mercoledì 25 luglio 2012

Chapter 9. #New.

Appena arrivata a casa mi misi subito a fare la lasagna e la misi in forno, intanto che si cuoceva feci una torta allo yogurt di melone.  Poi apparecchiai la tavola e andai a sistemarmi i capelli e il trucco. 
Verso l'una e dieci suonò il campanello ed io mi precipitai alla porta.
-finalmente sei qui.- dissi, facendolo entrare e lo abbracciai.
-che accoglienza!- disse. -cos'è questo profumino?-
-lasagna.- dissi -accomodati, immagino avrai fame.  Vado a prenderla.-. Ma appena mi girai verso la cucina fui bloccata da una mano morbida che mi teneva per il braccio.  Mi tirò delicatamente a lui e mi baciò. Io sorrisi.
-adesso se vuoi puoi andare a prendere la lasagna.- esclamò. La portai a tavola e la servii.
-come cuoca non sei niente male.- mi disse mangiando di gusto.  In effetti mi era venuta più buona del solito.
-grazie.  E a proposito, grazie anche per la meravigliosa serata che mi hai fatto passare ieri.- dissi, un pò imbarazzata.  Sinceramente non capivo però a cosa fosse dovuto quell'imbarazzo.
-e di che? Per la propria ragazza si fa quel che si può. Però il dopocena non me l'aspettavo.- disse arrossendo.
-beh, mi sembrava giusto dare il mio contributo per rendere quella serata ancor più emozionante, indimenticabile.-
-ah, bene, allora sono lieto di comunicarti che ci sei riuscita pienamente. Io sai bene che non ho mai preteso niente, ma certamente ti desideravo. Mi hai reso ancora più felice.-.  Era vero.  Lui mai mi aveva fatto pressione sull'argomento "prima volta", ma gli si leggeva in faccia che mi desiderava. E a me non sembrava giusto farlo aspettare ancora.
-era il mio regalo. Mi sembrava da egoisti farti aspettare ancora. E poi appena ti ho visto ieri sera ho capito che ormai ero pronta.-
-non saresti stata egoista, ti avrei capito.- disse.
Ormai avevamo finito di mangiare, mi alzai e mi andai a mettere seduta sulle sue gambe.
Lo guardai e gli dissi: -ti amo.-.  Lui si stupì e mi sorrise, poi mi baciò. Uno di quei baci che mano a mano diventano sempre più intensi, una cosa fantastica. Le mie mani scivolarono sui suoi capelli, le sue sui miei fianchi. Lo desideravo ardentemente, di nuovo.  Ma purtroppo non era possibile visto che doveva arrivare mio fratello.
Mi fece alzare e mi prese in braccio, per poi posarmi sul divano.  Si mise seduto vicino a me, stavolta iniziai io a baciarlo.
Finimmo quasi sdraiati uno sopra all'altro, continuavamo a baciarci, quando sentimmo la chiave di Giovanni che apriva la porta. Subito ci mettemmo seduti e ci sistemammo i capelli.
Entrò e appena ci vide disse imbrazzato: -ops,ho interrotto qualcosa? Torno più tardi se volete.- disse, pronto per uscire.
-no no, non ti preoccupare.- risposi, arrossendo un pò. -ho fatto la lasagna. Noi abbiamo già mangiato.  Ce ne andiamo in camera, fra un pochino usciamo.- dissi.
Io e Francesco sgusciammo in camera, salimmo le scalette-portaoggetti per andare al mio letto e ci mettemmo seduti lì. Ridemmo per la figura che stavamo facendo.
-dov'eravamo rimasti?- disse lui sorridendo
-Fra, adesso no!- dissi per paura che Gio ci beccasse di nuovo.
-tranquilla, ho chiuso la porta.- disse, rassicurandomi. Mi mise una mano vicino all'orecchio e avvicinò di nuovo il mio volto al suo.  Rincominciammo a scambiarci teneri baci, poi mi fece sdraiare comoda sul letto. Non si sdraiò con me, ma si mise seduto vicino alla mia testa.
-dove dobbiamo andare?- disse, riportandomi per un attimo alla realtà.  Mi ricordai di aver detto a Giovanni che saremmo usciti.
-anche il cesso per me va bene, basta che ci sei tu con me.- dissi.
-ma quanto sei gentile.- disse lui ridendo, poi si piegò ed io lo attirai a me per il collo. -ti desidero. Di nuovo.- gli sussurrai un attimo prima che mi baciasse.
-anch'io, tu non sai quanto. Ma forse sarebbe meglio non esagerare.-
-ops. Forse hai ragione... sembro una maniaca,vero? Scusami...-
-di cosa ti scusi? Non sembri affatto una maniaca, sei solo una ragazza che desidera il suo ragazzo, è normale. Ieri hai, anzi abbiamo provato questa nuova esperienza e adesso sembra che non possiamo farne a meno.- spiegò.  "Abbiamo provato una nuova esperienza" non dirmi che...
-scusa un attimo..- dissi alzandomi sui gomiti: -eri vergine anche tu?-. 
-no. La mia prima volta é stata uno schifo.  Mi sono stupito molto ieri infatti.- disse.
-ah. Di cosa ti sei stupito precisamente?- chiesi. Avevo paura della risposta.
-che pur essendo inesperta mi hai fatto sognare.- mi sussurrò.   Non sapevo se prenderlo come un complimento o no.  -ieri è come se fosse stata la prima volta.  E ti giuro, è stata fantastica.- disse.
-anche per me, davvero.- dissi sorridendo.  Lo baciai di nuovo.  -si però ancora non abbiamo deciso dove andare...- gli ricordai.
-oggi mi pare che ho casa libera fino alle sette, oppure il parco, il centro commerciale...-
