "eccola, l'ho trovata finalmente." pensò.
-ciao..- disse lei istintivamente, la vedevo che però iniziava ad agitarsi.
-dove vai così di fretta?- le chiese un altro. Lei non si girò nemmeno a guardarlo e svoltò qualche vicolo, io presi un paio di scorciatoie e le ero di nuovo a un paio di metri di distanza.  Vidi il cielo scurirsi, come se annunciasse un brutto presagio.
Cazzo, l'avevano raggiunta.
"oggi si fa festa!" pensò uno
"cosa le farei io a questa..."
-ah, eccoti qui!- esclamò uno di quelli.
-ti abbiamo vista prima al negozio di vestiti.-. Lei cercò di trovare una via d'uscita, ma non ce n'era. Io mi stavo agitando ancor di più.
-non toccarmi.- disse lei impaurita.
-ma dove vai bellezza! Vieni a festeggiare con noi!-. Non ce la feci più a trattenermi, i loro pensieri erano insopportabili, quello che le volevano fare era disumano. Decisi di intervenire. Svoltai l'angolo a tutta velocità e con una manovra piuttosto pericolosa inchiodai e aprii la porta del passeggero, ad un centimetro da Bella.
-sali.- dissi furioso. Subito mi riconobbe (che velocità) e si precipitò in macchina, la paura dipinta in volto. Le gomme stridettero sull'asfalto e puntai verso nord, dovevo allontanarmi al più presto da quelle merde, non sò cosa gli avrei fatto.
-allacciati la cintura.- le ordinai. Subito obbedì. Sembrava che si stesse calmando, me ne ero accorto quando era entrata. Era come se fosse felice di vedermi, ma non capivo se era perchè l'avevo salvata da uno stupro di gruppo.
Sfrecciai a tutta velocità per le strade di Port Angeles, saltai parecchi stop, non potevo fermarmi, sarei tornato indietro.
-stai bene?- mi chiese.
-no.- risposi secco. Come potevo star bene se avevo appena salvato in tempo la persona che mi iniziava a piacere da degli stupratori, mettendomi anche a rischio? Aveva ragione Alice: uno stalker, chi poteva arrivare al momento giusto sennò?
-Bella?- dissi cercando di mantenere la calma. Si schiarì la gola.
-si?-
-tu stai bene?- in quel momento dovevo sapere solo che si sentiva al sicuro, anche se era fra le mani di un vampiro, non potevo sopportare l'idea che stesse soffrendo. Parve leggermi nel pensiero e timidamente rispose:-si.-
-ti prego, distraimi in qualche modo.- le chiesi.
-che devo fare?-
-non lo sò, parlami di qualcosa fino a che non vedi che mi stò calmando.-
-Uhmm... penso che domani investirò Tyler Crowley.- sbottò.
-perchè?- io lo sapevo benissimo il motivo, ma sentirla parlare aveva un effetto calmante.
-và dicendo a scuola che andremo al ballo insieme, quando io ho rifiutato. Penso che sia ancora per la storia dell'incidente, pensa che questo sia il miglior modo per scusarsi. E allora anch'io tenterò di ucciderlo, così almeno siamo pari e non avrà ripensamenti.-. Il discorso che aveva fatto era perfetto, non faceva una piega. Ma io non avevo voglia di fare un altro salvataggio, specialmente salvare Crowley, non avrebbe avuto alcun senso e sarebbe solo servito per far arrabbiare ancor di più la mia famiglia.
-così anche Lauren la finirebbe di odiarmi, è gelosa di Tyler, forse dovrei fare a pezzi la sua Sentra, almeno non potrà accompagnare nessuno al ballo...- disse. Amavo ascoltarla, era un ottimo antidoto, mi stavo già dimenticando di ciò che stava per accadere prima.
-m'era giunta voce.- dissi, calmo.
-fino a te?- mi chiese, come se io fossi chissà chi. Poi bofonchiò un'altra cattiveria contro Crowley, stava provando a mettere a punto il suo piano. Io sospirai.
-va meglio?- mi chiese
-non proprio.- non avevo totalmente dimenticato ciò che era successo poco prima, non avevo dimenticato la voglia di tornare da quelli e staccargli la testa. Si era semplicemente attenuata. Fissai il tetto della macchina, sentivo il suo sguardo puntato addosso.
-cosa c'è che non va?- mi chiese a bassa voce.
-Bella, ogni tanto ho qualche problemino di impulsività.- dissi guardando la strada -ma non sarebbe una buona cosa tornare indietro e assalire quei...- mi fermai un attimo, mi stavo infuriando, rischiavo di perdere il controllo al sol pensiero. -perlomeno. E' quello di cui stò cercando di convincermi.-
-oh.- rispose. Non sapeva che dirmi, ovvio. Anche lei non aveva voglia di riprendere quel discorso. La vidi guardare verso l'orologio del cruscotto.
-Jessica e Angela si staranno preoccupando, mi stavano aspettando.- sussurrò.
Puntai verso il centro di Port Angeles, il ristorante dove sarebbero dovute andare a mangiare era La Bella Italia, l'avrei portata lì, volevo assicurarmi che mangiasse qualcosa. Mi infilai velocemente in un parcheggio, vedemmo Jessica e Angela venire a passo svelto verso la mia macchina, volevano sapere dov'era finita e cosa ci facevo io con lei.
-come facevi a sapere dove...- disse, poi scosse la testa. In teoria io non dovevo sapere dove doveva andar a mangiare con le amiche, potevo scegliere qualsiasi altro posto, di ristoranti a Port Angeles ce n'erano molti.
Scesi dalla macchina e le andai ad aprire la portiera.
-cosa stai facendo?- chiese
-ti porto fuori a cena.- dissi, sforzandomi di sorridere.  In verità ribollivo di rabbia, mi allontanai un attimo per riprendere le forze. E lei, e il suo odore, e gli stupratori... qualcos'altro no, eh?
-vai a fermare Jessica e Angela, non ho voglia di rincorrerle per tutta Port Angeles, anche perchè sinceramente non sò se riuscirei a controllarmi se mi imbattessi di nuovo nei tuoi amichetti.- dissi severo. Mi obbedì all'istante, evidentemente le avevo messo paura. Mi sentii un pò in colpa per questo.
-Jessica, Angela!- urlò lei. Le fui subito accanto,vidi le facce delle ragazze passare dal sollievo di averla ritrovata alla sorpresa di trovare me con lei.
-dov'eri?- le chiese Jessica.
-Mi sono persa. Poi però ho incontrato Edward.-
-Vi disturba se mi unisco a voi?- chiesi cordialmente.
-Ehm, no, certo che no!- disse Jessica.
-Uhm... Bella in realtà noi abbiamo già mangiato mentre ti aspettavamo, scusaci..- disse arrossendo Angela.
-non fa niente, non ho fame.- disse lei.

-io penso che invece dovresti mangiare qualcosa.- le dissi. Guardai Jessica e le chiesi, deciso: -vi dispiace se stasera accompagno io Bella a casa? Almeno non sarete costrette ad aspettarla mentre mangia.-
-uhmm, non saprei...- disse, scrutando lo l'espressione di Bella e mordendosi un labbro, vidi lei farle l'occhiolino, Jessica nonostante avesse capito che volevamo stare da soli era ancora esitante.
-Va bene. Ci vediamo domani Bella... Edward.- disse Angela che era stata più sveglia della sua amica. Prese per mano Jessica e si allontanarono verso la loro macchina, felici e curiose allo stesso tempo. Aspettammo che si allontanassero per entrare al ristorante.

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