-fermo, fermo, stop. Casa tua è libera?  Io devo studiare e poi vorrei stare un pò con te... per me casa tua va più che bene.-
-si, anch'io devo studiare ma penso che sarà un pò difficile con te accanto.- disse sorridendo.
-ahh se non gradisci la mia presenza io me ne posso rimanere anche qui!- dissi, sapendo che non mi avrebbe lasciato a casa.
-ma non ci pensare nemmeno!  Inizia a prepararti, dai.  Prima andiamo, più tempo abbiamo per noi.- esclamò.  Giusta osservazione.  Mi alzai ed andai a preparare una borsa con i libri che mi servivano e il portafoglio con l'ipod. 
-pronta!- esclamai. Lui era ancora seduto sul mio letto che osservava i miei movimenti.  Appena scese dalle scalette gli saltai in braccio e lui mi sorresse per le gambe.  Poi ci avviammo verso casa sua, salutai Giovanni che ci guardava con aria sospetta.
Prendemmo l'autobus che fortunatamente arrivò subito, poi con due minuti a piedi eravamo sotto casa sua.  A casa come previsto non c'era nessuno, quindi eravamo soli.
-ed eccoci qua.- disse lui entrando in camera sua. -perchè non entri?- mi chiese quasi infastidito.
La sua camera era piccolina, c'era il letto matrimoniale, una scrivania, un armadio grande e qualche scaffale. E poi c'erano tante foto nostre attaccate al muro con il patafix. Mi sentivo a casa lì.  Prese una sedia dal soggiorno e mi ci fece sedere, davanti alla scrivania, vicino a lui.  Avevo da fare una versione di latino bella lunga.  Mi concentrai, anche se venivo distratta da Francesco, dal suo odore o da qualcosa che diceva, ed in 45 minuti finii tutto. Aspettai che finisse anche lui riportando la sedia in soggiorno, mettendo i panni sporchi che aveva in giro per la stanza nel catino in bagno, guardai alcune foto attaccate alla parete. Poi mi misi seduta sul letto.
Appena mi vide lì chiuse tutti i libri e si mise vicino a me.
-ti annoi?- mi chiese.
-no, in realtà no. Trovo sempre qualcosa da fare qui.  Tu hai finito?-
-si. Metto un pò di musica, va bene?-
-certo!-.  Partì "Incancellabile" di Laura Pausini, una delle mie canzoni preferite. Francesco si mise vicino a me e mi avvicinò a lui prendendomi per i fianchi. Appoggiai la testa sulla sua spalla, lui però si girò in modo da potermi guardare negli occhi. Il suo viso era di nuovo vertiginosamente vicino al mio.
-Claudia, io ti voglio. Adesso.- disse copiando la frase che io avevo detto un'ora prima quando eravamo sdraiati sul mio letto.
-anche io. Ora.- dissi e da lì partì una lunga serie di baci che sarebbe finita solo un'ora dopo.
Mi fece mettere di fronte a lui con le gambe arrorolate ai suoi fianchi, ed iniziò a baciarmi.  Dopo un pò, esitante, mise le mani sotto la mia maglietta, salendo  piano piano, fino a farla sparire da qualche parte in mezzo alla stanza. Feci la stessa cosa con lui e mano a mano rimanemmo senza niente addosso. E come la notte prima sentii il suo corpo caldo, il suo odore nella mia pelle, dentro di me. Ero felicissima. Una di quelle felicità che può darti solo la persona che ti ama davvero. Alle cinque ci addormentammo sotto le coperte abbracciati, felici.  Ci risvegliammo alle sei, un'ora prima che i suoi genitori rincasassero.  Mi svegliai io per prima, guardai l'ora e lo chiamai.
-Francé... dai sveglia.  I tuoi stanno per arrivare, non è il caso che ci vedano così. Dai alziamoci.-.  Ma lui rese le cose più complicate, mi fece rimettere giù e mi baciò di nuovo.  Stavolta, non sò come, lo bloccai.  Lui mi guardò con un sopracciglio alzato.
-ci dobbiamo lavare e dobbiamo rimettere a posto il casino che abbiamo fatto in una sola ora, prima che tornino i tuoi. Ti prego.- dissi dolcemente, facendogli gli occhi dolci. Presi il lenzuolo, mi ci avvolsi e mi alzai. Lui mi seguì in bagno. Facemmo una doccia insieme, increduli di averlo fatto di nuovo.  Eravamo felici. L'età è solo un numero. Se c'è l'amore c'è tutto.  Ed era vero.
Uscii per prima, mi asciugai i capelli e mi vestii.  Quando poi era pronto anche lui ci mettemmo a rifare il letto con delle lenzuola pulite. Le altre le avrei portate in lavanderia, avrebbe detto alla madre che erano due settimane e più che non gli rifaceva il letto e che quindi era ora di portarle a lavare.
-quella luce speciale che hai negli occhi, e quell'espressione felice l'ho già visti ieri sera.  Forse ho capito cosa te li fa venire.- disse lui guardandomi.
-se vuoi saperlo ce l'hai anche tu.- gli risposi con un sorriso.
Finimmo un pochino prima che i genitori arrivassero, quindi decisi di avviarmi per portare le lenzuola a lavare senza che la madre mi vedesse.
-va bene, ora devo andare.- gli dissi. Mi fece il labbro triste.  Lo baciai. -grazie.- gli dissi all'orecchio.
Poi uscii, ignorando il desiderio ardente di rimanere lì. 

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